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INFORM - N. 46 - 7 marzo 2003

Franco Narducci (CGIE) - Cantieri svizzeri, poche le imprese italiane

ZURIGO - L'ampio risalto dato dai media allo sfondamento del diaframma che costituiva l'ultima barriera per l'apertura della galleria dell'Üetliberg, ha richiamato l'attenzione del grande pubblico sugli sforzi enormi messi in campo dalla Confederazione elvetica e dai Cantoni per l'ampliamento e l'ammodernamento della rete stradale e ferroviaria svizzera.

Del resto, non sfugge a nessuno l'accelerazione straripante che la Svizzera ha impresso in termini di soluzioni ai problemi dei trasporti.

Per documentare il gigantismo di questo cantiere aperto - una denominazione che più di tutte esprime quanto si sta facendo - basterebbe evocare le opere concluse da poco o in via di realizzazione: dalla galleria della Vereina fino alle grandi trasversali alpine del San Gottardo e del Loetschberg.

La galleria dell'Üetliberg è lunga circa 4,4 chilometri e consentirà di canalizzare il traffico in transito sulla circonvallazione ovest di Zurigo. Per la sua realizzazione è stato costituito il consorzio Üetli comprendente le imprese Zschokke Locher (Zurigo), Murer SPA (Erstfeld), Prader SPA (Zurigo), CSC Impresa di costruzioni SPA (Zurigo e Bellinzona), Wayss & Freytag (Monaco / Francoforte), Alpine Mayreder SRL (Salisburgo) e Züblin Schlittler Spaltenstein SPA (Zurigo).

Il consorzio è piuttosto ampio non solo per il numero di imprese coinvolte ma anche per la loro provenienza geografica. Risalta, al riguardo, l'assenza di imprese di costruzioni italiane, mentre è noto che tra i 250 operai edili impegnati nella costruzione della galleria dell'Üetliberg - al ritmo di tre turni di lavoro -, figura un notevole numero di italiani provenienti anche dalle Regioni del Nord e non solo da quelle del Sud Italia.

La scarsa presenza delle imprese italiane, di per se anomala, poiché sono ben note le loro performance, che a lungo hanno sostenuto lo sviluppo del nostro miracolo economico, è preoccupante visto che non è un fatto isolato. Infatti, esaminando i consorzi formatisi per l'appalto dei numerosi lotti dell'opera colossale per eccellenza - le nuove trasversali alpine - ci si rende conto che la presenza delle dite italiane è limitata e in nessun caso di primo piano. Complessivamente sull'asse del San Gottardo e del Loetschberg sono impegnate 26 imprese svizzere, 8 tedesche, 7 austriache, 7 francesi, 2 spagnole, 1 inglese, 1 svedese, 1 norvegese.

Tre sono invece le imprese italiane: la Impregilo SPA di Sesto san Giovanni, la Pizzarotti di Parma e la Todini SPA di Roma. Come noto, la dimensione della torta da spartire (per il pacchetto di modernizzazione della rete dei trasporti saranno investiti 30 miliardi di Franchi nel corso di 20 anni, di cui 14 miliardi destinati alla realizzazione delle nuove trasversali alpine) ha inevitabilmente generato una serie di alleanze tra imprese svizzere e straniere, che nel prossimo decennio difficilmente subiranno modifiche sostanziali.

Nonostante i tentativi fatti, è quasi impossibile decodificare la chiave di ripartizione finanziaria che cementa i consorzi nati per gli appalti: essa è trattata alla stregua di un segreto di stato. Così come non è facile capire quali delle imprese coinvolte sono al tempo stesso azionisti delle altre imprese e dunque quali sono i legami finanziari intercorrenti tra le imprese italiane e quelle svizzere presenti nello stesso consorzio o altrove.

Orbene, l'Italia rappresenta il terminale sud del potenziamento della rete dei trasporti svizzeri, sia sul versante del Loetschberg che del San Gottardo. La Lombardia dovrà affrontare questioni notevoli per canalizzare l'aumentato traffico proveniente dal Nord. Il tutto con l'evidente intento di rafforzare e privilegiare il classico itinerario ferroviario che dall'asse del San Gottardo passa per Chiasso. Tanto più si sarebbe potuto ipotizzare un ruolo più incisivo delle imprese di costruzioni italiane.

Chi vive in Svizzera, e non possiede necessariamente fondate conoscenze in materia, si chiede se le nostre rappresentanze diplomatiche e commerciali abbiano potuto, o avrebbero potuto esercitare un qualche ruolo, d'informazione, di supporto o quant'altro, in questa vicenda imprenditoriale.

La scorsa settimana Governo, Confindustria, sindacati ed esperti hanno discusso del paventato declino industriale del nostro Paese, un processo di cui si notano da tempo le avvisaglie. Certamente la cantieristica italiana non è quella dei decenni passati e sullo scacchiere mondiale ha perso parecchie posizioni.

Si deve ritenere che gli effetti postumi di tangentopoli esercitino ancora un influsso negativo sul sistema delle imprese edili italiane. A maggior ragione occorre dunque uscire da quella fase bruttissima, che come un boomerang ha inferto colpi mortali soprattutto alle grandi imprese di costruzioni. Per farlo occorre ricreare un quadro legislativo certo ed anzitutto riscrivere le regole atte a garantire la legalità e la trasparenza. Ma occorre anche che il Governo dia il via a quel programma di grandi opere delineato con il pennarello nel salotto di Porta a Porta durante la campagna elettorale. (Franco Narducci*-Inform)

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* Segretario Generale del CGIE


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