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INFORM - N. 42 - 3 marzo 2003

Incontro sul diritto alla salute degli immigrati promosso dal Comune di Roma e dalla Caritas. Il dualismo sanitario della vasta collettività cinese

ROMA - "Cinesi a Roma: la salute un diritto per tutti": al convegno, promosso dal Comune di Roma, dagli ospedali San Camillo e Forlanini e dall'Azienda Sanitaria della Caritas, sono stati illustrati sia i principi fondamentali del diritto alla salute, sia i futuri percorsi che dovranno essere intrapresi per facilitare l'accesso degli immigrati alle cure ed ai servizi del sistema sanitario. Un diritto previsto dalla legge sull'immigrazione che, per quanto riguarda la concreta applicazione sul territorio, presenta però numerose problematiche.

"Grazie agli interventi legislativi di qualche anno fa - ha rilevato l'Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma Raffaella Milano - oggi i diritti alla salute delle comunità straniere sono tutelati in maniera adeguata. Il vero problema è che poi, molto spesso, questa legislazione non viene applicata per le difficoltà che si vengono a creare: le problematiche linguistiche della comunità cinese rappresentano un esempio lampante. Per migliorare la situazione bisognerà fare molto, sia per quanto riguarda l'intervento dei mediatori interculturali - il Comune di Roma si è impegnato su questo fronte con delle sperimentazioni che hanno coinvolto anche alcune aziende sanitarie - sia per quanto concerne la promozione di iniziative che favoriscono la diretta partecipazione delle comunità straniere. Spesso infatti - ha proseguito l’Assessore evidenziando la necessità di una specifica e capillare campagna d'informazione - la prima barriera che l'immigrato deve superare è costituita proprio dalla scarsa diffusione delle informazioni sanitarie ed non è insolito che uno straniero irregolare non sappia nemmeno di poter accedere liberamente al servizio sanitario nazionale. In questo ambito - ha concluso Raffaella Milano auspicando l'avvio di un aperto e duraturo confronto multiculturale - le forme di collaborazione con le collettività immigrate vanno comunque intensificate proprio perché rappresentano una fondamentale cassa di risonanza per la diffusione dell'informazione sanitaria".

Dopo un dettagliato intervento di un operatore della Caritas, il medico Salvatore Geraci, volto a sottolineare la persistenza di specifiche barriere economiche, comportamentali e linguistiche che ostacolano la piena fruizione dei servizi da parte delle collettività immigrate, la signora Maisano e Alessandro Listuzzi del Poliambulatorio della Caritas hanno evidenziato come a tutt'oggi, dopo un lungo periodo di assenza, anche la collettività cinese abbia cominciato a frequentare con una certa assiduità il centro sanitario: , nel 2002 sono stati 123 i pazienti di questa comunità che si sono fatti visitare (60% donne).

Una collettività quella cinese che presenta una media preparazione culturale e che, a differenza di altre comunità immigrate, fornisce ai nuovi arrivati, grazie ad una capillare rete di contatti parentali, un adeguato servizio d'accoglienza. Una realtà migratoria di successo, sono ormai numerosi gli imprenditori cinesi che hanno raggiunto l'agiatezza economica nel campo della ristorazione, che, per quanto riguarda la salute, continua a vivere una dicotomia del tutto particolare. Nonostante le moderne tecniche mediche siano sempre più apprezzate dagli immigrati cinesi, continuano infatti ad essere molto usati anche i rimedi farmacologici dell'antica medicina cinese.

Una scelta culturale - secondo gli operatori sanitari della Caritas la piena sinergia tra le due medicine potrebbe favorire anche una migliore integrazione della comunità - che abbiamo cercato di chiarire con il Presidente dell'Istituto italiano di medicina tradizionale cinese, prof. He Jialang. " In Cina - ha detto - la popolazione può scegliere tra la medicina occidentale e quella tradizionale. Invece quando l'emigrato cinese giunge in Italia o in un altro Paese europeo accede sempre con grande difficoltà, a causa delle profonde differenze culturali e linguistiche, ai moderni sistemi di cura e spesso quindi si affida alla sola medicina tradizionale. L'odierno incontro – ha concluso He Jialang - è indubbiamente un evento molto positivo e questo perché, nonostante la medicina tradizionale cinese porti notevoli vantaggi per le malattie croniche ed a lungo termine delle ossa del sistema immunitario e nervoso, è essenziale che l'accesso ai sistemi di cura occidentali per le malattie più gravi venga pienamente garantito alla collettività immigrata" (Lorenzo Zita-Inform)


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