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INFORM - N. 59 - 26 marzo 2003

Informazione italiana in Germania: l’intervento di Vito D’Adamo (La Nuova Linea) al Convegno di Berlino

BERLINO - Sono trentadue anni, dacché vivo in Germania, e per altrettanti anni mi sono occupato di stampa, di comunicazione, d’informazione, di politica per i connazionali, battendoci la testa.

Sono giunto alla conclusione che d’informazione se ne faccia tanta, bene o male; parecchia, comunque, e nelle peggiori condizioni operative possibili, senza un attimo di respiro, privi di mezzi sufficienti a realizzare gli ideali per cui ci si batte, ricorrendo spesso all’improvvisazione con i derivati amatoriali, che talvolta ne conseguono; sfruttando il volontariato come unica risorsa, ricorrendovi e, insieme, giungendo al punto di respingerlo quale succedaneo alle manchevolezze dello Stato nelle circostanze, ove occorra agire al posto di chi dovrebbe e non provvede.

Si è, in ogni caso, sempre prodotto informazione, al di là, forse, del dovere, che c’imponeva di farlo. Non esiste pubblicazione per gli Italiani all’estero, edita in patria o fuori di essa, che si sia in tutti questi anni di stenta vita sottratta a quest’obbligo-missione.

Ma di quale informazione è discorso e a quali fini tesa?

L’informazione, rivolta a così vasta diaspora, deve necessariamente fondarsi su un disegno, specie in relazione dell’esercizio del voto all’estero per corrispondenza, cha allarga ad alcuni milioni di elettori, lontani dall’Italia ed isolati dalla cultura d’origine, la condivisione della vita socio-politica nazionale. La realizzazione di tale piano dovrà percorrere opposti tratti in andata e in ritorno.

Nel primo caso - dall’Italia in direzione dei connazionali all’estero - occorrerà predisporre interventi atti a potenziare ed affinare i mezzi destinati alla pubblica informazione, a cominciare dalla loro programmazione; e sostenere puntualmente i media in lingua italiana all’estero, con adeguati contributi finanziari, fornendo loro anche strumenti, che li pongano in condizione di operare per il miglioramento del prodotto e per una sua più larga diffusione, favorendola anche mediante l’uso del supporto telematico.

Nel secondo caso - dai connazionali all’estero verso l’Italia: ecco che si ripresenta l’irrisolto problema dell’informazione di ritorno - bisognerà accortamente favorire una programmazione, che evidenzi le notizie, fornite dalle comunità italiane all’estero. Si è auspicato che la Conferenza Permanente Stato-Regioni-Enti locali-CGIE potrebbe avocare a sé la copertura delle summenzionate richieste. Questa proposta ci trova consenzienti. Gli Italiani leggono poco e i connazionali, qui residenti, non fanno, purtroppo, eccezione. L’informazione, quando non tratti di sport, di argomenti leggeri, di cronaca nera o scandalistica, scade, quindi, al ruolo di accessorio noioso, fatta salva, beninteso, quella percentuale di irriducibili lettori, per tendenza, per mestiere o per dovere.

Tale mancanza d’interesse per l’informazione non è solo dovuta ad un fattore genetico; alla dispersione territoriale; alla scarsa o nulla istruzione di taluni connazionali; alla mai avuta dimestichezza con l’italiano corrente, alla sminuita capacità o alla perduta facoltà di comprenderlo per uso frequente o esclusivo della lingua tedesca; al rifiuto di prendere in considerazione scritti non corrispondenti alle proprie tendenze di parte. L’indifferenza del connazionale nei riguardi dell’informazione è anche - forse soprattutto - da rapportarsi ai risultati di un’annosa assenza dello Stato nei confronti dei concittadini emigrati. Costoro, in gran parte, respingono ogni cosa che considerino proveniente da altre sfere, atta a turbare il loro orgoglio di abbandonati. I risultati della recente inchiesta sull’aggiornamento dell’anagrafe consolare e sul voto all’estero sono sintomatici delle motivazioni di rifiuto, su descritte. Altro fattore indicativo: l’abbiamo appreso nel corso del Convegno, tenuto alcuni anni fa a Berlino. In Germania il "Corriere della Sera" e "La Repubblica", due dei quotidiani più prestigiosi e diffusi, vendono circa 3000 copie giornaliere su una presenza italiana valutata intorno ai settecentomila individui.

