* INFORM *

INFORM - N. 48 - 11 marzo 2003

Primo Convegno Internazionale degli Scienziati Italiani nel mondo

Gli interventi dei Ministri Tremaglia e Frattini e dei Premi Nobel Montalcini e Rubbia. Fini: centri di eccellenza per attrarre i giovani.

ROMA - Acquisizione di nuove risorse, piena gestione dei progetti, massimo sostegno al lavoro dei giovani ricercatori, maggior coinvolgimento dei privati, introduzione del principio di meritocrazia e creazione di uno specifico comitato scientifico di consultazione. Queste in sintesi le principali richieste dei nostri ricercatori all'estero che sono emerse dalla prima giornata del Convegno Internazionale degli Scienziati Italiani nel mondo. Una lunga kermesse dibattimentale, sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, che è stata organizzata dal Ministro per gli Italiani nel mondo con la collaborazione del Ministero degli Affari Esteri, del MIUR e del Ministero della Salute. L'incontro, dopo il breve intervento introduttivo del Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Enrico Garaci volto a ricordare la necessità di favorire il radicamento in Italia di una cultura politica che sostenga la ricerca e consenta la creazione di centri di eccellenza che facciano tornare i nostri scienziati ed attraggano i ricercatori stranieri, si è aperto con l'indirizzo di saluto del Presidente del CNR Lucio Bianco che ha in primo luogo evidenziato come a tutt'oggi siano fattibili, non tanto ritorni in massa dei nostri "cervelli in fuga", quanto iniziative telematiche che consentano un costante e concreto collegamento con gli scienziati che lavorano all'estero. In questo ambito dovrebbero inoltre essere creati sia nuovi presupposti lavorativi per i giovani ricercatori italiani che intraprendono questa difficile carriera - secondo Bianco il recente blocco delle assunzioni deciso dal Governo non favorisce certamente la categoria - sia specifici incentivi che attraggano gli scienziati stranieri nel nostro Paese.

Ha poi preso la parola il Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia che, dopo aver sottolineato il lungo disinteresse del mondo politico per le straordinarie potenzialità dell'Altra Italia, ha affermato la costante presenza nel suo Dna dell'impronta degli italiani all'estero. Cittadini che hanno tanto sofferto - un sacrificio che ci fa comprendere il dramma dei molti immigrati che giungono nel nostro Paese - e che ora hanno raggiunto posizioni di responsabilità in tutto il mondo. Un'eccellenza, culturale, scientifica ed economica che deve essere portata a conoscenza dell'opinione pubblica italiana, favorendo al contempo gli investimenti in Italia dei nostri connazionali all'estero. Il Ministro ha poi ricordato la creazione della rete telematica che collega gli ospedali italiani nel mondo con quelli in Patria ed il progetto "Da Vinci". Una nuova banca dati, programmata dal Ministero degli Esteri, che registrerà l'esatta dislocazione dei nostri ricercatori nel mondo e che metterà in correlazione permanente con la patria gli scienziati italiani operanti all'estero. A tal fine saranno inoltre creati degli appositi Comitati permanenti che, secondo Tremaglia, consentiranno di passare dalle promesse ai fatti.

"Questa occasione congressuale - ha sottolineato il Ministro degli Esteri Frattini - dimostra, attraverso la vitalità dei nostri scienziati, lo straordinario valore delle comunità italiane all'estero. Io credo che la cultura, la ricerca e la scienza disegnino uno straordinario biglietto da visita dell'Italia nel mondo". Un "biglietto da visita", che per il Ministro, dovrà affiancare con sempre maggiore visibilità il progetto imprenditoriale ed industriale che il nostro Paese esporta con successo in tutto il mondo. Dopo aver auspicato la necessità di utilizzare al meglio l'importante interscambio scientifico che viene favorito dalla presenza dei nostri ricercatori in altri Paesi, Frattini ha ricordato sia la riuscita creazione del laboratorio italo-giapponese di nanotecnologia di Kioto, sia il programma per la promozione della medicina italiana nel mondo. " Per realizzare un progetto organico - ha concluso il Ministro sottolineando la valenza del programma 'Da Vinci' ed evidenziando l'importanza della cooperazione scientifica internazionale per il mantenimento della pace - servono strutture adeguate, nuove risorse ed il concreto potenziamento, attraverso la rete periferica delle ambasciate e dei consolati, del sistema degli addetti scientifici".

