* INFORM *

INFORM - N. 49 - 12 marzo 2003

L’editoriale di "Corrispondenza Italia"

Pace, guerra e scenari demografico-migratori del 2050

ROMA - Mentre le Nazioni Unite sono al centro di tensioni che potrebbero anche portarle ad un infarto su temi estremi della pace e della guerra e sul fondamento stesso di quella parvenza di "ordine internazionale" che bene o male abbiamo conosciuto dopo la seconda guerra mondiale, è stato reso pubblico il Rapporto Onu di revisione 2002 delle previsioni demografiche mondiali, che ridisegna gli scenari dell’umanità fino al 2050.

E’ certamente curioso costatare le incongruenze e contraddizioni del nostro tempo, semplicemente mettendo fianco a fianco questi due soli elementi: la debolezza dell’Onu sulle questioni politico-strategiche vitali del pianeta; la precarietà delle sue stime anche in tema di previsioni demografiche. E difatti il nuovo rapporto abbassa sensibilmente il trend di crescita cosicché invece di calcolare la popolazione mondiale in 9,3 miliardi di persone com’era nel rapporto 2000, la si valuta in 8,9 miliardi, 400 milioni di persone in meno, sempre nel 2050. E ciò rispetto agli attuali 6,3 miliardi di persone di oggi.

Il fatto è che a sbagliare non è più il povero Tommaso Malthus, l’economista del settecento inglese che teorizzò una crescita della popolazione tendenzialmente sempre più veloce della crescita dei mezzi di sostentamento.

Quel dogma sociologico è stato da tempo sfatato grazie alla evoluzione esponenziale delle tecnologie, comprese le bio-tecnologie applicate alla produzione agricola. Ciò che invece ancora qualche decennio fa nessuno prevedeva era la nuova peste dell’Aids che falcerà 200 milioni di persone (gli altri 200 milioni in meno si dovranno al crollo del tasso di fertilità, a cominciare dalla mitica Cina dove si è già ora al di sotto del livello di rimpiazzo).

Ma non sono i possibili errori di previsione degli esperti del Palazzo di vetro, la materia su cui riflettere. E’ ovvio che la demografia è il dato finale di una serie di varianti che possono essere controllate solo con un costante monitoraggio di fattori culturali, sociologici, scientifici, morali, di costume, di organizzazione della produzione (oltre che sanitari) in continua dinamica: - l’urbanesimo del Terzo mondo e i figli che non rappresentano più una forza-lavoro per i campi; l’occupazione delle donne non solo in Occidente e nell’Estremo Oriente ma anche in paesi islamici che vanno dall’Iran al Marocco; - i movimenti migratori che determinano co-innesti e contaminazioni multiculturali di difficile prevedibilità.

Ciò che ci deve interpellare con maggiore urgenza è dunque la manifesta inadeguatezza degli strumenti di cui disponiamo per far fronte agli imprevisti della storia: si chiamino essi Saddam Hussein o Osama Bin Laden o si chiamino HIV o immissioni di anidride carbonica o naufragio di una petroliera sulle coste dell’Atlantico o desertificazione dell’Africa o dell’Amazzonia o buco dell’ozono in Antartide.

E’ questa inadeguatezza che determina l’angoscia di risposte dettate dall’escalation delle reciproche paure e la pulsione a chiudersi nella varie fortezze (per chi le ha o pensa di averle). Ed è qui che germina la antica tentazione dell’uso della forza come scorciatoia per tagliare i nodi della convivenza che invece vanno sciolti con le sfide pazienti e intelligenti della costruzione del consenso.

Eppure i problemi del mondo, a volerli guardare con occhi freddi e distaccati, sono estremamente più semplici di quanto non appaia. E qui traiamo, per concludere, dal rapporto dell’Onu un solo esempio di più immediata pertinenza per i problemi che seguiamo. Saranno "solo" 2 milioni ogni anno i migranti in tutto il mondo (100 milioni complessivi fino al 2050), mete principali gli Usa, la Germania, il Canada e la Gran Bretagna.

Quanto all’Italia, dovremmo far entrare 250 mila immigrati all’anno, per 50 anni, per mantenere un minimo di equilibrio e contrastare il declino non solo demografico ma anche economico-sociale. E pensare alle tempeste artificiali nei bicchieri d’acqua che siamo capaci di montare, per miopia, ignoranza e demagogia! (Corrispondenza Italia/Inform)


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