I tempi cambiano, fortunatamente, ed oggi si assiste ad un interesse mai finora provato nei riguardi dell’informazione, della cultura italiana all’estero, delle sue espressioni artistico-letterarie, dello stato di mantenimento ed evoluzione di essa - i concorsi letterari ad hoc fioriscono per ogni dove -. Contemporaneamente, si procede a realizzare raccolte di reperti e documenti dell’emigrazione - locali, regionali, nazionali - e mi allaccio alla circolare dell’Ambasciata d’Italia a Berlino a firma del Consigliere Romano su una consimile iniziativa, alla quale mi riprometto di rispondere. Non solo, ma con geniale intuizione, un vero colpo di mano, si progetta di proporre l’italiano quale lingua di cultura, espressiva, bella, armoniosa, come, in effetti, è, e molto gradita all’estero, necessario tramite per gli scambi commerciali e turistici. Si aprono audaci orizzonti, volando di là dal fattore d’apprendimento scolastico ed accademico, prospettandosi l’italiano come temibile rivale delle tradizionali lingue a diffusione internazionale. Un ulteriore miracolo all’italiana, che – spero vivamente – abbia serio seguito, non abbia a sgonfiarsi per via, e mi ricollego all’intervento del Consigliere Perico.

Su tale scia, bisogna immettere una nuova politica dell’informazione all’estero, adottandola a sostegno e copertura di tale progetto, ponendo seriamente i mass media, operanti in tale sede, in condizione di operare efficacemente a favore dei connazionali in Italia e fuori, degli oriundi, degli estimatori, degli imprenditori, della classe commerciale, dei ricercatori, degli studiosi, degli amici della nostra Nazione.

I tempi sono maturi, dunque. L’allargamento dell’Unione Europea (si spera vivamente che gli avvenimenti in corso non siano forieri di calamitose dissociazioni); il voto all’estero; la doppia cittadinanza con le sue ancora imprevedibili conseguenze; le possibilità del voto attivo e passivo per le elezioni comunali e provinciali per i cittadini dell’Unione; il trapasso generazionale, che lascia in eredità larga messe di soggetti, ben preparati in ogni grado di studio e specializzazione; la libera circolazione, sono tutte conquiste che non bisogna sprecare e che occorre sfruttare e propagandare al massimo.

Da qui s’apre un ruolo nuovo per i mass media, bisognosi di una politica d’appoggio da parte delle istituzioni nazionali, per un non marginale sostegno della nuova svolta politica, cui s’è accennato; e molto sinteticamente mi rifaccio a quanto affermato dall’Ambasciatore in apertura.

In Germania si è teso finora a focalizzare l’informazione unicamente su taluni periodici o trasmittenti, che per quanto conosciuti e presenti da lungo tempo, non possono certo essere rappresentativi del complesso delle pubblicazioni, cartacee e telematiche, qui edite e diffuse. Dall’aggregazione di tali componenti sorse tempo fa un’associazione, retta dai direttamente interessati, autoproclamatesi non ricordo più bene, se "Saggi" o "Savi", al fine del perseguimento di particolari scopi, non del tutto condivisi dall’assemblea degli aderenti: il Mediaclub

Non si potrebbe disconoscere, tuttavia, la positività del tentativo, avviato dal Mediaclub - presente massicciamente in questo convegno, organizzato dall’Ambasciata d’Italia in sinergia con tale organismo – se fosse teso a riunire i media italiani in Germania. Ed a questo punto s’è nutrito speranza di superamento del vizio tutto nostrano di metterci gli uni contro gli altri. La costituzione di detto Club sarebbe dovuto avvenire in modo del tutto democratico. Era nato, in effetti, come un circolo esclusivo, composto di membri di prima categoria e da membri di seconda classe, e non avremmo mai voluto fosse così. Sollecitato ad un cambiamento in direzione democratica da varie parti e diverse volte, ora, ci assicurano, finalmente tale associazione avrebbe cambiato indirizzo e statuto e lo attendiamo alla prova. Sarebbe opportuno superare le prime impressioni, i primi contrasti, pur duri ad estinguersi. Sediamoci e discutiamo, allora, nel rispetto delle opinioni di ciascuno e nella persuasione di combattere tutti su di un unico fronte per condurre i connazionali a vedere nell’informazione un loro diritto, che è anche un nostro dovere. Questa è una battaglia di civiltà, cui a nessuno è dato sottrarsi.

Tutta l’azione della stampa serve a ben poco se non si raggiunge quell’unicità d’intenti, che consenta agli operatori di programmare e svolgere il loro lavoro organicamente.

(Vito d’Adamo, La Nuova Linea-de.it.press/Inform)


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