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INFORM - N. 54 - 19 marzo 2003

L’informazione italiana nel mondo e il ruolo della Fusie

Vito D’Adamo (La Nuova Linea) intervista il presidente Domenico De Sossi

FRANCOFORTE - Si svolgeranno quest’anno le elezioni per il rinnovo dei COMITES - con la vecchia legge o con quella di riforma, purtroppo ancora da emanare - e del CGIE. Quale sarà l’azione della FUSIE, che consideriamo insostituibile sede di promozione e supporto della stampa italiana all’estero, a sostegno di tali eventi, considerata la scarsa cognizione, che gli elettori hanno degli organismi in parola e l’eventuale novità delle votazioni per corrispondenza?

R - Ringrazio innanzi tutto l’amico D’Adamo e "La Nuova Linea" per l’occasione che mi si offre di un contatto con una pubblicazione, giunta al suo ottavo anno, ben radicata in un contesto politico-culturale di grande rilievo, ed espressione di una comunità italiana in Germania particolarmente vivace e matura. Io, come responsabile attuale della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero (FUSIE), non posso non esprimere il più vivo apprezzamento per ogni giornale italiano che nasce all’estero, e l’augurio di fecondo lavoro, con l’assicurazione che la FUSIE, nei limiti delle sue competenze e delle sue possibilità, sosterrà con ogni mezzo la crescita, lo sviluppo, l’attività ed il riconoscimento di ogni nuovo strumento di comunicazione. Siamo convinti che la stampa italiana all’estero abbia ancora una funzione, ed un ruolo, da svolgere positivamente. E io lo dico con profonda consapevolezza, non certo per dovere istituzionale. Proprio il dibattito sulla riforma dei COMITES e del CGIE, che si trascina stancamente da lungo tempo, esige - dalla stampa italiana all’estero - un’azione di spinta, di approfondimento, di capacità di coinvolgimento di tutte le risorse presenti nelle nostre comunità, affinché la rappresentanza degli interessi dei cittadini italiani residenti all’estero diventi sempre più una presenza efficace, autorevole, rispettata e che possa incidere realmente nelle sedi istituzionali in cui si decide la politica che riguarda le nostre collettività all’estero.

Il fatto nuovo, rivoluzionario, della legge sull’esercizio del diritto di voto degli italiani all’estero, non è stato ancora pienamente compreso nelle sue possibilità e nelle sue potenzialità. La vita e la funzione dei COMITES e del CGIE dovranno essere sempre più permeate di questo spirito nuovo che la legge sul voto dovrà comportare: il riconoscimento totale di parità tra gli italiani residenti in Italia e quelli residenti all’estero.

È un percorso non facile, non da tutti condiviso, che si scontra con reticenze politiche, ipocrisie, ritardi culturali, lentezze burocratiche. Lo sforzo personale del Ministro Tremaglia non basta, anche se è certamente di eccezionale impegno, capacità e passione. Dobbiamo tutti contribuire, pur nella diversità legittima delle opzioni politiche ed ideologiche, ad uno sforzo comune per ridare - o forse dare - centralità ai problemi delle comunità italiane all’estero, da tutte le angolazioni possibili. Le contrapposizioni sono spesso necessarie ed utili, ma dobbiamo trovare un terreno comune che superi, ove non essenziale, la rigidità degli schieramenti, per uno slancio propositivo ed operativo che dia concretezza e rapidità ad una azione legislativa mirata sui problemi urgenti delle nostre comunità all’estero. In quest’ambito credo che i media italiani all’estero abbiano e debbano avere sempre più un ruolo insostituibile nel non sottacere, certo, le ragioni della critica e del dissenso; ma soprattutto nel riaffermare la volontà di ricercare percorsi condivisi di impegno.

Ma la stampa, per venire più propriamente alla domanda, ha doveri propri di informazione, di divulgazione, di comunicazione, su fatti rilevanti come il rinnovo delle rappresentanze, in sede locale e nazionale, degli interessi dei cittadini italiani all’estero.

