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INFORM - N. 41 - 28 febbraio 2003

Conclusi i lavori del Convegno Nazionale sulle Migrazioni

Gli interrogativi posti dalla nuova legge sull’immigrazione. Un commento del Presidente della CEMI Mons. Alfredo Maria Garsia

CASTELGANDOLFO - L'ultima giornata del Convegno Nazionale sulle Migrazioni - l'iniziativa promossa dalla Fondazione Migrantes, dall'Ufficio Catechistico Nazionale e dall'Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese - si è aperta con la comunicazione di Don Walter Ruspi sul "Il Catecumenato in Italia". Il Direttore dell'Ufficio Catechistico Nazionale, esposte le testimonianze di due giovani catecumeni stranieri che hanno scelto di abbracciare la fede cattolica, ha rilevato come il catecumenato sia un dono di Dio, cioè il modo con cui Cristo chiama i suoi discepoli. Per queste motivazioni la comunità cristiana non può rimanere indifferente all'accoglienza dei catecumeni che portano una ventata di rinnovamento e dev’essere pronta ad offrire loro degli itinerari di iniziazione. Don Ruspi ha poi evidenziato come a tutt'oggi nel 50% delle diocesi italiane - la percentuale delle richieste è particolarmente elevata in Lombardia, Piemonte, Triveneto, Emilia Romagna e Lazio - siano numerose le persone emigrate da Paesi extraeuropei che presentano domande per l'accompagnamento religioso verso le fede cattolica. Un dovere, quello di testimoniare il Vangelo anche agli stranieri condotti tra noi dalle migrazioni, che la Chiesa dovrà portare avanti con il massimo rispetto per le tradizioni e le culture d'origine.

Della nuova legge sull'immigrazione ha parlato il Direttore Migrantes per la pastorale degli immigrati stranieri. Padre Bruno Mioli ha in primo luogo sottolineato come dalle leggi debbano essere garantiti in maniera certa i diritti degli immigrati. Ricordata la mancata consultazione delle parti sociali in occasione della stesura della legge, Padre Mioli ha poi sottolineato l'eccessiva fretta, ad appena un anno dall'entrata in vigore del regolamento di attuazione della normativa precedente, con cui la riforma è stata varata. Secondo il Direttore della pastorale degli immigrati non va dimenticato che nell'ambito dell'Unione Europea si stanno approntando direttive in materia diverse da quelle in vigore in Italia, che diventeranno vincolanti anche per il nostro Paese.

Un contesto normativo, quello descritto da Padre Bruno, caratterizzato anche da indiscussi elementi positivi, che presenta però inquietanti interrogativi. "Sette o otto gocce di inchiostro in un vaso d’acqua quasi limpida" che per Padre Mioli vanno ad intaccare i diritti fondamentali della persona umana. Stiamo parlando dell'accentuata precarietà degli stranieri regolari introdotta dalla legge, dell'abolizione della sponsorizzazione che di fatto restringe le vie legali d'ingresso, delle nuove restrizioni previste per il ricongiungimento familiare e dell'espulsione immediata dell'immigrato che in pratica elimina ogni possibilità di ricorso di fronte al giudice. Ma serie perplessità sono state sollevate anche per quanto riguarda la procedura semplificata prevista per la concessione del diritto d'asilo e per il reato di immigrazione clandestina che prevede pesanti sanzioni in un numero eccezionale dei casi. Nonostante questo per Padre Mioli, anche in considerazione del prossimo varo del regolamento di attuazione della normativa e dell'imminente riformulazione delle leggi regionali che si adegueranno a quella nazionale, non è stata ancora detta l'ultima parola e nell’applicazione della legge potranno essere ancora introdotti alcuni aspetti migliorativi.

Le conclusioni del Convegno sono invece state affidate al Presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, Mons. Francesco Lambiasi, che ha in primo luogo evidenziato come gli immigrati, che rappresentano una indiscussa realtà pastorale, sociale e politica, abbiano il diritto conoscere la promessa attraverso la testimonianza della comunità cristiana. Dopo aver sottolineato la necessità di superare in questo contesto le logiche assistenzialistiche, colonialistiche e garantiste, Mons. Lambiasi ha ricordato la valenza della comunione. La Chiesa è migrante essa stessa ed accoglie senza eccezioni tutti. Una confessione, quella cattolica, che si basa sulla reciprocità delle differenze e dove la conversione, la testimonianza, l'accoglienza, la giustizia e l'evangelizzazione, rappresentano degli elementi fondanti.

Al termine dell'incontro, dopo la lettura in assemblea del "Messaggio finale", abbiamo chiesto al Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni, il Vescovo di Caltanissetta Alfredo Maria Garsia, un sintetico commento su quella che è stata definita la più importante iniziativa della Chiesa italiana per il 2003. "Io credo - ha affermato Mons. Garsia - che sia già un fatto largamente positivo che tre Commissioni Episcopali si siano ritrovate tra di loro per organizzare questa convegno. Ma questa iniziativa è già di per sé una parola molto chiara detta a tutta l'Italia che in larga maggioranza si dice cristiana. Questo Convegno, che ha radunato vescovi, sacerdoti, religiosi, uomini e donne di tutte le età e di tutte le condizioni sociali, ha fatto vibrare la platea soprattutto quando sono state ascoltate relazioni molto interessanti che ci hanno presentato, non soltanto dei contenuti di indiscussa valenza, ma anche delle sentite testimonianze. Come ad esempio la relazione di Padre Franco Cagnasso, che non è potuto intervenire di persona perché se avesse lasciato il Bangladesh non lo avrebbero fatto tornare, oppure l'intervento di Padre Graziano Tassello. Due missionari che hanno sperimentato in prima persona l'attività tra i migranti e che quindi conoscono la duplice realtà dell'emigrazione e dell'immigrazione italiana. E' quindi chiaro - ha concluso il Presidente della CEMI - che il nostro messaggio è stato accolto e ora abbiamo assunto l'impegno a trasmetterlo nel più vasto raggio possibile". (Lorenzo Zita-Inform)


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