Franco Narducci, Segretario Generale del CGIE, sull’attacco all’Iraq: "una guerra unilaterale contro la volontà dell’ONU"

ZURIGO - Un profondo sentimento di costernazione e di impotenza ha accompagnato le notizie dell'attacco missilistico americano, che ha segnato il primo giorno di guerra in Irak. Il senso d'impotenza non ha potuto spegnere, ad ogni modo, i sentimenti d'irritazione verso gli Stati Uniti d'America, che con questo atto unilaterale distruggono l'unico fondamento possibile per un mondo più sicuro.

Diecine, forse centinaia di migliaia di persone innocenti moriranno in questa guerra. E diecine di migliaia di famiglie perderanno uomini e donne, i padri e le madri, i loro bambini. E tutto ciò accade senza la minima prova plausibile che l'Irak costituisce una minaccia per il resto dell'umanità.

Come uomini, come cristiani, dobbiamo chiedere ad alta voce e lottare affinché tanto dispiegamento di forze sia messo indistintamente al servizio della pace e non della guerra. Affinché cresca con vigore l'impegno per meno ingiustizie, meno povertà, meno distruzione dell'ambiente, meno oppressioni, meno armi, meno violenza. Non possiamo alimentare i pericoli che portarono agli orrori del secolo scorso. Non dobbiamo spingere indietro le lancette della storia.

Invece di produrre un impegno alto al servizio della pace, sicuramente dispendioso, arduo e meno glorioso, gli Stati Uniti d'America hanno optato per l'uso della forza, per la legge del più forte. Con la guerra unilaterale contro la volontà dell'ONU, gli Stati Uniti non hanno violato soltanto il diritto internazionale e i diritti degli Stati. Agendo contro la volontà di una grandissima parte della popolazione mondiale, gli Stati Uniti d'America mettono in pericolo le basi fondamentali per una vita in pace, per la fiducia e il rispetto reciproco. (Franco Narducci, Segretario Generale del CGIE)

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