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INFORM - N. 39 - 26 febbraio 2003

Convegno Nazionale sulle Migrazioni: a colloquio con il Direttore generale della Migrantes Mons. Luigi Petris

"E' l'immigrazione la nuova linfa del nostro popolo e della nostra Chiesa"

ROMA - L'evangelizzazione, la formazione della comunità cristiana, la pastorale per i cattolici, l'attività parrocchiale per i migranti, l'annuncio per i non cristiani, le problematiche legislative e il catecumenato. Queste sono solo alcune delle tante tematiche che i partecipanti al Convegno Nazionale sulle Migrazioni hanno discusso presso il centro Mariopoli di Castelgandolfo. Una lunga maratona dibattimentale che, grazie agli interventi dei massimi esperti del settore e dei tanti operatori e volontari della Chiesa che ogni giorno si confrontano con le urgenze ed i drammi degli immigrati, delinea un dettagliato quadro della complessa realtà migratoria del nostro Paese. Un viaggio tra i nuovi missionari della Chiesa che, per avere lumi sull'andamento del dibattito e sulle principali tematiche affrontate dall'assemblea, abbiamo cercato di completare rivolgendo alcune domande al Direttore generale della Migrantes Mons.Luigi Petris.

Questo incontro - ha esordito Mons. Petris sottolineando il fattivo contributo dei congressisti all'evoluzione del dibattito - è stato caratterizzato da uno aperto scambio di idee sulle varie esperienze avvenute in Italia. In questo ambito si sta infatti comprendendo che l'immigrazione non è solo una realtà da affrontare con gesti di generosità, ma è un fenomeno che coinvolge persone come noi, con le loro tradizioni civili e religiose, che possono portare nuova linfa al nostro popolo e alla nostra Chiesa. Non credo che le nostre iniziative - ha proseguito il Direttore Generale della Fondazione Migrantes rispondendo alla nostra domanda sul rischio che la nuova fase di evangelizzazione della Chiesa possa essere fraintesa dagli immigrati non cattolici - possano essere tacciate di proselitismo. Solitamente invece, di fronte all'assoluta gratuità delle nostre iniziative, l'atteggiamento più ricorrente tra gli immigrati è lo stupore. In questo contesto sono infatti molto numerosi i singoli e le comunità che veramente danno tutto senza chiedere nulla in cambio. Credo quindi che visto il disinteressato impegno della Chiesa cattolica questa ipotesi non abbia alcun fondamento.

Durante il convegno la storia dell'emigrazione italiana - ha poi sottolineato Mons. Petris ricordando il forte vincolo storico ed emozionale che unisce il grande passato migratorio del nostro Paese alla nuova realtà italiana d'accoglienza - è stata richiamata con alcuni cenni sobri ma molto efficaci. Io credo comunque che noi dovremmo dare agli immigrati presenti oggi in Italia quello che in passato abbiamo chiesto e a volte preteso per i nostri connazionali all'estero. Non bisogna infatti dimenticare che nel contesto migratorio va in primo luogo riconosciuto il rispetto e la stima che spetta di diritto ad ogni persona umana. Per questo motivo la memoria dell'emigrazione italiana non deve essere dimenticata. Per non iniziare sempre tutto da capo e per trattare con equità gli attuali immigrati bisogna quindi rivivere senza sosta e studiare con attenzione la nostra storia migratoria.

La vita dell'immigrato - ha concluso Mons. Petris rispondendo alla nostra domanda sulle condizioni di vita degli stranieri e sull'impatto sociale della nuova legge sull'immigrazione - è sempre, specialmente all'arrivo nel Paese d'accoglienza, ricca di contrasti e di sfide. Una difficile realtà nei confronti della quale la nuova legge sull'immigrazione si è posta in maniera contrastante e contraddittoria. Se da una parte infatti la norma è parsa animata dalla necessità di controllare ed arginare il fenomeno migratorio, dall'altra però con la legge sono sorte opportunità d'integrazione - le 700.000 domande di regolarizzazione recentemente presentate parlano da sole - fino ad ora impensabili. In questo nuovo contesto, dove la realtà sociale ha superato gli obiettivi restrittivi della legge, io credo dunque che dovremo essere vicini allo Stato affinché questa situazione - un'attesa troppo lunga per la regolarizzazione non gioverebbe a nessuno - non duri anni e si sblocchi il più presto possibile. Se la burocrazia statale assolverà questo immane compito che gli è stato affidato in breve tempo, allora dovremo dire un sincero grazie allo Stato". (Lorenzo Zita-Inform)


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