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INFORM - N. 44 - 5 marzo 2003

Nuovo Comitato della "Dante Alighieri" a Sarajevo

"Ricostruiremo una rete culturale di amicizia e di pace" dice il prof. Gianluca Paciucci, Addetto Culturale dell’Ambasciata d’Italia

ROMA- "Noi puntiamo ad essere il Comitato della ‘Dante’ di Sarajevo ma anche di tutta la Bosnia Erzegovina, lavorando anche in altre città e stringendo contatti con tutte le ‘Danti’ della ex Jugoslavia e dei Balcani per ricostruire una rete culturale di amicizia e di pace". Queste le parole del prof. Gianluca Paciucci, Addetto Culturale dell’Ambasciata d’Italia a Sarajevo, in occasione della visita alla Sede Centrale di Roma della "Dante Alighieri" insieme al Segretario del Comitato di Nis, in Croazia, dott. Gaetano Paolillo.

"La costituzione - ha spiegato il prof. Paciucci al Segretario generale Alessandro Masi - è stata molto rapida: come Ambasciata abbiamo avvertito l’esigenza di elaborare un progetto che non fosse limitato nel tempo e, dopo brevi consulti preliminari con intellettuali, docenti e studenti di Sarajevo, abbiamo subito pensato che ci fossero tutte le potenzialità per poter costituire un Comitato della ‘Dante Alighieri‘. Quindi, nel giro di un mese, siamo riusciti a contattare diverse personalità del mondo accademico, gente di tutte le etnie, religioni e convinzioni politiche, e il 25 gennaio scorso, di fronte a circa 150 persone, si è svolta la prima assemblea costitutiva del Comitato. Ora il nostro più grande desiderio è quello di far coincidere le attività della ‘Dante’, presieduta dal prof. dott. Boris Tihi, con quelle dell’Ambasciata, naturalmente rispettando l’autonomia di entrambi le istituzioni".

"Per quanto riguarda le attività che intendiamo avviare in questi primi mesi - ha continuato il prof. Paciucci - abbiamo già un programma di massima che prevede incontri di letteratura, poesia e musica. A Sarajevo, tra l’altro, vi sono ottimi italianisti, che ci hanno già proposto di organizzare conferenze su Alberto Moravia e Italo Calvino. Avremo sicuramente una mostra fotografica sui Balcani grazie a un artista toscano che da tempo vive in Bosnia Erzegovina. Un progetto importante, che speriamo di portare a termine nel giro di qualche anno grazie all’aiuto di tanti amici fotografi, è quello di realizzare una guida storico–turistica del Paese in lingua italiana. Naturalmente non potranno mancare i corsi di italiano, già avviati dall’Associazione dei bosniaci di origine italiana, ente nato proprio durante l’ultimo conflitto. Quello che ci ha colpito è il grandissimo entusiasmo da parte dei nostri membri fondatori, delle persone che fanno parte del Consiglio direttivo e del mondo accademico in generale, per nulla chiuso dalla società ma molto dinamico e aperto, con rapporti straordinari con l’Italia".

Dopo aver visitato le splendide sale cinquecentesche di Palazzo Firenze, il prof. Paciucci ha voluto rilasciare anche qualche piccola considerazione sul conflitto che ha martoriato la ex Jugoslavia: "Sono convinto che la cultura possa rimarginare le ferite provocate dalla guerra, anche se profonde. C’è stata, ovviamente, ‘una fuga di cervelli’, ancora in corso. Stiamo perdendo purtroppo validissimi intellettuali, soprattutto giovani. Però ci conforta il fatto che la gente rimasta si sente parte di qualcosa di più forte e superiore dei fanatismi di qualsiasi razza e colore. Sarajevo in questi anni ha dato un esempio straordinario di resistenza alle aggressioni e non ha mai perso la voglia di vivere. Siamo convinti che una cultura forte che si basi sul dibattito, anche acceso, può fornire delle armi di pace per far sì che ciò che è accaduto non si ripeta". (Inform)


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