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INFORM - N. 46 - 7 marzo 2003

Otto marzo - Appello dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM)

Fermare la violenza contro le donne migranti e la tratta di donne e bambini per schiavitù sessuale"

GINEVRA - Per la Giornata internazionale delle donne, l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni rivolge un appello per fermare la violenza contro le donne migranti e la tratta di donne e bambini per schiavitù sessuale. Questo fenomeno, che continua ad aumentare, rappresenta una delle forme di violenza più disumane commesse contro le donne.

La tratta di donne è diventata una delle attività criminali più fiorenti dell'economia globale. Ciò è dovuto sia al boom degli affari per le reti criminali sia al lassismo delle sanzioni in questo settore.

La tratta di donne richiede una risposta forte e coordinata da parte della comunità internazionale. Questa risposta deve includere la formulazione e l'adozione di politiche e legislazioni intese, da un lato, a punire i trafficanti, dall'altro, a proteggere e assistere le vittime.

Il Direttore Generale aggiunto dell'OIM, Signora Ndioro Ndiaye, ha dichiarato in occasione della 47° sessione della Commissione sulla condizione delle donne, riunitasi nella sede delle Nazioni Unite a New York, "La violenza perpetrata contro le donne trascende le società, le culture, le regioni geografiche e si perpetua nei secoli. Essa può assumere diverse forme,dall'abuso verbale o fisico alla negazione di opportunità, alla discriminazione, passando per lo sfruttamento sessuale, lo stupro, il delitto d'onore e altre forme di tortura indicibili. Alla base di queste forme di violenza si trova quella più essenziale, ovvero la violazione dei diritti fondamentali della persona" .

Secondo il Rapporto mondiale sulle Migrazioni 2003 dell'OIM, le donne oggi si spostano in modo più autonomo e non più in quanto membri di un nucleo familiare o sotto l'autorità di un uomo. Circa il 50% dei 175 milioni di migranti nel mondo è costituito da donne. In alcune regioni questa cifra è anche più alta.

Nonostante ciò, la crescente presenza femminile nelle migrazioni non è sempre uno sviluppo positivo. Le donne migranti sono più esposte degli uomini al lavoro forzato, allo sfruttamento sessuale e alla violenza ed è anche più facile che accettino condizioni di lavoro precario e salari più bassi. Possono essere esposte a dei gravi rischi per la salute, come le infezioni sessualmente trasmissibili, in particolare HIV/AIDS, e in alcuni casi rischiano la morte.

Ma nonostante le difficoltà e le costrizioni che molte donne migranti si trovano ad affrontare, la migrazione può anche rafforzarle e contribuire alla loro emancipazione. La migrazione può offrire nuove opportunità, indipendenza finanziaria all'estero, può conferire loro uno status nel loro paese di origine sia all'interno della famiglia che nella comunità.

Le donne migranti contribuiscono in modo significativo allo sviluppo del paese di origine inviando le rimesse e costituiscono una risorsa per le comunità ospitanti. Purtroppo però le donne migranti sono ancora considerate in molti paesi cittadini di seconda categoria, o peggio, le loro necessità, aspirazioni e talento sono spesso ignorati.

Le minori restrizioni nei trasferimenti di persone a livello internazionale hanno facilitato le donne migranti in molte parti del mondo. In Asia, le donne costituiscono attualmente la maggioranza degli espatriati impiegati all'estero. Lo Sri Lanka costituisce un buon esempio del cambiamento avvenuto negli ultimi vent'anni e che ha visto la componente femminile superare quella maschile. Nel 1986, le lavoratrici migranti rappresentavano il 33% della forza lavoro all'estero. Tuttavia, già nel 1999, le donne dello Sri Lanka impiegate all'estero raggiungevano il 65% di tutti i lavoratori migranti di questo paese.

Nello stesso anno, le rimesse private delle lavoratrici migranti dello Sri Lanka costituivano il 62% del miliardo di dollari USA in rimesse. Tale importo rappresenta il 50% della bilancia commerciale del paese e il 145% dei crediti e delle sovvenzioni lorde dall'estero.

Nelle Filippine, nel 2000, il 70% dei lavoratori migranti impiegati all'estero era costituito da donne. La maggior parte sono partite sole ed é proprio da loro che dipendevano principalmente i membri della famiglia rimasti in patria. Nel 2001, le rimesse inviate nelle Filippine hanno totalizzato la somma di 6 miliardi e duecento milioni di dollari USA, la maggior parte di questa cifra proviene da rimesse delle donne migranti filippine.

Nonostante l'evidente crescita della componente femminile nella migrazione, la maggior parte delle politiche e regolamenti sulle migrazioni non tengono conto della questione di genere. Paesi di invio e di destinazione hanno ancora bisogno di definire le misure e i meccanismi di cooperazione necessari a promuovere e proteggere i diritti umani e la dignità delle lavoratrici migranti e a fermare la tratta di esseri umani.

Un dialogo continuo tra paesi di invio e di destinazione è necessario per lo sviluppo di canali legali della migrazione e non legati allo sfruttamento, che porterebbe benefici a tutti.

La Signora Ndioro Ndiaye, ha aggiunto " Fino a quando ci sarà domanda e mercato per il traffico di persone, l'abuso dei diritti umani legato ad esso non cesserà. Il fallimento dei processi di transizione economica, il mal governo, la corruzione, la discriminazione di genere dovuta a radicate strutture patriarcali contribuiscono ad aggravare il problema della tratta di donne".

In collaborazione con ONG e altri partner, l'OIM continuerà a sensibilizzare i paesi d'origine, transito e destinazione fornendo protezione e assistenza al ritorno e alla reintegrazione delle vittime di tratta in tutto il mondo. Tuttavia la complessità delle cause profonde della tratta di donne richiedono un lavoro di lunga durata. Cooperazione e assistenza saranno necessari per sostenere lo sviluppo delle economie, di istituzioni democratiche, della società civile e dei sistemi di istruzione.

L'OIM rivolge un appello a governi, Organizzazioni Internazionali, mondo accademico, associazioni femminili, legislatori, leader di comunità e famiglie perché uniscano i loro sforzi per fermare la violenza contro le donne migranti. (Inform)


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