E devono essere messi, i nostri giornali, le nostre emittenti radiofoniche, le altre forme di comunicazione innovativa, nelle condizioni più idonee per svolgere meglio questo ruolo.

La FUSIE cercherà nei prossimi giorni - appena rinnovati i nuovi vertici della Direzione Generale dell’Emigrazione del Ministero degli Affari Esteri e appena sarà operativo il Dipartimento degli Italiani nel Mondo - un incontro formale per chiedere anzitutto il rispetto del pluralismo più completo nel campo dell’informazione, soprattutto in riferimento ad alcune segnalazioni, comunque da verificare, di situazioni di discriminazioni o di paternalismo in alcune circoscrizioni consolari nell’acquisizione di spazi pubblicitari per campagne di divulgazione istituzionale. E poi, ancora, per dichiarare la disponibilità della FUSIE a collaborare a tutti i livelli con le autorità ministeriali, diplomatiche e consolari, a svolgere nel ruolo più adeguato questo necessario compito di informazione per i nostri cittadini, in particolare ora, sugli organismi di rappresentanza, sul dibattito politico generale, sulle procedure di elezione, sul loro lavoro, sui loro rapporti con la comunità, sulle correlazioni con le istituzioni nazionali e le realtà politiche, culturali e socio-economiche locali: è un ruolo di servizio e di garanzia che intenderemmo svolgere.

D - Si è discusso, durante l’ultima Assemblea del CGIE di un’informazione specializzata e delle forme d’aiuto, da concedere ai media italiani, editi in patria e all’estero per i connazionali, residenti oltrefrontiera, cui è seguito il piano di ripartizione dei contributi per la stampa italiana all’estero, varato in questi giorni dall’apposita Commissione. Qual è stata la posizione, assunta dalla FUSIE in relazione a quest’ultima seduta?

R - Il CGIE ha sempre con molta attenzione trattato dei problemi dell’informazione italiana all’estero, con apporti notevoli di esperienza e di intelligenza. In particolare, la Commissione per l’Informazione, con l’impegno personale del suo presidente, ha svolto una meritoria azione istituzionale a favore della nostra stampa. Conosciamo tutti le difficoltà che si sono riscontrate su questo argomento, e non credo sia il caso di dilungarsi in recriminazioni o lamentele. La FUSIE ha coerentemente proposto in questi venti anni una posizione di sostegno e di richiamo alla necessità di una presenza autorevole della stampa italiana all’estero e per l’estero, come veicolo insurrogabile di comunicazione e strumento democratico di crescita delle nostre comunità all’estero. I risultati non sempre sono stati pari all’impegno ed alla costanza dei responsabili della FUSIE. Sul tema dei contributi alla stampa italiana all’estero, l’attenzione dei governi nazionali non è stata certo lungimirante: per anni lo stanziamento relativo è stato di un miliardo all’anno, poi faticosamente portato a due miliardi. Solo nel 2000 è stato deciso normativamente un concreto aumento dello stanziamento - da due a quattro miliardi - a partire tuttavia dall’anno 2002 le cui effettiva erogazione dovrebbe verosimilmente aversi a metà 2004.

In questi giorni è in fase di registrazione il decreto che ripartisce - fra i circa 150 giornali ed agenzie - i due miliardi stanziati per l’anno 2001. Le procedure di concessione dei contributi sono defatiganti e lente, e il giudizio definitivo spetta ad una Commissione un po’ pletorica, la cui opinione è tuttavia limitata da un regolamento obsoleto e molto vincolante. In questa Commissione la FUSIE non è presente, essendovi ancora rappresentati anacronisticamente organismi associativi o poco operativi o inesistenti. Per la cordialità dei rapporti tra il CGIE, Commissione di Informazione, il suo presidente e la FUSIE, per l’impulso del Ministro per gli Italiani nel Mondo, On. Tremaglia, la Presidenza del Consiglio dei Ministri sta elaborando un nuovo Regolamento che dovrebbe semplificare le procedure e attualizzare la composizione della Commissione. Abbiamo ragione di credere che nella ripartizione dei quattro miliardi, concessi a suo tempo, la FUSIE sarà direttamente presente.

