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INFORM - N. 49 - 12 marzo 2003

Primo Convegno Internazionale degli Scienziati Italiani nel Mondo

I lavori della seconda giornata. Marzano: "Solo con la creazione di nuovi centri di eccellenza potremo avere un relativo equilibrio tra ricercatori in partenza e in arrivo". La Loggia: "Punti di riferimento strategici a New York, Buenos Aires e Sydney"

ROMA - La seconda giornata del Convegno Internazionale degli Scienziati Italiani nel Mondo è stata dedicata all'approfondimento delle proposte e delle problematiche dei nostri ricercatori che operano in Europa, Africa, Australia e Sud America. Il dibattito si è aperto con l'intervento del Governatore del Lazio Francesco Storace che ha in primo luogo ribadito come anche le Regioni, sia pure con mezzi più limitati rispetto allo Stato, debbano attivarsi per creare un sistema che attragga i giovani scienziati. Il |Governatore ha poi ricordato come, lo scorso anno, dalla Regione sia stata approvata una specifica legge che agevola la ricerca e la sperimentazione di nuovi farmaci e sviluppa, anche attraverso lo stanziamento di appositi finanziamenti, concrete sinergie tra università, laboratori ed industrie farmaceutiche. Per p romuovere l'identità regionale sono stati inoltre recentemente istituiti, con il varo di specifiche leggi, sia l'Albo dei Laziali Illustri, una raccolta dei tanti nomi che si sono distinti all'estero in ambito culturale, storico, artistico, scientifico ed imprenditoriale, sia una Commissione che valorizzerà le storie dei grandi cittadini laziali nel mondo.

Ha poi preso la parola il Ministro per le Attività Produttive Antonio Marzano che, dopo aver ricordato la lenta evoluzione del nostro Paese da esportatore di manodopera a promotore della piccola e media impresa nel mondo, ha sottolineato come in realtà, nell'era della globalizzazione, la presenza dei ricercatori italiani all'estero debba essere valutata in maniera positiva. "E' bene - ha infatti evidenziato il Ministro ricordando l'esigua percentuale della cosi detta 'fuga di cervelli' e la necessità di tessere solidi rapporti tra la ricerca e l'impresa - che le nostre aziende e le nostre giovani menti vadano anche all'estero". Marzano ha poi sottolineato sia il positivo tasso d'innovazione dell'impresa italiana, una creatività che a volte supera la stessa media europea, sia l'alto numero dei ricercatori e dei brevetti italiani che appare in piena sintonia con la posizione d'eccellenza della nostra economia nel mondo. "Per risolvere il problema - ha concluso il Ministro - dovremo creare un relativo equilibrio tra i ricercatori che partono e quelli in arrivo. Per fare ciò, in un logica liberista, saranno necessarie nuove risorse e dovranno essere creati appositi centri di eccellenza che attraggano i ricercatori nel nostro Paese".

Il Ministro degli Affari Regionali Enrico La Loggia ha invece manifestato la volontà di creare al più presto dei strategici punti di riferimento per le nostre regioni a New York, Buenos Aires e Sidney. Tre "antenne" bidirezionali che assisteranno non soltanto i nostri connazionali all'estero che vorranno trovare occasioni di lavoro, sviluppo e ricerca con la collaborazione delle Regioni, ma gli italiani in Patria che avranno bisogno d'informazioni sul contesto locale. Dopo aver ricordato la preparazione di un'apposita riforma costituzionale che definirà le esatte competenze dello Stato e delle Regioni sulle varie fasi della ricerca scientifica, La Loggia ha annunciato la creazione di un grande progetto scientifico, aperto anche ai tanti ricercatori che lavorano all'estero, che, attraverso mirate rilevazioni geologiche, cercherà di definire la composizione della crosta terreste siciliana. In questo ambito verrà inoltre realizzato il "Politecnico del Mediterraneo Un'iniziativa culturale che metterà in sinergia i tre Atenei Siciliani con le Università del Nord Africa e del Medioriente.