E' poi intervenuto il Vice Presidente del Consiglio Gianfranco Fini che ha in primo luogo posto in evidenza come a tutt'oggi il nostro Paese stia allo stesso tempo importando manodopera ed esportando risorse intellettuali. Un paradosso che, secondo Fini, dovrà essere risolto al più presto per evitare che l'Italia, visto che ormai l'economia globalizzata si basa prevalentemente sul primato della conoscenza, perda la posizione di prestigio che ricopre attualmente nel mondo. Una sfida, basata sull'economia di qualità, che riguarda tutta l'Europa e che potrà essere superata solo attraverso una totale inversione di tendenza. Secondo Fini infatti dovranno essere creati al più presto - fino ad oggi gli investimenti sono stati scarsi perché la classe politica riteneva erroneamente di poter acquisire il sapere presso i canali internazionali - centri di eccellenza che sappiano attrarre i giovani ricercatori italiani e stranieri. Una corsa contro il tempo, quella dell'Italia, che potrà essere vinta solo se ai finanziamenti pubblici faranno seguito, superando la diffidenza iniziale, anche gli investimenti privati.

Dopo aver illustrato i momenti salienti della sua lunga permanenza negli Stati Uniti (1947-1977) e la necessità di valorizzare il capitale umano dei nostri giovani scienziati, il Premio Nobel Rita Levi Montalcini ha auspicato, al fine di promuovere la ricerca, che venga posto rimedio al rapido invecchiamento della classe ricercatrice e che siano create opportune sinergie tra l'Università, l'industria e gli istituti di ricerca. Per il Prof. Carlo M. Croce del Kimmel Cancer Center (USA) quello che invece frena la ricerca italiana, oltre alla scarsità dei mezzi, è la mancanza di una serie competitività tra istituzioni pubbliche e private. "Solo chi arriva per primo alla scoperta - ha infatti sottolineato il ricercatore italo americano - può infatti affermarsi nel mondo scientifico". E' poi intervenuto il Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia che ha ricordato come a tutt'oggi l'internazionalizzazione della scienza sia ormai una realtà operante che non può essere imbrigliata nelle pastoie della burocrazia. Un nuovo contesto scientifico, fondato sulla cooperazione, a cui il "sistema Italia" dovrà adeguarsi per attrarre nel modo giusto le competenze di qualità. "A mio parere ha concluso lo scienziato - è perfettamente fisiologico che i nostri ricercatori si dirigano per le vie della comunità scientifica mondiale. Il vero problema è la mancanza di equilibrio tra il numero dei nostri ricercatori che vanno all'estero e quelli stranieri che giungono in Italia".

Dopo un breve indirizzo di saluto del Segretario Generale del CGIE Franco Narducci volto ad evidenziare le grandi potenzialità dei nostri scienziati nel mondo in un'epoca dove la ricerca scientifica rappresenta la chiave di volta per il rilancio dell'economia e del sistema imprenditoriale italiano, è intervenuta la Prof.ssa Silvia Bacchetti della Mec Master University che ha ribadito la necessità di introdurre il principio della meritocrazia e di abolire i centri di potere della ricerca italiana che ostacolano l'avanzata delle nuove generazioni. "I nostri ricercatori all'estero che scelgono di rientrare - ci ha spiegato con amarezza la scienziata italiana che ha lavorato per 40 anni in Canada - tornano in Patria senza un futuro. Una mia collega, che ha intrapreso dopo quattro anni all'estero la via del ritorno, oggi, a vent'anni di distanza, lavora ancora come precaria". " Non ci si può aspettare - ha invece sottolineato il Prof. Claudio Basilico della School of Medicine della New York University commentando l'eventualità di un coinvolgimento della grande imprenditoria nelle fasi primarie degli studi - che l'industria sovvenzioni gran parte della ricerca di base. Non fa parte della loro missione e questa possibilità non è contemplata in alcun Paese. La ricerca di base nella mia filosofia deve essere invece sovvenzionata dal Governo. Ci sono ampie dimostrazioni del fatto che questo investimento sia opportuno e che frutti, chiaramente a lungo termine, degli utili non indifferenti". (Lorenzo Zita-Inform)


Vai a: