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INFORM - N. 60 - 27 marzo 2003

La proposta di Dino Nardi (CGIE Svizzera): Comitati per la pace in tutto il mondo

ZURIGO - Già all’inizio dello scorso febbraio, quando la guerra all’Iraq non sembrava ancora imminente, ebbi modo di esprimere il mio pensiero su quell’eventualità dichiarandomi "pacifico ma non pacifista" e quindi non appartenente allo schieramento dei guerrafondai ma neppure a quello dei "senza se e senza ma" e. tanto meno, all’altro dei "Né-Né". Pur sostenendo le manifestazioni contro la guerra ed in particolare contro quelle preventive, manifestai, tuttavia, anche la necessità di essere a fianco delle Nazioni Unite qualora avessero ritenuto indispensabile un intervento militare in Iraq contro il criminale di Bagdad.

In questi giorni, dopo lo scoppio della guerra scatenata dagli Stati Uniti, insieme alla Gran Bretagna ed all’Australia, attraverso le agenzie di stampa, ho avuto modo di seguire le pacate prese di posizione che diversi colleghi del CGIE, primo tra tutti il segretario generale Franco Narducci, hanno ritenuto di esprimere rispetto a questo tragico evento. Ho dovuto anche sorbirmi, purtroppo, l’ennesime sguaiate invettive dei soliti noti che non riescono mai a motivare civilmente le loro posizioni e scelte se non offendendo ed affibbiando del comunista a tutti coloro che la pensano diversamente. Pazienza! Ma, a questo punto, mi sento tirato per le maniche e credo che sia giusto dover esprimere nuovamente la mia opinione (da socialista riformista) in merito a questa guerra ed altrettanto dovrebbero fare gli altri membri del CGIE, anche perché non credo che la prossima assemblea del Consiglio Generale possa esimersi da un suo pronunciamento.

Da parte mia, da amico degli Stati Uniti e pur continuando ad essere riconoscente al popolo americano per quanto hanno fatto, a suo tempo, per liberarci dal nazi-fascismo ed impedire che anche l’Italia finisse nell’orbita sovietica, ritengo che sia, comunque, pericolosissimo se non addirittura pazzesco condividere le decisioni di chi arrogantemente si erge a giustiziere del mondo come sta facendo l’amministrazione Bush, con i suoi alleati. Oggi, attaccando con una guerra "preventiva" l’ Iraq (ex amico ai tempi del conflitto Iraq/Iran) e, domani, chissà contro chi altri ancora e con quale altra motivazione. Un comportamento che non può essere giustificato neppure dalla tragedia delle torri gemelle dell’11 settembre.

Purtroppo, ormai, il dato è tratto e le vittime di questa guerra si stanno già contando a centinaia, se non a migliaia. Si è praticamente concretizzato lo scenario catastrofico di morte e distruzione paventato dalla rappresentante della UIM di Johannesburg Anna Maria Siani, l’ 8 marzo, nel suo messaggio di saluto in occasione della Festa delle Donne. Ma proprio per evitare ulteriori vittime tra i militari, e stragi di civili innocenti, è indispensabile non arrendersi e continuare, invece, a manifestare a favore della pace. Le Nazioni Unite, la diplomazia e la politica devono recuperare, alla svelta, il loro ruolo rendendo inoffensivo il criminale di Bagdad attraverso altre vie, facendo terminare al più presto questo terribile conflitto.

Per portare un contributo, sia pur piccolo, all’ottenimento di questo risultato ritengo, infine, opportuno lanciare un appello affinché in tutto il mondo i membri del Cgie e dei Comites, si attivino con le comunità italiane per costituire, laddove non esistano, dei Comitati per la Pace. In Svizzera, a Zurigo, questo è già avvenuto per iniziativa dell’associazionismo locale. (Dino Nardi. CGIE/Ital-Uil in Svizzera)

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