Dopo l'indirizzo di saluto del Vice Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Guido Possa volto ad evidenziare l'importanza del processo di globalizzazione e l'opportunità di intraprendere un'iniziativa in grande stile di tutti gli enti preposti per favorire il rilancio della nostra ricerca, è intervenuto il Presidente del Comitato senatoriale per le questioni degli italiani all'estero Riccardo Minardo, che ha in primo luogo sottolineato la necessità di coinvolgere nella modernizzazione delle istituzioni anche la ricerca scientifica intesa come luogo di produzione di cultura. In questo ambito, secondo il Senatore di Forza Italia, i nostri ricercatori nel mondo, attraverso il linguaggio universale della scienza, potranno comunque svolgere un'importante opera di mediazione tra la società italiana sparsa nel mondo e la formidabili accelerazioni derivanti dai mutamenti e dalle nuove scoperte.

Dall'On. Giovanni Bianchi, il Presidente del Comitato per gli Italiani nel Mondo, è stato invece sottolineato come questo convegno, che pone in evidenza senza dimenticare i nostri connazionali che soffrono l'altra faccia dell'emigrazione italiana, rappresenti una tappa fondamentale verso la pienezza dei diritti, un percorso che è stato spianato dalla definitiva vittoria sul voto dei nostri connazionali all'estero. " Siamo corsi così avanti in tutti questi anni - ha precisato Bianchi evidenziando la tempestività di questo momento di riflessione - che dobbiamo sostare un attimo per consentire alle nostre anime di raggiungerci". Per il Presidente del Comitato, dopo questo momento della conoscenza, bisognerà però attivarsi per avviare quelle sinergie che consentiranno di coinvolgere i ricercatori italiani e stranieri in nuove iniziative di eccellenza e di grande respiro.

Dopo gli interventi istituzionali e politici dal Prof. Marco Londei, dell'Institute of Child Health di Londra, sono stati illustrati gli elementi caratterizzanti ed i metodi di ricerca del mondo accademico inglese. Un sistema estremamente selettivo, fondato sulla meritocrazia e sul controllo delle risorse erogate, che se da una parte, grazie alla responsabilizzazione del docente, ha eliminato il problema della baronia accademica ed ha portato a risultati concreti, dall'altra rischia di aumentare in maniera intollerabile il divario tra gli Atenei più importanti e le Università meno note.

Un problema molto diffuso in Italia, quello del clientelismo accademico, che nel corso del dibattito è stato sottolineato anche da Paolo Sassone Corsi dell'Istituto di Biologia Molecolare e Cellulare di Strasburgo. Il ricercatore, dopo aver espresso il suo disappunto per la mancata utilizzazione da parte del nostro Paese delle grandi risorse professionali degli scienziati italiani nel mondo, ha infatti auspicato sia un rapido superamento del baronato accademico italiano, che ormai quasi paralizza la ricerca, sia l'erogazione, a breve, medio e lungo termine, di nuovi e cospicui finanziamenti che consentano di reintrodurre in Italia una fattiva cultura scientifica.

Ma durante il dibattito è emerso anche il dramma delle nostre comunità che vivono e lavorano nei Paesi dell'America Latina. Il docente Carlos Callegari Valdiserra dell'Università di Valencia, dopo aver ricordato le tensioni sociali che attanagliano il Venezuela e che vedono in prima linea tanti italiani all'estero ed oriundi che occupano posizioni di rilievo nel campo della politica, dell'economia e della cultura, ha infatti evidenziato le tante pastoie burocratiche italiane che ancora oggi impediscono e rallentano l'afflusso ed il tirocinio dall'estero di giovani scienziati di talento. Diversa invece la valutazione del Prof. Fausto Livio Gratton dell'Istituto di Fisica del Plasma del CONICET che ha sottolineato la fruttuosa partecipazione dei giovani italiani e degli oriundi ai bandi concorso e alle borse di studio bilaterali ed ha posto in evidenza come a tutt'oggi la crisi economica Argentina si stia gradualmente stabilizzando. (Lorenzo Zita-Inform)


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