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INFORM - N. 47 - 10 marzo 2003

Si è parlato degli italiani in Germania nella trasmissione "Effetto Reale" in onda su "La 7"

Una lucida analisi della duplice realtà dei nostri connazionali all'estero e degli immigrati in Italia.

ROMA - La puntata di mercoledì 5 marzo del programma "Effetto Reale", una trasmissione di approfondimento giornalistico che va in onda ogni settimana su "La 7", è stata interamente dedicata alla duplice realtà migratoria dei nostri connazionali all'estero e degli immigrati che vivono e lavorano in Italia. Dal programma di Guy Chiappaventi e Cristina Debbi, intitolato "Stranieri per sempre", è in primo luogo emerso come a tutt'oggi l'emigrazione italiana sia ancora una pressante realtà.

La trasmissione si è infatti aperta con la descrizione del lungo viaggio del pullman (circa 30 ore) che ogni settimana percorre 2.500 chilometri, con un costo a persona di andata e ritorno di almeno 150 euro, per portare da Favara (Agrigento) i nostri connazionali in Germania. Un'espressione tangibile della nuova emigrazione - dal 1999 al 2001 oltre 330.000 italiani hanno abbandonato l'Italia - che nonostante il livello della disoccupazione stia crescendo anche nei Paesi del Nord Europa, appare prevalentemente diretto verso la Germania: quasi 35.000 persone nell'ultimo biennio.

Continuando in parallelo fra le due realtà migratorie, dopo un servizio dall'Ospedale Santa Lucia sul marocchino gravemente ferito a Roma nell'aggressione del 13 ottobre da ultrà della Lazio, è stata intervistata la sociologa della Caritas di Monaco Norma Mattarei che ha in primo luogo sottolineato come negli ultimi 20 anni la situazione economica della Germania - a tutt'oggi sono oltre 4 milioni i disoccupati tedeschi e circa 700 mila gli italiani che vivono nel paese - sia notevolmente peggiorata. Un nuovo contesto che ha reso ancora più difficile l'inserimento nel mondo del lavoro dei nostri connazionali. Una situazione di precarietà - ancora oggi sono numerose le famiglie italiane che giungono in Germania senza adeguata preparazione professionale - che è stata illustrata con semplicità ed estrema efficacia da Maurizio Mauriello: un disoccupato napoletano che vive con tutta la sua famiglia a Monaco di Baviera e che, dopo mille esperienze lavorative, è ora costretto ad arrangiarsi con i 600 euro del sussidio di disoccupazione.

Ma in Germania sono presenti anche altri italiani, di alto profilo professionale, che vivono e lavorano con successo. E' il caso del quarantenne fisico triestino Claudio Fumani che parla quattro lingue e da oltre dieci anni porta avanti la sua esperienza lavorativa in Germania. Due facce della stessa medaglia - quella di Maurizio che vorrebbe tornare in Italia ma non può e quella di Claudio che invece si è ormai integrato nella terra d'accoglienza - che sfuggono ai tanti luoghi comuni che ancora oggi accompagnano, come un muro che ogni volta deve essere scalfito, l'emigrazione italiana in Germania. Questo grande paese d'accoglienza negli ultimi anni ha portato avanti anche una discutibile politica delle espulsioni (il 75% degli stranieri cacciati sono italiani) che è stata illustrata in tutta la sua drammaticità da Nilo Soppelsa. "La Germania con questo sistema - ha spiegato l'emigrante italiano che dai primi anni 60 ha lavorato sul territorio tedesco ed ora vive in maniera precaria dopo aver ricevuto nel 2000 il decreto di espulsione - porta avanti una discriminazione offensiva e compie un'azione traumatica che non fa sicuramente bene agli italiani".

Un caso emblematico, quello di Nilo Soppelsa che, per il Console generale d’Italia a Stoccarda Mario Musella, evidenzia una politica piuttosto restrittiva verso gli italiani che vengono espulsi con troppa facilità. "Bisogna comunque dire - ha continuato il diplomatico - che qui le espulsioni avvengono con una certa facilità perché si considera questo metodo come un automatismo rispetto alle persone che commettono reati comuni e di droga. Ma in questi anni vi sono stati anche casi di allontanamento coatto per problematiche legate al permesso di soggiorno. Bisogna inoltre ribadire che in questi frangenti - ha poi evidenziato il Console sottolineando come queste inutili ed ingiuste espulsioni degli italiani spingano i nostri connazionali verso la clandestinità ed il dramma della detenzione - non è stata fatta alcuna distinzione tra cittadini comunitari ed extracomunitari".

Dalla trasmissione grazie a Iulia - una simpatica bambina di sette anni figlia di nostri connazionali - è inoltre emersa la difficile situazione scolastica dei tanti bambini italiani, circa uno su dieci, che frequentano, non per loro scelta, le scuole speciali del sistema scolastico tedesco. Istituti differenziali dove dovrebbero invece approdare solo i bambini con problemi mentali. E' poi stato intervistato il cappellano del carcere minorile di Milano, Don Gino Rigoldi, che ha evidenziato come a tutt'oggi l'80% dei ragazzi che giungono al centro di "accoglienza", sostituendo i giovani emigranti che arrivavano negli anni 70 dal Sud Italia, siano stranieri (Rumeni, Albanesi, Marocchini, Tunisini e Rom). Una realtà, quella dell'immigrazione in Italia, che appare ancora lontana, per incidenza sulla popolazione, dalla dimensione europea dove la media degli stranieri si attesta intorno al 7%.

La trasmissione si è conclusa con la testimonianza di Lelio Palazzetti. Un italiano che ha iniziato la sua dura esperienza lavorativa all'estero nel 1949, presso la società elettrica di Buenos Aires, e che, una volta tornato a Pordenone, è divenuto uno dei più importanti imprenditori del nostro Paese. (Lorenzo Zita-Inform)


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