* INFORM *

INFORM - N. 57 - 24 marzo 2003

Attacco all’Iraq - Silvana Mangione: "aggiungo anch'io la mia voce"

NEW YORK - Mi ripugna la guerra. Mi ripugna la pena di morte. Mi ripugnano i bombardamenti. Mi ripugna l’11 settembre. Mi ripugna la vendetta (non la punizione legittima, in processi aperti agli occhi del mondo). Mi ripugna l’infliggere la morte, a chiunque, attraverso qualsiasi tipo di armi. Mi ripugnano le democrazie che ridicolizzano le opinioni diverse da quelle della maggioranza al potere e non rispettano le idee di chi ritrova la via delle manifestazioni e degli appelli e delle dichiarazioni per la pace, anche quando la pace è stata uccisa insieme ai giovani che la devono difendere facendo la guerra.

Chiedere la pace non e` mai un esercizio inutile. Mi ripugna l’incapacità del mondo a trovare i modi della pace, che non possono realizzarsi se prevalgono le comode alleanze del momento che si trasformano nei nemici del futuro. Mi spaventa la Dottrina del «pre-emptive strike», l’attacco preventivo, deciso unilateralmente o quasi, il «quasi» reso possibile dai servilismi economico-politici dei vetero- o neo-procacciatori di prestigio e di visibilità globalizzata.

Mi spaventa la definizione della Dottrina dell’attacco preventivo: «Nel XXI secolo noi e i nostri amici siamo l’ultimo baluardo per la difesa del genere umano e accettiamo questa responsabilità. La libertà non è una cosa americana: è il regalo di Dio all’umanità. Che Dio ci guidi e continui a benedire gli USA» (George W. Bush, 28 gennaio 2003). «Per la pace del mondo, per il bene e la libertà del popolo iracheno dò l’ordine di realizzare l’Operazione Libertà Irachena. Che Dio benedica le truppe» (George W. Bush, 19 marzo 2003).

Questo mi spaventa. E mi chiedo: dopo l’Iraq, chi? E con chi? E perché? (Silvana Mangione*-Inform)

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* Silvana Mangione (CGIE USA) fa seguire alla firma queste parole: "a nome mio e delle mie opinioni, con la preghiera a tutti di firmarsi come singoli individui, senza l’indicazione di cariche e di implicite rappresentanze di organismi che hanno il dovere morale di esprimersi formalmente, ma non l’hanno ancora fatto".


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