* INFORM *

INFORM - N. 36 - 21 febbraio 2003

Il 31 marzo per 4.000 cittadini argentini di origine italiana scade il termine per entrare legalmente in Italia per motivi di lavoro

Maria Marta Farfan (INAS CISL Nazionale): "una opportunità in più offerta a chi è interessato al riconoscimento della cittadinanza italiana"

ROMA - La legge 189 del 30 luglio 2002 sull’immigrazione, la cosiddetta Bossi-Fini, ha introdotto, com’è noto, la possibilità che all’interno del decreto di programmazione annuale dei flussi d’ingresso possano essere stabilite, oltre alle quote particolari destinate a cittadini di Paesi con i quali l’Italia ha stabilito accordi di cooperazione in materia migratoria, quote riservate a favore di "lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea retta di ascendenza" residenti in paesi extracomunitari. Discende da questa norma, nel decreto sui flussi d’ingresso per il 2002 del 15 ottobre scorso, la previsione all’articolo 3 di una quota di 4.000 lavoratori di origine italiana residenti in Argentina da ammettere in Italia "per motivi di lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale, e di lavoro autonomo".

"Il requisito richiesto - ci spiega Marta Farfan del Patronato Inas Cisl dove è responsabile del settore immigrazione - è quello dell’iscrizione, su richiesta dei lavoratori interessati, in un apposito elenco, costituito presso le sedi diplomatico-consolari in Argentina, contenente le loro qualifiche professionali. Tali lavoratori possono essere chiamati da un datore di lavoro in Italia che in base alle sue esigenze di manodopera fa una richiesta nominativa a loro favore e attraverso una serie di procedure e di garanzie (parità di trattamento con i lavoratori italiani per la parte retributiva, assicurativa, contrattuale; la legge Bossi Fini dice anche che si deve garantire l’alloggio) ottiene il rilascio del nullaosta che va fatto pervenire al lavoratore. Quest’ultimo si presenta al consolato che rilascia il visto d’ingresso per motivi di lavoro".

Dobbiamo ritenere che questa possibilità offerta dal decreto flussi sia stata scarsamente utilizzata? Infatti, con decreto del 20 dicembre il termine del 31 dicembre è stato prorogato al 31 marzo prossimo.

"Per la verità il decreto del 15 ottobre è stato pubblicato il 15 novembre per cui c’è stato un mese di tempo o ancor meno, considerate tutte le festività, per concludere le procedure entro il 31 dicembre. Indubbiamente - osserva Marta Farfan - questo non è stato possibile, le quote non sono state coperte e il governo ha deciso di prorogare il decreto fino al 31 marzo 2003. Lo stesso decreto del 20 dicembre è apparso sulla Gazzetta Ufficiale solo il 31 gennaio. Si sono quindi riaperte le quote: 26.500 persone in tutto di cui 4.000 cittadini di origine italiana residenti in Argentina".

Si dà per scontato, nel decreto di proroga, che presso le rappresentanze diplomatiche-consolari italiane in Argentina sia stato già costituito l’apposito elenco previsto dall’articolo 3 del decreto del 15 ottobre…

"Esatto, però da alcuni siti telematici che abbiamo potuto rapidamente esaminare non appare evidente la creazione di questi elenchi. Eppure l’elenco è importante, perché il lavoratore si deve iscrivere, perché lì deve dimostrare la sua qualifica professionale e si suppone che il datore di lavoro in Italia che non conosce quel cittadino debba poter consultare quell’elenco, vedere quali sono le persone che può assumere con una determinata qualifica e quindi, seguendo tutte le procedure previste, fare una richiesta nominativa a favore di quel lavoratore iscritto in quel registro".

Il 31 marzo scade il decreto, ci sono notizie di come procedano le richieste? E’ prevedibile un’ulteriore proroga?

"Noi non disponiamo di un monitoraggio anche perché è la prima volta che si dà questa possibilità. Pensiamo comunque che i consolati si siano già attrezzati per raccogliere le richieste. E quindi far sapere ai cittadini di origine italiana che possono venire in Italia con visto d’ingresso con lo status di lavoratore. Entro il 31 marzo si chiuderà la partita del 2002, e si potrà pensare a quella per il 2003, che probabilmente aprirà la possibilità di lavorare in Italia a cittadini di origine italiana provenienti anche da altri Paesi.

A Marta Farfan, esperta di questioni riguardanti la cittadinanza, chiediamo quali opportunità ci siano per i cittadini di origine italiana che usufruiscono del "decreto flussi" e vengono a lavorare in Italia.

"Per essi c’è una grossa opportunità perché entrano legalmente in Italia, hanno diritto ad un permesso di soggiorno di due anni per lavoro subordinato e questo consente loro anche l’iscrizione all’anagrafe, l’assistenza sanitaria, eccetera. Essi hanno una serie di diritti connessi al rapporto di lavoro e questa potrebbe essere una strada utile per chi, tra di loro, è intenzionato a chiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana iuris sanguinis ed è già in possesso dei requisiti e della documentazione necessaria (o se la procura mentre sta in Italia). La documentazione, ovviamente completa di tutti i documenti necessari, dev’essere la stessa che richiede il consolato italiano. Invece che al consolato - con i tempi lunghi che questa procedura comporta - sarà presentata al comune di residenza ed il comune potrà procedere al riconoscimento della cittadinanza".

"Ad evitare confusioni che all’inizio ci sono state - puntualizza infine Marta Farfan - va osservato, a proposito delle possibilità di rientro offerte da varie Regioni italiane, che in questi casi si parla di cittadini italiani già riconosciuti come tali, che arrivano in Italia con passaporto italiano. Qui si tratta invece di un’apertura data, attraverso il decreto di programmazione dei flussi d’ingresso, a cittadini stranieri di origine italiana". (gc-Inform)


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