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INFORM - N. 34 - 19 febbraio 2003

Le novità introdotte dagli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’UE

ZURIGO - Gli accordi bilaterali tra la Confederazione Svizzera e l’Unione Europea, in vigore dal 1° giugno dell’anno scorso, hanno introdotto importanti novità. La libera circolazione delle persone, soprattutto, e dei servizi connessi. L’accordo concerne i cittadini comunitari e i cittadini svizzeri e i loro familiari. La libera circolazione prevede infatti la possibilità di entrare sul territorio di uno Stato membro dell’UE e sul territorio svizzero, di soggiornarvi e di trovare lavoro e di restarci illimitatamente per l’attività lavorativa.

L’accordo sulla libera circolazione entra in vigore a tappe. Innanzitutto vi sarà il pari trattamento tra la manodopera svizzera e quella comunitaria, con la possibilità di ricongiungimento familiare e con le mobilità previste dal trattato comunitario. Questo pari trattamento tuttavia è a fasi: nei primi due anni dall’entrata in vigore vi sarà ancora un contingentamento di manodopera con l’introduzione di due tipi di permessi: di corta durata (1 anno) in favore di 115.000 persone, e di lunga durata (5 anni) per 15.000 persone. Si darà ancora per due anni priorità alla manodopera già residente in Svizzera. Dopo due anni (a partire dal 1° giugno 2004) sarà abolita la priorità dei lavoratori indigeni. Dopo ulteriori 5 anni non ci sarà più il contingentamento, cioè l’entrata limitata sul territorio elvetico. Dopo 12 anni (cioè dal 1° giugno 2013) si passerà alla completa libera circolazione in Svizzera dei cittadini comunitari.

Attenzione però, dopo 7 anni dall’entrata in vigore la Svizzera (come anche l’UE) possono disdire gli accordi sulla libera circolazione, o rinnovarli! Queste novità hanno un rilievo importante anche per le giovani generazioni e quindi per gli studenti oppure per coloro che hanno concluso il percorso di studio e si accingono ad affrontare il mondo del lavoro.

Sarà possibile venire a lavorare in Svizzera con un titolo di studio secondario oppure universitario, in una prima fase dell’applicazione delle nuove leggi, mediante permessi di soggiorno contingentati in favore della cosiddetta manodopera qualificata. Ciò rappresenta un’opportunità interessante per molti figli di emigrati che hanno terminato gli studi in Italia oppure hanno iniziato un’attività lavorativa specialistica in Italia e che intendono fare esperienze professionali in Svizzera.

Nell’ambito della libera circolazione è compreso il settore della sicurezza sociale. Il sistema di pensionamento svizzero rimane, ma per i cittadini comunitari lavoratori in Svizzera è entrato in vigore da subito il regolamento comunitario sulla previdenza, che prevede la concessione e l’attribuzione di prestazioni pensionistiche con il principio della totalizzazione contributiva, cioè con il cumulo figurativo e senza trasferimento. Si conseguirà il diritto a pensioni dai diversi Stati sulla misura dei contributi effettivamente versati nei singoli Paesi. Per ottenere ciò bisognerà avere almeno un anno di lavoro nei diversi stati d’emigrazione UE. Non è quindi più possibile trasferire i contributi svizzeri in Italia. E questo rappresenta un grande problema per migliaia di nostri connazionali in procinto di assumere decisioni importanti per il loro futuro e per la loro collocazione a pensione anticipata italiana. E ciò riguarda gli attuali emigrati in Svizzera, gli ex-emigrati e tutti i lavoratori frontalieri.

Il blocco del trasferimento dei contributi contestato dalla maggioranza dei connazionali è stato finora purtroppo sostituito solo da parziali misure di contenimento transitorio, come la soluzione intermedia del "trasferimento virtuale", valida solo fino al 31 dicembre 2003. Cioè della pensione italiana di anzianità calcolata sulla sola retribuzione pensionabile italiana, tenendo conto dei periodi contributivi svizzeri. Risultato: una pensione italiana massima di circa 400 euro al mese, pagata fino all’età pensionabile svizzera.

In precedenza numerose battaglie erano state condotte da diverse organizzazioni d’emigrazione, ma queste iniziative non hanno avuto l’esito sperato, cioè l’introduzione di una norma che garantisse transitoriamente per 5 anni il mantenimento del diritto al trasferimento reale dei contributi svizzeri in Italia. Ora, le speranze che qualcosa si muova a livello comunitario, in seno ad un apposito Comitato Misto (chiamato a dirimere le controversie sorte durante il primo periodo di adozione ed applicazione degli Accordi CH-UE) sono quasi nulle. E questo rappresenta il grande rammarico di noi tutti, tra l’altro anche perché la Svizzera non opponendosi a soluzioni transitorie concertate anche a livello comunitario per il trasferimento contributivo AVS, aveva già risolto il problema delle casse pensioni. Fino al 1° giugno 2007 non ci saranno problemi, i capitali del 2° pilastro saranno riscuotibili alle stesse condizioni previste dalla normativa attuale. (Antonio Giacchetta-Realtà Nuova/Inform)


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