D - Ritiene, Presidente, che uno stanziamento di quattro miliardi a favore dei media per l’emigrazione sia veramente adeguato a fornire un sostanziale apporto alla copertura degli effettivi bisogni del settore?

R - È comunque ancora all’ordine del giorno il problema di un adeguamento più sostanzioso e significativo del contributo: i quattro miliardi sono effettivamente più un’erogazione assistenziale che un’agevolazione tecnico-economica per migliorare la qualità dell’informazione e la sua più penetrante diffusione.

Credo si debba essere legittimamente fiduciosi a riguardo, e rispettosi dell’impegno del Ministro, che ha confermato ufficialmente nell’ultima assemblea del CGIE, e precedentemente anche alla Presidenza della FUSIE, di aver avuto assicurazioni formali che lo stanziamento a favore della stampa italiana all’estero dovrebbe essere portato a dieci miliardi, con un miglioramento, quindi, effettivo e tangibile delle condizioni finanziarie dei nostro giornali.

Noi, e il CGIE, vigileremo comunque perché questo adeguamento sia approvato più rapidamente possibile e con decorrenza immediata, certamente dal 2003.

D - L’importanza di un’estesa ed onesta diffusione di notizie per gli Italiani all’estero è argomento ricorrente. Ricordiamo, tra l’altro, la campagna per l’informazione di ritorno, cui non è stato finora dato soddisfacente definizione; le iniziative dello scorso anno - e quelle antecedenti - svoltesi in varie nazioni. Con la partecipazione del MAE (DGIEPM); il recente intervento di Padre Luciano Segafreddo sulla funzione dei mass-media per gli Italiani nel mondo e l’opportunità di sviluppare al massimo l’identità italiana; gli scritti di giornalisti ed autori di varie tendenze sulla necessità di promuovere ed ampliare l’informazione per le comunità italiane all’estero e di diffondere la nostra lingua, anche in vista del conseguimento di finalità culturali e di mercato; ed altro si potrebbe aggiungere.

Quale la strategia dell’informazione, che la FUSIE vorrà promuovere, avanzando le proprie proposte tra quelle, testimoniate dai suddetti interventi e sollecitate nel corso dei raduni, promossi dai responsabili di varia collocazione politica e sociale?

R - Una domanda così bene articolata meriterebbe un’analisi adeguata e specifica. In questa sede mi limiterò a poche osservazioni. Anzitutto la FUSIE, a mio parere, risponde meglio ai suoi compiti istituzionali quanto più è rispettosa delle diverse "linee editoriali" che i giornali italiani all’estero esprimono. E per "linee editoriali" intendo la filosofia di fondo, le opinioni politiche, le appartenenze ideologiche, i valori religiosi ed etici di riferimento, i rapporti con le comunità locali e la cultura della terra di origine. Io penso che il ruolo della FUSIE sia soprattutto quello di accompagnare, promuovere, sollecitare i processi di sviluppo e di crescita della comunicazione; e in tal senso dovrebbe essere un ruolo di assistenza, sostegno, rappresentanza, riferimento unitario e centrale per tutte le occasioni di dibattito, approfondimento, confronto sulla necessità di una informazione circolare che privilegi la continuità di un rapporto culturale fra le due Italie. La "neutralità" ideologica della FUSIE sui temi dell’informazione impegna tuttavia l’organizzazione e i suoi aderenti ad uno sforzo sostenuto da forti motivazioni etiche, affinché la stampa, soprattutto quella di emigrazione, svolga appieno il suo servizio: informare, formare, comunicare, partecipare. Bisogna certamente, soprattutto in questa congiuntura politico-culturale, aiutare a trovare i motivi condivisi di una esperienza, quella migratoria, che oggi più di prima, in una società fortemente interetnica, aiuti a proporre modelli di convivenza più avanzati, più umani, autenticamente democratici: il modello cioè di una integrazione attiva che si può avere solo con un saldo legame con le radici morali, etiche, politiche e culturali della società di origine e una partecipazione piena alla realtà politico-culturale e socio-economica in cui si è inseriti.

