* INFORM *

INFORM - N. 54 - 19 marzo 2003

RASSEGNA STAMPA

Secolo d’Italia, 19 marzo 2003

"L’Onu può ancora "tornare in gioco"

Intervista al Sottosegretario agli Affari Esteri Alfredo Mantica

«Gli Stati Uniti hanno fatto la scelta d’intervenire senza nuove risoluzioni dell’Onu in un quadro discutibile dal punto di vista politico ma giuridicamente legittimato dalla 1441 e dalle mozioni precedenti, la 678 e la 687». Il sottosegretario Alfredo Mantica parte subito all’attacco. Quelle polemiche sulla legittimità dell’azione militare vanno stroncate sul nascere: la 678, infatti, autorizzò l’attacco a Saddam ai tempi di Bush senior, la 687 impose all’Iraq, già nel ’91, di disintegrare le armi di distruzione di massa. La 1441, infine, evidenziava che ancora esistevano armi di distruzione di massa e quindi imponeva al dittatore iracheno di adeguarsi.

D. Perché è una scelta politicamente discutibile?

R. «Perché si tratta di un’azione di polizia internazionale, che comunque si configura come una guerra senza l’approvazione della comunità internazionale. La conseguenza è che gli Stati Uniti si assumono in prima persona la responsabilità storica dell’intervento, assieme alla Spagna e all’Inghilterra».

D. E la posizione del governo italiano?

R. «Ci siamo sempre battuti per mantenere la compattezza, a partire dal documento del 17 febbraio firmato con gli alleati europei in cui si sosteneva la necessità dell’approvazione dell’Onu e di una seconda risoluzione. Abbiamo operato fino all’ultimo, nonostante la frattura tra Francia e Stati Uniti, perché in ogni caso, in sede di Consiglio di sicurezza dell’Onu, si arrivasse a una soluzione con il più ampio consenso possibile e non ci fosse il veto esercitato da Parigi».

D. Ma la situazione è precipitata...

R. «Non si è giunti al risultato per il quale abbiamo lavorato intensamente per un mese intero. I contrasti hanno finito per indebolire la posizione dell’Europa e quindi la capacità di trattare con gli Usa, determinando la scelta isolazionista degli americani».

D. Ora è necessario ritrovare l’unità...

R. «Il governo italiano deve innanzitutto garantire l’alleanza atlantica e il rapporto con gli Stati Uniti. Questo si manifesterà attraverso la concessione agli americani dell’utilizzo delle loro basi e del sorvolo dei cieli, ossia quell’appoggio logistico che nemmeno Francia e Germania hanno negato. Noi andremo a discutere alle Camere, ma sarà un dibattito parlamentare sulle comunicazioni del governo. In merito alle basi, è bene puntualizzarlo, non ci sarebbe bisogno del voto, perché i trattati bilaterali sono ancora in vigore. Possiamo però tranquillamente ribadire che, per quanto riguarda l’attacco all’Iraq, l’Italia non darà né uomini né mezzi».

D. Bisogna ricucire anche i rapporti fra Stati Uniti ed Europa?

R. «È l’altro fronte su cui l’Italia è impegnata a lavorare: ricostituire quel minimo di unità europea che potrebbe manifestarsi proprio nel dopo-Saddam, nell’auspicio che siano le organizzazioni delle Nazioni Unite a gestire la transizione verso la libertà e la democrazia del popolo iracheno. Il nostro governo ha già dichiarato di essere pronto a fare la sua parte, come ha fatto in Afghanistan, nei Balcani e in tante altre realtà».

D. L’atteggiamento delle sinistre è contraddittorio...

R. «Fingono di non ricordare che già si sono verificate operazioni di polizia internazionale senza il sì dell’Onu. Un esempio è il Kosovo, dove non ci fu nessuna risoluzione perché allora fu la Russia a minacciare il veto. La verità è che le sinistre vogliono ricompattarsi attraverso la proposta di non concedere le basi o il sorvolo dello spazio aereo, una proposta che non è però in linea con il sistema di alleanze internazionali».

D. Si ha la sensazione che l’opinione pubblica non sappia chi è veramente Saddam Hussein, a causa della demagogia di certi pacifisti di maniera...

R. «È vero. Com’è altrettanto vero che resta la falsa convinzione che fossero gli ispettori a dover trovare le armi in Iraq mentre era Saddam a dover provare di averle distrutte. In più, da quando è cominciata la pressione militare americana e la pressione politica del mondo occidentale abbiamo scoperto missili che avevano portata superiore ai 150 km, aerei senza piloti, bidoni di antrace e bidoni di gas nervino. In sostanza il dittatore iracheno non aveva ottemperato alla risoluzione dell’Onu».

D. Quali sono i rischi di questa guerra?

R. «Sono quelli insiti in tutte le guerre. È ovvio che l’auspicio è che il conflitto duri pochissimo, che il popolo dell’Iraq abbia a soffrire i minori danni possibili e che si giunga a far nascere una vera democrazia. Poi ci sono i rischi del terrorismo, da tenere sempre presenti... »

D. E il mondo arabo?

R. «Non ha avuto la forza di trovare una soluzione diversa o di fare la pressione politico-militare necessaria per convincere Saddam a lasciare il potere. Questo perché c’è una debolezza, un’instabilità politica, con molti governi che soffrono di enormi problemi sul loro territorio». (Girolamo Fragalà)


Vai a: