* INFORM *

INFORM - N. 39 - 26 febbraio 2003

Un intervento di Gastone Ortona Orefice (CGIE)

Sono per la pace ma quando ci vuole sono per la guerra

NEW YORK - Sono certamente per la pace, la guerra, qualsiasi guerra, è tremenda per tutti, anche per chi la vince. Ma quando è assolutamente necessario, quando soltanto la guerra può risolvere problemi gravissimi e pericolosissimi, occorre avere il coraggio di fare la guerra prima che sia troppo tardi.

Mi pare, nel coro veramente immenso dei "pacifisti", che si dimentichino sia un fatto recente, fondamentale e determinante, sia il ricordo del passato. Il fatto determinante è che gli Stati Uniti, il popolo americano sono stati attaccati più volte: fuori casa, con la distruzione delle Ambasciate nel Sudan e nel Kenia, con l’attacco all’incrociatore nello Yemen e con l’abbattimaneto di almeno due aerei civili ed in casa, con la morte di oltre 3000 vittime innocenti nelle due torri di New York, al Pentagono e nell’aereo che i suoi eroici occupanti hanno fatto cadere in Virginia sacrificando le loro vite evitando un disastro visto che probabilmente i dirottatori si dirigevano verso il Capitol, sede del parlamento americano. Ed allora come si fa a parlare di attacco preventivo degli Stati Uniti? Gli Stati Uniti si accingono a rispondere agli attacchi, non ad attaccare preventivamente. Certo, senza una risposta adeguata agli attacchi già subiti è più che certo che gli americani saranno colpiti di nuovo dal terrorismo di coloro che li hanno in odio.

E nessuno può onestamente negare che tra i nemici più feroci degli Stati Uniti e degli americani vi sia il dittatore irakeno. Saddam Hussein ospita, finanzia e fornisce sostegno strategico ai terroristi: è ben noto, per esempio, che egli elargisce 25.000 dollari a ciascuna famiglia dei giovani disgraziati martiri palestinesi che credendo ad una propaganda di odio sacrificano la loro vita uccidendo innocenti israeliani. E' noto che Saddam Hussein non ha esitato ad far uccidere migliaia di suoi sudditi, kurdi e sciiti. E’ noto che l’Irak aveva prodotto grandi quantità di armi chimiche e batteriologiche e certamente le ha nascoste cosi’ bene da non farle trovare agli ispettori dell’ONU mentre non ha potuto provare di averle distrutte. L’aggressione al Kuwait 12 anni fa sarebbe stata la prima di una ondata di altre aggressioni, se il dittatore irakeno non fosse stato fermato in tempo dalla forze internazionali .

Per fortuna gli israeliani distrussero la centrale con la quale l’Irak si apprestava a produrre le sue armi nucleari. Se Saddam Hussein avesse a disposizione oggi una forza nucleare, le sue possibilità di ricatto sarebbero ancora maggiori ed il problema sarebbe anche piu’ grave. Non c’è nessun dubbio che Saddam Hussein sia disposto ad usare le sue armi contro i suoi nemici, che egli abbia cavalcato la tigre del terrorismo e che costituisca una minaccia non solo per i suoi vicini ma per tutto il mondo occidentale ed anzitutto per gli Stati Uniti .

Gli americani, giustamente, non possono star fermi ad aspettare altri attacchi terroristici e non possono far altro che ottenere, in qualsiasi modo, il disarmo completo di chi aiuta i terroristi. Quanto al passato è ben noto l’errore commesso dalle democrazie europee nel 1938 quando credettero di evitare la guerra permettendo che la Germania nazista occupasse i Sudeti. "Hanno perso l’onore, commentò Churchill ed hanno avuto la guerra". Se non ci fosse stata la seconda guerra mondiale l’Europa sarebbe ancora sotto la dittatura feroce ed omicida dei seguaci di Hitler e Mussolini. I governanti francesi e tedeschi sembrano aver dimenticato non solo il debito di riconoscenza che debbono ai soldati americani venuti a morire in Europa per liberarla dal nazismo, ma anche il fatto che , purtroppo, quando ci vuole si deve ricorrere alla guerra.

Da un punto di vista personale debbo aggiungere che, certamente, se non ci fosse stata la risposta inglese ed americana - i francesi furono messi subito fuori combattimento - io ed i miei cari, come ebrei, avremmo fatto la stessa fine dei sei milioni di nostri correligionari assassinati nei forni della morte.

Non che Saddam Hussein rappresenti oggi una minaccia come quella di Hitler nel 1938, ma è certo che una dimostrazione di debolezza nei suoi confronti potrebbe indurlo ad ambizioni egemoniche ancora più ampie di quelle che già ha covato nel passato ed ha senza dubbio in mente anche ora.

Bin Laden ed anche Saddam Hussein hanno già ottenuto importanti successi: oltre alle vittime provocate dai loro attentati terroristici hanno messo in crisi l’economia del mondo occidentale, sono riusciti, pur senza averlo probabilmente voluto, a spaccare l’alleanza occidentale e la stessa Unione Europea. E queste spaccature, viste da questa parte dell’Atlantico, costituiscono un grave problema per il mondo occidentale che non riesce ad assumere un atteggiamento comune di fronte al pericolo rappresentato da Saddam Hussein.

Gli Stati Uniti, pur avendo perfettamente ragione di voler fare il necessario per eliminare con le buone o con le cattive quel pericolo, hanno probabilmente trascurato di sviluppare in modo adeguato le consultazioni con gli alleati europei ed hanno preso in via autonoma decisioni ed iniziative mettendoli di fronte al fatto compiuto.

Ma, onestamente, non si può pensare che gli americani vogliano andare in Irak per restarci e per controllare il petrolio irakeno visto che in nessun paese gli americani sono rimasti quando sono stati dichiarati indesiderabili. Ma è vero che il dittatore irakeno può ricattare il mondo occidentale chiudendo i rubinetti del suo petrolio ed è anche per questo che sarebbe necessario il sopravvento di una democrazia in Irak E questo è un problema europeo non meno che americano.

Gli alleati europei hanno la tendenza a sfruttare queste manchevolezze americane per riaffermare un loro peso politico fortemente ridotto dalla sproporzione delle forze in campo. E’ soprattutto per motivi interni, per la campagna elettorale tedesca, che la Germania ha assunto una posizione intransigente nei confronti delle proposte americane . E’ nella illusione di salvaguardare i propri interessi economici nella regione che la Francia, che continua ad assumere la sua tradizionale posizione di protettore dei paesi del Medio Oriente, vuole evitare ad ogni costo la guerra. Ma qui, da questa parte dell’Atlantico, si ha la sensazione che non solo i paesi arabi, ma anche quelli europei, sarebbero in definitiva ben lieti se qualcuno togliesse di mezzo il dittatore irakeno e le minacce che egli rappresenta. Non manca chi ha parlato e scritto di vera e propria ipocrisia da parte dei paesi europei che più si proclamano pacifisti.

Il risultato dell’atteggiamento dei maggiori alleati europei e soprattutto della Francia e della Germania, oltre, naturalmente alle grandi manifestazioni pacifiste che si sono svolte in tutto il mondo ed anche qui negli Stati Uniti, è che il Presidente americano si trova in grosse difficoltà e che l’unica potenza mondiale sta perdendo prestigio , autorevolezza e credibilità. Inoltre la stessa organizzazione delle Nazioni Unite rischia di perdere la sua autorità trovandosi di fronte ad un problema insolubile: da una parte la sua missione fondamentale che è quella di fare il possibile per conservare la pace, dall’altra l’impossibilità di disarmare il dittatore irakeno senza ricorrere alla guerra.

Certo, sussiste la speranza che Saddam Hussein accetti di disarmare o, meglio ancora di andare in esilio. Ma purtroppo non sembra che queste speranze siano destinate a realizzarsi.

Ed allora ? O accettiamo, a malincuore, i rischi e gli orrori della guerra, oppure restiamo disponibili agli attentati terroristici, anche in Europa. (Gastone Ortona Orefice*-Inform)

* Gastone Ortona Orefice è componente del CGIE su designazione della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI)


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