* INFORM *

INFORM - N. 62 - 31 marzo 2003

Le critiche di Claudio Lizzola (CGIE/Forza Italia) al documento dell’Intercomites Canada

TORONTO - Ho ricevuto il documento sulla guerra in Iraq espresso dall’Intercomites del Canada e mi sento in dovere di fare alcune osservazioni. Il documento risulta firmato all’unanimità ma, mi chiedo: i diversi presidenti dei Comites che lo hanno firmato avevano una delega in tal senso dai membri dei rispettivi Comites? E se avevano la delega dei membri dei Comites, erano state tali deleghe firmate all’unanimità? In mancanza di delega o in presenza di una delega non unanime, ritengo poco democratico far passare un documento come espressione "unanime" dei rappresentanti istituzionali di oltre un milione e mezzo di cittadini italiani, eccetera, eccetera, come recita il documento stesso. Sarebbe quindi molto più corretto considerare il documento dell’Intercomites o illegittimo, in quanto uno o più dei firmatari erano sprovvisti di una delega specifica unanime o, quanto meno, riconoscere che il documento stesso non rappresenta l’intera comunità.

Quest’ultima soluzione eviterebbe, fra l’altro, che tutti quei nostri concittadini che non si riconoscono nel documento, di non riconoscersi anche nelle istituzioni che li rappresentano e cioè i Comites. Naturalmente non ho alcuna riserva nel considerare del tutto legittime le posizioni espresse dal documento. La mia obiezione è che non possono essere considerate unanimi, né possono essere presentate come tali.

Certo, la condanna nei confronti del regime di Saddam, l’esecrazione della guerra e il compianto per ogni vittima trova ogni persona civile in assoluta consonanza. Dove, a mio parere, il documento dell’Intercomites non può essere condiviso è quando chiede l’immediata cessazione di tutte le attività di guerra.

Ammettiamo per un momento che ciò si verifichi e che le truppe della coalizione si ritirino ordinatamente nei luoghi da dove sono partite. Per un’altra volta Saddam Hussein potrebbe giustamente proclamare di aver vinto: darebbe il via a nuovi massacri nei confronti delle popolazioni a Sud (che nelle zone già liberate dagli anglo-americani sono assolutamente terrorizzate dalla prospettiva di un suo ritorno, visto che furono già una volte abbandonate alla sua mercè nel 1991 con il conseguente eccidio di oltre 30.000 civili). Darebbe il via anche a nuovi massacri a Nord, dove le popolazioni curde, già sterminate dai gas del regime, si sono questa volta alzate in armi a fianco degli alleati. Non parliamo poi di altre sanguinose epurazioni nel suo esercito e fra i civili che la criminale fantasia di Saddam saprebbe certamente immaginare ed eseguire.

Che farebbero poi gli altri tiranni che insanguinano i loro paesi in tante regioni del globo? Si sentirebbero molto più tranquilli. Penserebbero, come certamente pensa Saddam, che l’opinione pubblica mondiale è con loro e che quindi va bene fare ciò che fanno: ammazzare impunemente il proprio popolo e, se capita, anche i popoli vicini. Non parliamo poi di cosa farebbe il fondamentalismo islamico! Se davvero l’America si fermasse e Saddam mantenesse il potere, sarebbe la dimostrazione che l’Occidente non è altro che una tigre di carta e che basterebbero un altro po’ di spallate (vedi terrorismo generalizzato) per abbatterlo.

Ciò che il mondo, invece, deve chiedere è che questa guerra finisca al più presto, con il minor numero possibile di vittime e con la vittoria della coalizione.

Se tutti insieme, abbandonando le ideologie, chiedessimo ciò, forse il regime di Saddam si renderebbe conto che il mondo non è in gran parte contro gli americani (e quindi con lui come erroneamente crede) ma contro di lui e forse si convincerebbe ad arrendersi o ad accettare un esilio che gli americani potrebbero facilmente essere persuasi a concedere. (Claudio Lizzola, membro del Comites di Toronto, rappresentante di Forza Italia presso il CGIE e Vice Presidente dell’associazione nazionale Azzurri nel Mondo)

Inform


Vai a: