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INFORM - N. 44 - 5 marzo 2003

Lontano in Germania l’accordo sulla legge dell’immigrazione

BERLINO - Sempre più ridotta appare in Germania la possibilità di un accordo tra maggioranza e opposizione riguardo alla nuova legge sull’immigrazione. Il sostegno della CDU/CSU è necessario per l’approvazione del testo legislativo nel Bundesrat, ma senza compromessi non sarà possibile ottenerlo. L’Unione ha presentato ben 137 emendamenti, la cui accettazione significherebbe una profonda trasformazione dell’attuale disegno di legge in senso più restrittivo, sia per quanto riguarda l’immigrazione per lavoro che l’accoglienza dei profughi. I Verdi in particolare non intendono snaturare completamente il progetto di legge elaborato l’anno scorso, che contiene tra l’altro già molti elementi di compromesso con l’opposizione. Per il momento il Bundesrat non ha accolto i 137 emendamenti dell’Unione, perché la FDP ritiene eccessive le richieste di cambiamento e non intende sostenere un atteggiamento di completa chiusura nei confronti della nuova legge; a loro volta i Liberali hanno presentato una loro proposta alternativa. Il Bundesrat ha approvato alla fine una dichiarazione in cui viene chiesto al governo di rielaborare il proprio disegno di legge originario per poter arrivare al consenso di un’ampia maggioranza.

Ancora incertezza sul futuro dei corsi per l’integrazione

L’annullamento della legge sull’immigrazione lascia nell’incertezza tutte le istituzioni che attualmente si occupano dell’organizzazione di corsi di lingua tedesca e di orientamento nella cultura locale previsti per i nuovi immigrati. Il testo legislativo intendeva avviare in questo campo una riforma volta a favorire l’integrazione attraverso la promozione delle conoscenze linguistiche. Tutte le categorie di stranieri aventi un permesso di soggiorno stabile avrebbero avuto diritto ad un corso di 600 unità didattiche e 30 ore di orientamento; per alcuni ci sarebbe stato addirittura l’obbligo di frequenza. La mancanza di fondi ha obbligato il governo ad estendere questa possibilità solo agli immigrati giunti negli ultimi tre anni, mettendo da parte un’ampia fascia di persone che hanno bisogno di un migliore apprendimento del tedesco.

Ben 2'100 organizzazioni hanno richiesto all’Ufficio federale per l’immigrazione e i profughi il permesso di realizzare questo tipo di corsi e il sostegno finanziario stabilito dalla legge. Attualmente non è chiaro come proseguirà il cammino iniziato nei mesi scorsi, anche se la necessità di corsi di integrazione non è stata messa in discussione da nessun partito politico. Nel frattempo vi è la possibilità di rivedere alcuni aspetti della legge. Per molte piccole organizzazioni e associazioni, che a livello locale hanno finora svolto corsi di lingua tedesca, è diventato difficile o impossibile essere riconosciute dall’Ufficio federale, perché i requisiti necessari sono per loro irraggiungibili. Tuttavia, sono proprio i gruppi più piccoli e più ancorati nell’abito comunale ad aver finora raggiunto più efficacemente le varie categorie di stranieri presenti nel territorio, ad esempio le donne impegnate nell’educazione dei figli. Affidare i corsi a grandi organizzazioni significa rischiare di non rispondere alle esigenze dei gruppi più emarginati e al tempo stesso più bisognosi di aiuti per l’integrazione.

La situazione tedesca fa ritardare l’Europa

Nell’agenda dell’Unione Europea è stato stabilito che entro il 2004 i paesi membri giungano all’elaborazione di un comune fondamento per la futura politica migratoria. Nel programma rientra anche la definizione di norme minime nel campo dell’asilo politico valide in tutta l’UE. La Germania senza legge dell’immigrazione rappresenta un freno a questo accordo. La domanda centrale, infatti, è: chi deve essere riconosciuto come rifugiato politico? La risposta per tutti i paesi dell’UE è contenuta nella Convenzione di Ginevra del 1951: asilo viene dato a chi è perseguitato nel suo paese a causa della razza, della religione, della nazionalità, dell’appartenenza ad un determinato gruppo sociale e dell’opinione politica. Ma la carta delle Nazioni Unite non specifica chi debba essere il persecutore: solo lo Stato o anche altre organizzazioni (gruppi ribelli, mafie, formazioni paramilitari…)? I partner europei ormai interpretano la Convenzione riconoscendo la persecuzione non statale. La Germania avrebbe dovuto introdurre questo principio con la nuova legge. Difficile, però, che l’opposizione accetti questa apertura umanitaria nel campo dell’asilo. Intanto il resto dell’UE sta a guardare e aspetta: la politica migratoria comune, infatti, si decide solo all’unanimità. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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