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INFORM - N. 37 - 24 febbraio 2003

Dino Nardi (CGIE): "immigrazione in Italia? imparare dalla Svizzera"

ZURIGO - Nella sua rubrica mensile "Immigrazione & dintorni" ospitata nel settimanale elvetico di critica sociale "AREA", in edicola questa settimana, Dino Nardi (ITAL-UIL Svizzera e presidente della Commissione sociale del CGIE) affronta in questo numero il problema dell'immigrazione in Italia, prendendo lo spunto dal successo del libro di Gian Antonio Stella "L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi".

Da qualche mese nelle librerie sta avendo un grande successo il libro di recente pubblicazione del giornalista e scrittore Gian Antonio Stella "L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi". Un successo dovuto anche grazie alle polemiche che il libro ha suscitato nell’opinione pubblica italiana ed ancor di più tra le comunità italiane all’estero, avendo riportato alla memoria le tristi vicende vissute da tanti emigrati italiani dalla seconda metà dell’ottocento sino ai tempi più recenti, nelle quali l’autore ha individuato un parallelismo con quelle vissute da molti degli attuali immigrati in Italia. Il saggio di Gian Antonio Stella, peraltro, sta avendo successo e provocando polemiche soprattutto in Svizzera. Innanzitutto perché un capitolo del libro è dedicato proprio alle iniziative antistranieri, ai vari episodi di xenofobia ed ai tanti soprusi subiti in Svizzera dagli emigrati italiani. In secondo luogo perché nella Confederazione vivono tuttora molti emigrati italiani anziani di prima generazione ed altri, più giovani, di seconda generazione che quelle iniziative referendarie, quegli episodi e quei soprusi li hanno vissuti, purtroppo, sulla propria pelle e li hanno ancora impressi indelebilmente nella memoria. Un interesse nei confronti del libro, da parte della comunità italiana in Svizzera, testimoniato anche dalla grande partecipazione di pubblico che c’è stata recentemente ad un dibattito tenutosi alla Casa d’Italia di Zurigo sul tema "Emigrazione italiana, generazioni a confronto" con l’autore del libro, lo storico Luciano Trincia ed il poeta e scrittore Leonardo Zanier. Dal dibattito sono emerse tra il pubblico, anche in questa occasione, differenti posizioni come, d’altra parte, avviene pure in Italia ogni qualvolta si affronta l’argomento immigrazione e da parte di qualcuno si cerca di far ricordare la storia dell’emigrazione italiana. Alcuni respingono veementemente l’accostamento tra l’emigrazione italiana di un tempo e quella attuale che vi è in Italia. Altri che riconoscono, sia pure tra qualche pudico distinguo, il parallelismo tra la nostra storia e quella dell’immigrazione in Italia. Altri ancora che, sia pure largamente minoritari, si schierano invece apertamente a favore degli immigrati.

Da parte mia credo che il libro di Gian Antonio Stella abbia, comunque, il grande merito di aver ricordato una parte importante della storia, neppure troppo lontana, dell’Italia e degli italiani e, sicuramente, non troppo piacevole. Anche se il paragone con "gli albanesi" può sembrare eccessivo (ma è evidente la voluta provocazione dell’autore del libro), specie agli occhi di chi non ha mai conosciuto l’emigrazione, ritengo che il libro dovrebbe essere letto e dibattuto in tutte le scuole italiane affinché i giovani recuperino una memoria storica del passato dei propri antenati e possano vedere con occhi diversi e meno prevenuti gli immigrati in Italia. Se, poi, il problema è aggravato dall’immigrazione selvaggia, la colpa è essenzialmente delle istituzione e non certamente degli immigrati ed a questo proposito deve far riflettere seriamente quanto affermato, alcuni giorni orsono, da una emigrata italiana in Svizzera in una intervista alla Radio della Svizzera Italiana nella quale, commentando la situazione, a suo dire caotica, dell’immigrazione in Italia, ha sollecitato lo Stato italiano ad imparare dalla Svizzera in materia di immigrazione! (Dino Nardi*-Area/Inform)


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