La FUSIE lavorerà per questo, per accompagnare le testate, aderenti e non, in questi processi di crescita culturale e di penetrazione ideologica. E nei nostri prossimi incontri, avviata la fase della sopravvivenza e dell’autosufficienza organizzativa in una riunione del Comitato Direttivo che pensiamo di tenere in aprile, o in occasione dell’Assemblea del CGIE, o a lato del Convegno sul voto all’estero, proporremo, con la modifica dello Statuto, un esame a tutto campo, con ipotesi di lavoro, per garantire al meglio l’informazione circolare, con attenzione ai problemi dello status professionale, all’assistenza tecnico-legale, alla formazione professionale, alla questione dei finanziamenti, al problema del possibile riconoscimento associativo delle nuove forme di comunicazione, al contributo alla creazioni di associazioni della stampa italiana all’estero, sull’esempio di quelle esistenti, o di quelle in passato già sperimentate. E lo faremo ricercando le sinergie più idonee, senza provincialismi e senza esclusivismi organizzativi, per aiutare gli operatori dell’informazione italiana nel mondo a svolgere in modo più adeguato il loro ruolo istituzionale. In tal senso i protocolli d’intesa già firmati con l’USPI - Unione Stampa Periodica Italiana -, o da firmare, con l’Ordine dei giornalisti e la Federazione della Stampa Italiana sono un esempio di cooperazione istituzionale che intendiamo proseguire e valorizzare.

D - Una corretta distribuzione della pubblicità istituzionale potrebbe arrecare una boccata di ossigeno a molti periodici italiani, editi all’estero. Come avverrà la scelta delle testate, cui fornire tale pubblicità; come sarà strutturato il complesso delle relative operazioni r come si concreteranno nella procedura e nel tempo?

R - L’impossibilità di avere accesso alla pubblicità istituzionale è stato uno dei punti negativi che più hanno travagliato la vita dei nostri giornali, per il senso diffuso di discriminazione che esso comportava e di emarginazione politico-culturale cui le sedi istituzionali condannavano la nostra stampa, considerata "minore" e poco rilevante. Per battere questa odiosa situazione e per acquisire fonti ulteriori di finanziamento, la FUSIE, insieme alle altre organizzazioni operanti in emigrazione, ha svolto una ventennale campagna di protesta e di proposta. Proprio in questi giorni si è avuta una rilevante inversione di tendenza. Su impulso personale del Ministro Tremaglia - che desidero anche qui ringraziare calorosamente -, per la determinante opera del CGIE e della Commissione per l’informazione e del suo presidente, che parimenti ringrazio, per il rinnovato, silenzioso ma costante impegno della FUSIE, il Dipartimento per l’Editoria e l’Informazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha inserito i giornali italiani all’estero fra i fruitori delle campagne pubblicitarie governative.

Grazie anche alla sensibilità efficacemente dimostrata dal Capo del Dipartimento, prof. Masi, e degli altri dirigenti della Presidenza, è in atto l’acquisizione di spazi pubblicitari nei nostri giornali per la campagna di informazione sulla tossicodipendenza.

