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INFORM - N. 53 - 18 marzo 2003

Presentati gli emendamenti alla Convenzione europea. Martini: "Più poteri alle Regioni nella fase decisionale"

BRUXELLES - Rafforzare il ruolo delle Regioni nel processo decisionale europeo e nell’attuazione delle politiche comunitarie, consentendo al Comitato delle Regioni di ricorrere alla Corte di giustizia ogniqualvolta non venga tutelato il principio di sussidiarietà. Questo il senso degli emendamenti che i sei osservatori del Comitato delle Regioni hanno presentato il 18 marzo alla Convenzione europea. "Il testo attuale - ha detto il presidente della Toscana, Claudio Martini - è ancora troppo debole e rischia di lasciare inalterato il quadro istituzionale. Gli emendamenti che abbiamo presentato mirano a rafforzare il ruolo complessivo delle Regioni nella nuova Europa, esplicitando il ricorso a forme di consultazione nella fase di definizione delle politiche comunitarie. Non chiediamo di stravolgere il quadro istituzionale europeo, ma di prendere atto del fatto che ormai in molti paesi sono proprio le Regioni le destinatarie costituzionali dell’attuazione di tali politiche."

Martini si è soffermato sui meccanismi che potrebbero consentire il coinvolgimento nel processo legislativo europeo: "Si tratta - ha detto - di assicurare, nel rispetto delle singole Costituzioni nazionali, la partecipazione delle Regioni all’elaborazione della posizione che ciascun Stato membro porta poi in Consiglio: è questo il caso dell’Italia, della Spagna, del Belgio, della Germania e dell’Austria. Ma si tratta anche di controllare l’applicazione del principio di sussidiarietà, non solo nel rapporto Unione-Stati, ma anche in quello Unione-Stati-Regioni. In questo senso i nostri emendamenti prevedono un ruolo specifico per il Comitato delle Regioni, che dovrà essere consultato prima che le proposte di legge approdino in Parlamento e che potrà ricorrere alla Corte di giustizia ogniqualvolta tale principio non dovesse essere rispettato". Martini ha sottolineato l’esistenza di uno scarto tra l’interesse manifestato dai membri della Convenzione per un maggior coinvolgimento delle Regioni e la traduzione di queste aspirazioni nel testo attuale, in cui prevale una maggiore cautela. "Capisco - ha detto il presidente della Toscana - le preoccupazioni di chi intende preservare l’equilibrio del sistema rispetto alla complicazione che innegabilmente la presenza delle Regioni porterà. Ma sono anche convinto - ha concluso - che si tratta di una complicazione virtuosa, non perversa, che consentirà di mettere in circolo energie e capacità oggi non del tutto utilizzate, ma soprattutto di avvicinare l’Europa ai cittadini". (pr-Inform)


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