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INFORM - N. 57 - 24 marzo 2003

L'epopea trentina in Transilvania in un racconto lungo 150 anni

Presentato all'Accademia di Romania il libro "Sulle ali di una rondine. Storie di migrazione"

ROMA - E' stato presentato a Roma, presso la sede dell'Accademia di Romania, il libro dal titolo "Sulle ali di una rondine. Storie di migrazione". Un interessante volume, scritto da Marco Felicetti e Renato Francescotti, che narra l'epopea dell'emigrazione trentina in Transilvania. Nel libro, realizzato con il patrocinio della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, della Provincia Autonoma di Trento, del Comune di Predazzo e con la collaborazione dell'Associazione Trentini nel Mondo, vengono infatti illustrate le vicissitudini della colonia di 60 emigrati predazzani che nel lontano 1851 abbandonarono le loro case e gli affetti più cari per raggiungere, a piedi e con mezzi di fortuna, la Transilvania. Per la stesura dell'opera, il libro è diviso in due parti e contiene un'appendice con i numeri, i nomi e le destinazioni dell'emigrazione predazzana tra il 1851 ed il 1900, gli autori hanno utilizzato una preziosa memoria storica redatta da Don Lorenzo Felicetti nel 1908 in occasione delle nozze d'oro di due anziani trentini che avevano vissuto in prima persona questa difficile esperienza migratoria.

All'incontro hanno assistito anche il nuovo Ambasciatore d’Italia in Romania Stefano Ronca ed il portavoce del Ministero degli Italiani nel mondo Nicolini. Il direttore dell'Accademia Dan Eugen Pineta, dopo aver ricordato la diffusa presenza di oriundi italiani in Romania, ha auspicato che i futuri incontri all'Accademia sui nostri connazionali nel mondo possano essere patrocinati dal Ministro Tremaglia. Ha poi evidenziato quanto l'analisi di questa testimonianza storica sia essenziale per la comprensione, anche in vista del futuro allargamento dell'Unione Europea, delle dinamiche dei flussi migratori che oggi giungono in Italia dai Paesi dell'Est europeo.

Ha poi preso la parola il Presidente dell'Associazione Trentini nel mondo Ferruccio Pisoni che ha ricordato come questa vicenda sia stata resa nota per la prima volta in occasione della Festa provinciale dell'emigrazione di due anni fa. Da allora molte cose sono cambiate ed oggi il rapporto tra l'Associazione ed i circoli trentini in Romania (ogni anno molti oriundi trentini tornano nella terra d'origine per la raccolta delle mele) si è sicuramente rinsaldato.

"L'importante - ha commentato l'on. Pisoni rispondendo ad una nostra domanda sui positivi risultati ottenuti dai Trentini nel mondo - è che alla base del fenomeno migratorio vi sia una preparazione, ad esempio la conoscenza della lingua, la capacità professionale e l'attitudine a confrontarsi con gli altri, che consenta agli emigrati di non rimanere emarginati rispetto al contesto d'accoglienza. Se vi è questa attitudine allora anche l'esperienza migratoria più dura può arricchire lo spirito. Nel Trentino - ha proseguito il Presidente dell'Associazione illustrando i pregi e le qualità che hanno caratterizzato la diaspora dei trentini all'estero - abbiamo attraversato diverse e difficili fasi migratorie. Ma nonostante questo abbiamo sempre conservato in modo marcato la nostra cultura e le nostre tradizioni. Un esempio classico di tutto ciò lo troviamo in alcune zone del Brasile dove si sono recati i nostri corregionali. In quei luoghi si sono infatti conservate, altre alla lingua, le nostre doti di laboriosità imprenditoriale e di fedeltà al lavoro".

Dopo il breve saluto del Presidente del Consiglio comunale di Predazzo Bruno Bosin volto ad evidenziare la complessità del lavoro di ricerca che ha portato alla stesura del libro, è infine intervenuto l'autore dell'opera Renzo Francescotti "Proprio perché si sapeva così poco di questa emigrazione del secolo scorso - ha commentato lo scrittore che ha pubblicato oltre quaranta libri di prosa e poesia in italiano e dialetto - abbiamo deciso, insieme all'Amministrazione di Predazzo, di avviare questa indagine. La prima parte del libro parla della storia e delle vicissitudini dei trentini in questa area geografica. Dalla seconda parte dell'opera emerge invece la straordinaria vicenda dei predazzani che emigrano con un contratto di lavoro di due anni in Transilvania. Una vera e propria epopea, fatta di rientri e nuove partenze, che porterà i nostri connazionali fino a Budapest dove edificheranno strade e ponti.

I predazzani - ha spiegato Francescotti dopo aver ricordato come a tutt'oggi nella valle di Bihor siano presenti oltre 400 aziende italiane - hanno operato in condizioni abbastanza favorevoli. Essi, oltre ad avere sottoscritto un contratto biennale di lavoro, erano infatti cittadini austroungarici e non incontrarono quindi alcuna difficoltà negli spostamenti tra due aree geografiche appartenenti all'Impero. I predazzani giunsero inoltre in un contesto d'accoglienza sociale, geografico e linguistico molto simile a quello di provenienza che esaltò le loro capacità specialistiche e professionali. Per queste ragioni, nonostante alcune drammatiche vicende e morti sul lavoro, molti nostri corregionali riuscirono a superare con successo questa difficile esperienza migratoria". (Goffredo Morgia-Inform)


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