* INFORM *

INFORM - N. 53 - 18 marzo 2003

Da "Veneti nel Mondo"

Cittadinanza italiana più facile grazie alla Circolare 28/2002

Con l’introduzione del permesso di soggiorno per attesa cittadinanza i discendenti di italiani residenti all’estero possono rimanere in Italia sino alla conclusione dell’iter per il riconoscimento della cittadinanza italiana

Grazie a una circolare della Direzione Centrale per i Servizi Demografici del Ministero dell’Interno del 23 dicembre scorso, i discendenti di italiani residenti all’estero possono ora entrare in Italia con un permesso di soggiorno che, indipendentemente dalla durata e dal titolo con il quale viene concesso, permetterà loro di avviare più facilmente la procedura per il riconoscimento della cittadinanza "jure sanguinis". In particolare, di fronte alla recente crisi economica dell’Argentina, le richieste di cittadinanza italiana presentate da parte di discendenti d’italiani sono aumentate in modo considerevole. Sia per motivi di lavoro sia per legami parentali, il rientro in Italia è visto come una prospettiva interessante e un’opportunità per dare una svolta alla propria vita.

Le numerose domande di oriundi italiani avevano però rallentato in modo problematico i tempi con cui le autorità consolari all’estero potevano rispondere. Gli appuntamenti per iniziare le pratiche venivano fissati addirittura a distanza di un anno dalla data di presentazione della domanda. L’alternativa adottata da molti è stata, quindi, quella di avviare le pratiche di riconoscimento della cittadinanza direttamente in Italia.

L’iscrizione anagrafica nel comune italiano scelto come luogo di residenza è un requisito fondamentale per procedere al riconoscimento della cittadinanza. Prima dell’avvento della circolare, era necessario fare richiesta di un permesso di soggiorno possibilmente di lunga durata al fine di permettere la permanenza in Italia fino all’esaurimento della pratica. Questo riproponeva, però, il problema dell’insufficienza del permesso stesso, che era di breve durata, essendo previsto "per turismo". Ma grazie alla nuova disposizione, gli interessati, giunti in Italia con un breve permesso di soggiorno, possono fare richiesta di iscrizione anagrafica, ottenendo quindi la residenza. Entro un mese sarà poi possibile procedere alla domanda di riconoscimento della cittadinanza e chiedere la conversione del permesso di soggiorno, non ancora scaduto, per un permesso di soggiorno per attesa cittadinanza che consente la permanenza nel Paese fino al riconoscimento definitivo.

La circolare n.28 del 2002, che ha, dunque, lo scopo di garantire la parità di trattamento ai discendenti di italiani, evitando loro "disagi burocratici", è il risultato dell’impegno e dei reiterati interventi dei rappresentanti degli italiani residenti all’estero. Ricordiamo, ad esempio, la raccolta di firme promossa dall’Associazione "Italiani Nati all’Estero Esperanza" (Ainee) e l’azione della "Trentini nel mondo" a salvaguardia dei diritti degli italiani d’origine.

Va detto, però, che le misure adottate mirano a velocizzare l’iter delle pratiche, ma non risultano purtroppo funzionali di fronte agli ostacoli reali. I discendenti di italiani vengono sì autorizzati a soggiornare fino alla fine della procedura, potendo iscriversi al servizio sanitario nazionale ed esercitare i propri diritti alla pari dei cittadini italiani riconosciuti, ma sussistono delle incertezze sulle condizioni del rilascio del permesso di soggiorno in attesa di cittadinanza e sulle possibilità di accesso al lavoro, allo studio, all’assistenza, alla previdenza sociale e al ricongiungimento familiare.

Insomma, nell’applicazione concreta del provvedimento emergono delle gravi contraddizioni. "Ancor oggi emerge una evidente disparità di trattamento a svantaggio dei cittadini italiani di origine ma non ancora di passaportosostiene Lara Olivetti, della sezione di consulenza legale dell’Associazione Trentini nel mondo -. Risulta, infatti, che in alcune province italiane i titolari di permessi di soggiorno in attesa cittadinanza non siano ammessi al lavoro dagli uffici preposti al collocamento, anche su parere delle questure".

In verità, tali contraddizioni originano anche dal crescente numero di norme a favore dei discendenti di italiani che vogliono rientrare in Italia e che sono frutto di un costante impegno e attenzione delle Associazioni e delle Istituzioni per questo fenomeno manifestatosi negli ultimi anni. Vale la pena ricordare, a tal proposito, tra le numerose misure adottate, la circolare del 30 maggio 2002 che dispensa dal servizio di leva i giovani connazionali con un contratto di lavoro provenienti da gran parte del Sud America. Si tratta quindi, di rendere realmente fruibili queste disposizioni, superando quelle difficoltà applicative emerse dalla "prova sul campo". (Veronica Fincati-Veneti nel Mondo/Inform)


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