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INFORM - N. 44 - 5 marzo 2003

Nuova legge elettorale nella Provincia autonoma di Trento. Firmata anche la normativa che regola i referendum popolari

TRENTO - Il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai ha promulgato la nuova legge elettorale e la normativa che regola i referendum popolari. Dopo la modifica allo Statuto di Autonomia, è la prima volta che la "partita elettorale" viene giocata in prima persona dalle strutture della Provincia autonoma di Trento: in passato la macchina organizzativa, come si ricorderà, era gestita dall’ente Regione. Molte le novità introdotte dalla legge elettorale. Tanto per cominciare, per la prima volta spetterà ai cittadini eleggere direttamente il capo dell’esecutivo, il governatore cioè, che assumerà la responsabilità della politica della Giunta provinciale.

Ma le novità riguardano la stessa composizione del Consiglio provinciale, in virtù di regole che puntano da un lato a garantire stabilità di governo, dall’altro a tutelare comunque la presenza delle forze politiche risultate "di minoranza" dopo il confronto elettorale. Per legge, inoltre, almeno un seggio è riservato ad un candidato espressione dei comuni ladini.

Vediamo dunque qualche dettaglio. Il presidente della Provincia è eletto direttamente dal corpo elettorale e quindi non sarà più "nominato" dal Consiglio provinciale. I candidati alla carica di presidente sono collegati a una o più liste; il voto per una delle liste cui è collegata la candidatura a presidente comporta automaticamente il voto anche per il presidente (non è ammesso il voto disgiunto).

I candidati alla carica di presidente non risultati eletti, se le loro liste hanno ottenuto almeno un seggio, diventano consiglieri. Il Consiglio provinciale è dunque costituito dal presidente della Provincia e da 34 consiglieri. Un seggio è in ogni caso assegnato al territorio dei comuni ladini di Campitello di Fassa, Canazei, Mazzin, Moena, Pozza di Fassa, Soraga e Vigo di Fassa. In pratica, il seggio viene attribuito alla lista più votata in questi comuni e, all’interno della lista, al candidato più votato. Vi è poi il premio di maggioranza, che punta a garantire condizioni di governabilità. In pratica il presidente potrà contare su una maggioranza come minimo di diciotto consiglieri (presidente compreso) che diventano ventuno se le liste collegate al presidente hanno raggiunto almeno il 40 per cento dei voti validi. In ogni caso la maggioranza non potrà disporre di più di ventiquattro seggi.

Per quanto riguarda la Giunta provinciale, il presidente potrà scegliere anche dei tecnici esterni, fino ad un massimo del 25 per cento del totale degli assessori. Il vicepresidente però dovrà essere nominato tra i componenti del Consiglio provinciale. Un assessore non può essere contemporaneamente consigliere: pertanto i consiglieri-assessori saranno sostituiti dal primo dei non eletti delle rispettive liste. E a proposito di incompatibilità. Non possono essere eletti consiglieri provinciali i sindaci dei comuni con più di cinquemila abitanti ed il difensore civico, almeno che non si siano dimessi entro l’ultimo giorno fissato per la presentazione delle candidature. Un’ultima nota riguarda le misure sull’accesso ai mezzi di informazione che puntano a garantire condizioni di parità tra i candidati dei due sessi.

Referendum popolari e iniziativa popolare delle leggi

La seconda legge promulgata disciplina le forme di partecipazione popolare, quali i referendum e l’iniziativa popolare delle leggi. Per quanto riguarda la materia referendaria è prevista la possibilità - per un certo numero di elettori o per i soggetti istituzionali (consiglio provinciale, 10 consigli comunali, Giunta provinciale e Consiglio delle autonomie) - di proporre consultazioni su questioni di particolare interesse provinciale, all’esito delle quali il Consiglio provinciale e la Giunta provinciale sono tenuti ad adottare i conseguenti provvedimenti o iniziative. E’ previsto poi il referendum per l’abrogazione, totale o parziale, di leggi provinciali. La stessa normativa riconosce inoltre agli elettori la possibilità di proporre direttamente un disegno di legge provinciale; se il Consiglio non esamina la proposta entro 24 mesi dalla sua presentazione il disegno di legge è sottoposto a referendum e può diventare direttamente legge. (Inform)


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