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INFORM - N. 48 - 11 marzo 2003

Presentate le " Anticipazioni" al Dossier Statistico Immigrazione 2003. Il punto sulla regolarizzazione: 2.395.000 gli stranieri presenti in Italia

ROMA - Alla vigilia del temuto attacco all’Iraq che scatenerebbe nuove ondate di profughi e richiedenti asilo destinate a toccare anche l’Italia, sono state presentate a Roma le "Anticipazioni" del Dossier Statistico Immigrazione 2003. Come ha sottolineato nell’introduzione il direttore della Caritas di Roma mons. Guerino Di Tora, il grande tema è quella della regolarizzazione dello scorso anno, seguita all’approvazione della legge Bossi-Fini e che è andata ben al di là delle previsioni facendo registrare 702.000 domande. L’attenzione è ora posta sui ritmi lentissimi di trattazione delle pratiche di regolarizzazione, che creano per gli immigrati problemi di difficile soluzione. Mons Di Tora ha posto l’accento anche sull’esigenza di salvaguardare la dignità dei lavoratori: molti di essi vengono licenziati perché con l’assunzione regolare viene a perdersi la convenienza legata al lavoro in nero.

Oltre allo stillicidio della procedure di regolarizzazione, a preoccupare è anche il ritardo nell’emanazione del regolamento di attuazione della nuova legge sull’immigrazione, che resta un "illustre sconosciuto", come ha sottolineato padre Bruno Mioli, il direttore della pastorale per gli immigrati stranieri della Fondazione Migrantes. Egli ha riferito sul Convegno nazionale di Castelgandolfo del 25-28 febbraio, dedicato alle migrazioni sotto il profilo strettamente ecclesiale e pastorale dell’evangelizzazione. Un argomento che sembrerebbe lontano dalle tematiche sociali se non si sapesse - hanno fatto osservare gli oltre seicento operatori pastorali presenti a Castelgandolfo - che l’evangelizzazione si accompagna ai servizi di prima e seconda accoglienza, servizi che spianano agli immigrati la strada alla piena integrazione nella società.

Tenuto conto delle regolarizzazione, la presenza straniera complessiva in Italia può essere stimata pari a 2.395.00 unità, con una incidenza del 4 per cento sulla popolazione residente. Al termine delle operazioni di regolarizzazione l’Italia si affiancherà alla Gran Bretagna (dopo Germania e Francia) al terzo posto nell’Unione Europea per numero di immigrati: è uno dei dati più significativi contenuti nelle anticipazioni del rapporto per il 2003, dati sui quali varrà la pena di tornare. Franco Pittau, coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione , ha detto che "la regolarizzazione è un atto di realismo che andava fatto", ma ha aggiunto che "il sistema Italia ha dimostrato ancora una volta di non saper programmare in modo efficace: programmare è meglio che regolarizzare". Da Pittau è venuto anche il suggerimento a far pagare subito i contributi senza aspettare che le pratiche siano evase: meglio non indurre in tentazione i datori di lavoro propensi troppo spesso a licenziare. In conclusione, adoperiamoci per facilitare le regolarizzazioni ma ricordiamoci che abbiamo strascichi di politica migratoria che non sono stati risolti. Come ha ricordato Aleksandr Hortodetsky della comunità ucraina, rappresentante del Progetto Equal sull’immagine degli immigrati in Italia, "l’immagine che viene fatta passare è ancora quella dell’immigrato uguale criminale, o almeno dell’immigrato furbo che non paga le tasse".

Alcune riserve sono state avanzate da Augustine Mahiga, delegato in Italia dell’Alto Commissario ONU per i rifugiati, rispetto ai due articoli sul diritto di asilo contenuti nella Bossi-Fini. Esse riguardano l’aspetto selettivo dell’appello contro il mancato accoglimento della richiesta di riconoscimento e la composizione della commissione per il riesame. Preoccupazioni il rappresentante dell’Acnur ha espresso per la situazione del Golfo: in caso di guerra ci sarebbe uno spostamento di popolazione all’interno dell’Iraq e verso i Paesi vicini, poi anche verso quelli più lontani. L’Alto Commissariato ha ipotizzato un cifra di 600 mila profughi e richiedenti asilo.

Sui numerosi problemi posti dalla nuova legge sull’immigrazione e dalla regolarizzazione seguita alla sua entrata in vigore ha tenuto un articolato intervento il direttore della Caritas Italiana mons. Vittorio Nozza. Ai numerosi quesiti posti ha cercato di rispondere il ministro per le Politiche europee Rocco Buttiglione che ha difesa l’attuale normativa sull’immigrazione, affermando di aver contribuito a fare di una legge, "nata con l’ideologia della chiusura", "una grande legge di accoglienza, severa ma giusta". Il contratto di lavoro è il perno della legge: chi viene in Italia ma non viene per lavorare è esposto al legittimo sospetto che venga per commettere reati o che possa cadere nelle mani della criminalità organizzata. Un perno, il "contratto di lavoro", che sarà difficile rimuovere anche perché risponde ad un concetto che si afferma sul piano europeo. Certo, resta il grosso problema della precarietà, c’è molta gente che lavora in nero. Ma la nuova legge rientra nella strategia di lotta al lavoro nero, che deve emergere sia nei confronti degli italiani che degli immigrati.

Sono condivise da Buttiglione le preoccupazioni sui tempi della regolarizzazione. Metà delle domande sono state presentate in dieci province, Roma e Milano in testa, e lì c’è davvero da preoccuparsi. Per l’altra metà delle pratiche il ministro ritiene che la valutazione di un anno per completare le procedure sia troppo generosa e che si possa concludere in tempi più brevi. Per la determinazione delle quote dell’annuale "decreto flussi", Buttiglione si è detto favorevole a trasferire alle Regioni la competenza in materia, nel quadro del federalismo. Così pure ha dichiarato di aver tentato di salvare l’istituto della sponsorizzazione, pur ammettendo che alcune obiezioni erano fondate perché più volte la sponsorizzazione sarebbe stata usata per aggirare la legge. Si può pensare ad un reinserimento, sia pure non immediato, della figura dello sponsor purché sia accompagnato da adeguate cautele, limitandolo a soggetti di particolare affidabilità e con adeguate garanzia.

Nel frattempo - ha concluso Buttiglione - cerchiamo di far funzionare la legge. Chi meglio della Caritas ha terminali nei Paesi di origine dell’emigrazione per portare lì la domanda di lavoro che viene dall’Italia? E per portare in tali Paesi corsi di formazione che aiutino i candidati all’emigrazione ad adattarsi al sistema Italia. (gc-Inform)


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