Io, come presidente di PUBLIFUSIE srl - la società appositamente costituita per queste operazioni -, ho firmato la relativa lettera-contratto che riguarda per ora solo i giornali editi all’estero. È stato un lavoro difficile e defaticante, veramente. Come è facile intuire, una delle difficoltà maggiori per poter avere pubblicità da un ente centrale stava anche nella frammentazione e dispersione delle testate, nella onerosità degli adempimenti burocratici, nella vischiosità dei rapporti contrattuali. La creazione di una Società esplicitamente rivolta alla acquisizione di pubblicità - privata e pubblica - per la stampa italiana all’estero, è stata la condizione preliminare e necessaria per presentarsi come legittimi e formalmente riconosciuti mediatori di pubblicità. La PUBLIFUSIE srl è una società autonoma, che ispira la sua attività ai fini istituzionali della FUSIE. Abbiamo contattato per quanto ci è stato possibile i giornali che si stampano all’estero. In base alle risposte avute, integrate dalle informazioni della Presidenza del Consiglio e da autonome proposte, abbiamo stilato un elenco, che non è certo esaustivo di tutte le testate.

Non abbiamo guardato ad orientamenti politici, né a adesioni organizzative: il nostro intendimento è quello di offrire, nel difficile momento che tutta la stampa italiana all’estero attraversa, con il massimo di trasparenza e di disponibilità, la possibilità di una fonte ulteriore, anche se minima, di finanziamento. È un esperimento che la FUSIE sta facendo, anche con sacrifici personali dei suoi dirigenti, per garantire condizioni e possibilità di sviluppo alle nostre testate in parità con gli altri giornali nazionali.

Sappiamo che una prima tappa, importante, sulla strada del pieno riconoscimento a tutti gli effetti della nostra stampa all’estero, e che noi intendiamo percorrere con altre iniziative - attuate da noi o in concorso con altri organismi - che risultino di effettivo sostegno ed assistenza a tutto il mondo delle informazioni all’estero senza tralasciare in un futuro, che speriamo non lontano, nemmeno la doverosa attenzione ad altre forme di comunicazione (radio, TV, portali telematici, ecc.).

Noi contiamo sulla comprensione dei nostri colleghi per le inevitabili mancanze e chiediamo fin da ora la loro collaborazione perché ci agevolino nel nostro lavoro e per inserire auspicabilmente tutte le testate nelle prossime campagne cui potremo partecipare. Contiamo altresì sulla sensibilità dei responsabili delle istituzioni nazionali, regionali e locali e sui dirigenti degli organismi culturali e socio-economici affinché tengano conto, nella programmazione della diffusione delle loro campagne pubblicitarie, di questa nuova realtà organizzativa - l’unica rivolta specificamente ai media italiani all’estero e per l’estero - che è PUBLIFUSIE.

Mi preme, infine, sottolineare che PUBLIFUSIE srl è, a tutti gli effetti, una società di servizi per la comunicazione, idonea e legittimata a proporre e a gestire tutte le iniziative nel campo della multimedialità: unico strumento innovativo e interdisciplinare di sostegno alle nostre testate e al servizio della informazione in Italica e all’estero. (Intervista a cura di Vito D’Adamo-La Nuova Linea, de.it.press/Inform)

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SCHEDA. Domenico De Sossi nasce nel 1933 a Vibo Valentia. Studi universitari a Messina e a Roma, dove si laurea in Giurisprudenza. Nel 1960 inizia la collaborazione con il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL); nel 1987 ne diviene dirigente e nel 1992 vice Segretario Generale con funzioni supplenti. Impegnato nel settore migratorio, è tra gli organizzatori della Seconda Conferenza Nazionale dell’Emigrazione e di quella per l’Immigrazione. 1998: entra a far parte del CGIE. È tra i relatori sull’informazione italiana all’estero nei convegni internazionali di New York e San Paolo. 1993/1998: Segretario Generale del CNEL. Pubblicista, giornalista e scrittore, pubblica per il Centro Studi del Ministero della Sanità un libro su "La tutela sanitaria del lavoro in Italia". Ricopre attualmente la carica di presidente della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero (FUSIE), e in tale veste il Presidente del Consiglio dei Ministri lo nomina rappresentante in seno al CGIE. De Sossi chiede ufficialmente l’ammissione alla Prima Commissione per l’Informazione e la Comunicazione dell’organismo.


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