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INFORM - N. 52 - 17 marzo 2003

Quale sistema Italia?

Per Marco Fedi (CGIE) il sistema Italia da proporre all’estero "è ancora da costruire"

MELBOURNE - Nel linguaggio di chi si occupa di italiani nel mondo, la parola "sistema" trova un utilizzo sempre più frequente. Azione di sistema. Sistema Italia. La trasformazione, cioè, da una serie di interventi dello Stato centrale ad un "sistema", coordinato sia negli obiettivi da raggiungere che negli strumenti da utilizzare - con il concorso di soggetti istituzionali e non - teso a garantire la piena integrazione dei cittadini italiani nelle società di residenza ed il collegamento con l’Italia, per rafforzare gli scambi economici e commerciali, la diffusione di lingua e cultura italiane, il turismo e, più in generale, l’interesse verso l’Italia.

Questo sistema Italia, da proporre all’estero, è ancora da costruire. Sia nelle scelte politiche di fondo - non basta aver superato la questione del voto - che nella fase di coordinamento ed individuazione degli strumenti. Per molti versi assistiamo ad una pericolosa involuzione. Negli indirizzi politici fondamentali, la nuova tendenza è quella che vede l’italianità sempre meno legata ai processi d’integrazione. Pericoloso campanello d’allarme per un’italianità, invece, che prima vuole essere conosciuta, compresa ed apprezzata per il contributo che ha saputo dare alla crescita reciproca: dei Paesi di emigrazione/immigrazione e delle persone che oggi hanno un’identità composita e ricca, la cui definizione va ben oltre il tradizionale concetto di italianità.

Nella tutela delle persone: la tutela dei diritti fa parte del sistema Italia. Non possiamo più trascurare quest’aspetto. Non è possibile dimenticare che ancora oggi, per gli italiani all’estero, non sono applicate le stesse leggi. Non sono in vigore gli stessi criteri di trasparenza. Non sono adottate le stesse misure di efficienza. Altrimenti non si spiegherebbe come mai L’INPS sospende la trattazione di una pratica poiché un’altra amministrazione, un distretto militare, non ha inviato il foglio matricolare; o la ragione per cui il Ministero delle Finanze scrive, dopo ben 5 anni ad un pensionato in attesa di rimborso fiscale, per dire di non avere liquidità e dopo altri 6 anni non ha ancora inviato un centesimo di euro di rimborso; oppure la motivazione per cui una pensionata ottantenne, arrivata in Australia per raggiungere i figli, oggi residente in un centro per anziani, che ha sicuramente diritto all’aumento di maggiorazione sociale, che porterebbe la sua pensione ai famosi 516,46 euro al mese poiché non ha altri redditi, non ha visto nulla. Solo perché le sedi INPS hanno ignorato le domande di aumento per le pensioni in regime internazionale. Semplici episodi di malaamministrazione? Casi concreti e problemi urgenti da affrontare e risolvere prima di poter parlare di vero sistema Italia. Per quanto concerne la sfera dei diritti, la comunità d’Australia pone al primo posto, finora inascoltata, la questione della riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana.

Nei servizi: la rete consolare è inadeguata ed in alcune realtà stiamo tornando indietro ai tempi dell’inefficienza e delle tensioni con i cittadini utenti dei servizi. Basti pensare alle recenti operazioni di bonifica delle anagrafi consolari. Partite in ritardo. Ma non da sole. Accompagnate dall’opzione. In un mondo degli italiani all’estero perfetto avremmo avuto tre fasi: l’informazione, attraverso una campagna che non discriminasse i media di lingua italiana e puntasse al semplice aggiornamento delle posizioni anagrafiche informando contestualmente sulle novità introdotte dalla 459/2001; l’aggiornamento anagrafico, con una modulistica coordinata, ed almeno identica nello stesso Paese, e semplificata nella forma e nei contenuti; ed infine l’informazione legata all’esercizio del diritto di voto ed all’opzione. Dubito che l’invio in unico plico abbia facilitato la comprensione da parte dei cittadini, nonostante gli sforzi fatti da tutti. A monte di tutto ciò: risorse, potenziamento rete consolare, personale di ruolo da affiancare ai contrattisti. Sostenevo l’esigenza - e la sostengo ancora - dell’opzione per realizzare un vero elenco degli elettori. Questa andava fatta, però, per esercitare il voto in loco per corrispondenza, che è la vera novità oltre alla possibilità di eleggere propri rappresentanti: non risponde ad alcuna logica, infatti, esercitare un’opzione per un diritto che già abbiamo e che possiamo esercitare quando ci troviamo in Italia e che, di fatto, viene oggi limitato in un arco temporale regolato dalla legge. La responsabilità qui è tutta normativa.

Come spesso accade la mia logica non è quella di chi approva leggi e regolamenti! Evidentemente il mancato potenziamento della rete consolare, condizione essenziale per una reale operazione di bonifica dei dati dell’anagrafe, rappresenta l’ostacolo principale. Mi chiedo anche, considerata la premessa fatta, la motivazione per l'inclusione nel plico di aggiornamento anagrafico, di una scheda di opzione, non prevista dalla legge, che non illustra in maniera chiara le novità, tra cui l’abolizione dei rimborsi agli elettori per alcune delle spese di trasporto.

Nella rappresentanza: organismi quali i Comites da riformare e da valorizzare sempre. Considerarli come veri strumenti di partecipazione da far contare sempre più. Eletti anche in realtà come l’Australia. È possibile anche in Australia eleggere i Comites. Ne siamo sempre più convinti. Dobbiamo convincere chi non vuole le elezioni.

La questione del voto meritava qualche attenzione nella fase della definizione delle regole e della destinazione delle risorse. Attenzione concreta, non altre affermazioni di principio rispetto ad un diritto sancito per tre volte nella Costituzione, regolato da una legge ordinaria, approvato dal lavoro comune della maggioranza di centro sinistra e dell’opposizione nella trascorsa legislatura.

Nell’informazione: il diritto ad un’informazione pluralista, non "costruita" sulla base di progetti fumosi, risultante da un vero investimento nei confronti di chi fa informazione italiana all’estero, anche in lingua locale; il diritto ad una Rai International in grado di rispondere, in Australia come in Canada, alle esigenze della gente. Palinsesti definiti per tutte le aree del mondo e programmazione di qualità con risorse adeguate. La crisi della Rai, sia nella direzione politica ed organizzativa che nella programmazione, è evidente anche all’estero.

Nella diffusione di lingua e cultura: si torna a parlare di tagli senza affrontare il nodo della riforma della legge 153 nonostante le proposte di indirizzo presentate da Comites e Cgie.

Nella costruzione dei percorsi: le due Conferenze dell’emigrazione e la Prima Conferenza degli italiani nel mondo hanno fissato delle linee programmatiche che dovrebbero impegnare l’attuale maggioranza di governo. Non ritengo siano necessari altri convegni o conferenze: occorre creare le condizioni per un vero coordinamento e per far partire il sistema Italia. (Marco Fedi*-Inform)

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* Componente del Comitato di Presidenza del CGIE


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