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INFORM - N. 57 - 24 marzo 2003

Attacco all’Iraq - La risposta di Claudio Lizzola a Franco Narducci: "guerra giusta"

TORONTO - Parafrasando l’amico Narducci, anche io leggo con "sgomento e costernazione" la sua nota pubblicata dall’Inform di oggi. (vedi Inform n. 56, ndr).

Personalmente apprezzo e rispetto, anche se non condivido, i sentimenti pacifisti di tanta parte dell’umanità ma mi pare irresponsabile che il segretario generale del CGIE accusi gli Stati Uniti "...di atti unilaterali che distruggono l’unico fondamento possibile per un mondo più sicuro." non precisando, peraltro, a quale fondamento egli si riferisca.

E’ un’accusa a senso unico che ignora i misfatti del regime di Saddam, le innumerevoli risoluzioni dell’ONU rimaste ignorate, i dodici anni che il rais ha avuto per aderire alle condizioni dettate dall’ONU al momento del cessate il fuoco nel 1991 e, infine, il rifiuto del dittatore di accettare un esilio che sarebbe stato benvenuto a tutto il mondo e al suo stesso Paese che egli ha oppresso per un trentennio, preferendo ottusamente rischiarne la distruzione nella stupida illusione di preservare il suo regno del terrore.

Non so quale sia stata la posizione di Narducci quando la NATO, senza nessuna approvazione dell’ONU (che non sarebbe mai venuta in quanto sotto veto da parte della Russia), ha attaccato il regime di Milosevich.

Per chi non ha paraocchi ideologici, è stato giusto allora come è giusta la guerra di oggi che, tra l’altro, suona un campanello d’allarme nelle orecchie dei troppi dittatori che purtroppo insanguinano così tante regioni del globo nell’indifferenza di tutti.

Al contrario, se anche gli Stati Uniti avessero assunto lo stesso atteggiamento inane e inutilmente dilatorio dell’ONU, Saddam e tutti gli altri dittatori ed aspiranti tali, avrebbero concluso (come in realtà, grazie ai pacifisti, hanno concluso) che il mondo li accetta e li lascia fare.

Dicendo ciò non auspico, ovviamente, nuove guerre. Vorrei però vivere in una società che ovunque promuove incessantemente ed efficacemente la libertà e la democrazia (quella vera, non quella che predicava il comunismo) perché queste, sì, sono le uniche fondamenta possibili per un mondo più sicuro.

Se i pacifisti sostituissero i loro slogan con la parola libertà, sarei il primo nei loro cortei. (Claudio Lizzola, (membro del CGIE e Vice Presidente dell’Associazione Azzurri nel Mondo)

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