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INFORM - N. 51 - 14 marzo 2003

Inchiesta in Germania su presente e progetti di futuro delle famiglie straniere

BERLINO - L’inchiesta rappresentativa sulla situazione dei lavoratori stranieri e delle loro famiglie, realizzata nel 2001 dal Ministero federale del lavoro tra turchi, greci, italiani e cittadini degli stati dell’ex Jugoslavia, rivela interessanti elementi sulla composizione dei nuclei famigliari e sui loro progetti per il futuro. Gli intervistati risultano in gran parte sposati (61% dei turchi, 54% degli jugoslavi, 51% dei greci e 49% degli italiani). Nel 90% dei casi il coniuge vive in Germania; dagli anni ’80 si assiste in effetti ad una crescita costante dei ricongiungimenti famigliari. Sia per quanto riguarda gli uomini che le donne delle nazionalità considerate c’è stato in vent’anni un forte aumento dei matrimoni con tedeschi; questa tendenza è in crescita nelle giovani generazioni.

Circa la metà degli intervistati ha uno o più figli. La stragrande maggioranza di questi vive in Germania e non nel paese di origine: per tutti i gruppi considerati la quota raggiunge o supera il 90%. Il 47,1% dei ragazzi turchi, il 42% degli jugoslavi, il 46,2% degli italiani e il 36,3% dei greci frequentano attualmente una scuola tedesca. Irrisorio è il numero dei genitori (sotto il 3%) che pensa di inviare i propri figli nel paese di origine per frequentare la scuola. In genere la maggioranza dei genitori utilizza in famiglia con i figli la lingua madre, di cui si ritiene che i ragazzi abbiano buone conoscenze. In tutte le nazionalità circa il 50% dei genitori desidererebbe per i figli una buona formazione scolastica (mittlere Reife); soprattutto i greci (47%) si attendono il raggiungimento della maturità. La stessa cosa vale per il 37% degli italiani e solo per il 27% degli jugoslavi e il 25% dei turchi. Mentre per più dell’80% dei genitori italiani, greci e jugoslavi il matrimonio dei figli con partner tedeschi è visto con favore, la percentuale tra i turchi è più bassa: il 60% se si tratta del figlio e il 55% nel caso della figlia. Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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