* INFORM *

INFORM - N. 45 - 6 marzo 2003

L’editoriale del direttore della rivista scalabriniana "L’Emigrato"

Cent’anni di storia

PIACENZA - Nel luglio del 1903 il Vescovo di Piacenza, Giovanni Battista Scalabrini, faceva nascere questo giornale con il titolo Congregazione dei Missionari di S. Carlo per gli italiani emigrati nelle Americhe. Una straordinaria intuizione, espressa fin dal 1887 in uno scritto che porta la data del 16 febbraio, e che vale la pena di leggere sebbene abbia la pesantezza della fraseologia del tempo: "Interessa grandemente far conoscere al pubblico, e specialmente agli uomini di Chiesa, la grandezza del bisogno spirituale in cui si trovano gli emigrati italiani in America e l’urgenza di provvedere. A ciò gioverebbe immensamente la partenza de’ sacerdoti, l’istituzione dei Comitati, e gli altri mezzi di diffusione soliti a praticarsi per cose somiglianti, senza dimenticare i periodici religiosi, e qualche opuscolo speciale largamente sparso affine di mettere al corrente della cosa, come si suol dire, il pubblico cattolico italiano. Il Sig. Gladstone, per accennare un esempio d’altro campo, non avendo potuto ottenere come ministro, e coi mezzi potentissimi, di cui poteva disporre, la liberazione dell’Irlanda, tenta di ottenerla adesso coll’illuminare il popolo inglese coll’opuscolo: La storia di un’idea. Se altri giudica di facilitare il raggiungimento del suo sogno, cioè della liberazione di un popolo dal giogo politico, per mezzo della stampa, perché questa non dovrà servire a facilitare la liberazione dei nostri connazionali da una schiavitù immensamente più dannosa?".

Lungo gli anni rimangono le idee attualissime di Scalabrini e l’intuizione originaria; cambia la denominazione di testata: nel 1906, dopo una breve sospensione seguita alla morte del Fondatore (1 giugno 1905), ha per titolo L’Emigrato Italiano in America. Nel 1930 si rinnova nuovamente con L’Emigrato Italiano, senza l’indicazione limitante del Paese d’approdo, perché il fenomeno si è esteso massicciamente anche nei Paesi europei. Durante il periodo fascista, nel ’39, prende la lunga denominazione Le Missioni Scalabriniane tra gli italiani all’estero: in tempo di dittatura e di manganelli era un modo per tutelarsi, perché non si poteva parlare di ‘emigrato’, non andava bene alla politica demografica fascista improntata a frenare l’esodo dall’Italia, essendo in contrasto con il principio che il numero è forza e, se si è in pochi, non si fa l’impero. Dopo la Liberazione si riprende il titolo L’Emigrato Italiano.

E siamo ai giorni nostri. E’ dal 1994 che la testata è L’Emigrato, comprendendo in tal modo sia l’attenzione per i connazionali all’estero che per le nuove immigrazioni provenienti dai Paesi Terzi: un gruppo unico, transnazionale, perché raccolto attorno ai comuni diritti, lotte e speranze. La dinamicità della rivista è resa anche con la grafia e l’accentuazione della lettera "m", che dice movimento, grinta, oltre che riferimento al termine "migrazioni", dizione ormai consolidata a livello internazionale per indicare il vasto e variegato fenomeno della mobilità umana.

La storia e le vicende di più di cent’anni di emigrazione italiana sono una chiave di lettura per capire ed analizzare le attuali nuove migrazioni, informare, formare, proporre, provocare, svelare il positivo che sta dentro l’esperienza migratoria. Il nostro patrimonio è tutto qui, e fa de’ L’Emigrato una rivista autorevole, l’unica a livello nazionale interamente dedicata ai temi migratori, che raggiunge immigrati stranieri, Assessorati alle politiche sociali, Associazioni, Migrantes, Caritas, Istituti di Ricerca, Università, e chi, a qualsiasi titolo, si sente di accettare la sfida.

Celebreremo il centenario in maniera degna e significativa per la Congregazione Scalabriniana, i migranti e i mass media. Faremo un numero unico con doppia fogliazione in luglio, mese dell’anniversario; un concorso fotografico nazionale ed uno letterario riservato alle scuole piacentine; un convegno commemorativo in giugno ed un’importante giornata di studio sul tema "Stampa e immigrazione" nel mese di novembre.

E’ naturalmente con orgoglio che festeggiamo questi cento anni a servizio dei migranti, le sole persone davanti alle quali ci possiamo inchinare. (Gianromano Gnesotto-l’Emigrato/Inform)


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