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INFORM - N. 33 - 18 febbraio 2003

L'impatto dell'inflazione sui pensionati italiani

Rilevata dall'indagine promossa dallo Spi-Cgil una significativa riduzione del potere d'acquisto dei redditi medio bassi

ROMA - "Da questa ricerca emerge con chiarezza che il potere d'acquisto dei redditi medio bassi e pertanto di quasi tutti i pensionati subisce una decurtazione che va ben oltre il tasso di inflazione ufficiale. E cioè per la composizione del paniere dei consumi delle persone anziane l'inflazione non pesa per il 2,7%, ma incide, come dice la ricerca, dal 4 al 5%. Pertanto sulla base di questo risultato noi crediamo che il problema debba essere affrontato con strumenti di compensazione che vanno oltre a quelli attuali". Con queste parole il segretario nazionale dello Spi-Cgil Renato Bacconi ha sintetizzato i risultati della ricerca, dal titolo "L'aumento dell'inflazione e gli effetti sulle famiglie con pensionati", che lo stesso sindacato ha commissionato al Centro Europa Ricerche (CER). Dall'indagine, che si è basata sui dati elaborati dall'Istat, è in primo luogo emerso, oltre ad un crescente divario tra l'inflazione programmata (1,5%) e quella effettiva (2,6%) nel biennio 2000- 2002, una forte variabilità dell'inflazione individuale. Una significativa tendenza al rialzo, rispetto al tasso medio di inflazione, che appare direttamente connessa alle varie tipologie dei consumatori. In parole povere, dalla ricerca è stato evidenziato come siano sempre più numerose le famiglie con pensionati che fronteggiano un costo della vita che va ben al di là sia del tasso programmato sia di quello rilevato dall'Istat. Secondo i ricercatori del CER a tutt'oggi, mentre solo 700.000 famiglie sperimentano un'inflazione corrispondente al tasso programmato, sono 4 milioni i nuclei familiari che subiscono una variazione dei prezzi pari al 2,5%. Almeno 2 milioni di famiglie convivono inoltre con un'inflazione del 3% e circa 700.000 cellule familiari sono chiamate a fronteggiare un aumento dei prezzi del 4,5%. Una seria riduzione del potere d'acquisto che, nel biennio 2000-2002, ha interessato, con una contrazione del reddito pari all'1,1%, il 52,2% delle famiglie con pensionati.

"A tale proposito - ha continuato Bacconi avanzando delle soluzioni concrete - noi abbiamo proposto che, come accade in altri Paesi europei, l'adeguamento annuale delle pensioni non sia legato solo all'inflazione ma anche altri elementi, come ad esempio il Pil. Dobbiamo quindi trovare, per non far perdere ulteriore potere d'acquisto ai pensionati, una compensazione tra i vari interventi. A tutt'oggi - ha sottolineato l’esponente sindacale rispondendo ad una nostra domanda sulla situazione dei pensionati italiani all'estero- il Governo ed il Parlamento non hanno emanato alcun provvedimento che abbia profondamente migliorato la condizione dei pensionati. Una situazione di disagio che, anche con approvazione dell'adeguamento ad un milione della pensione minima, non è sostanzialmente cambiata. Tra i tanti esclusi da questo beneficio vi sono infatti anche molti connazionali all'estero. Noi ci siamo già attivati per fare di più ma in questo contesto, dove di fatto è stata abolita la concertazione, non riusciamo nemmeno a sederci al tavolo delle trattative".

Durante la presentazione della ricerca, dopo l'intervento del curatore dell'indagine Stafano Fantacone volto a sottolineare il rischio che l'inaspettata accelerazione inflazionistica inneschi in alcune categorie "forti" (imprenditori, professionisti, commercianti) meccanismi di recupero del potere d'acquisto che vadano a detrimento dei soggetti sociali meno tutelati, ha preso la parola l'on. Vincenzo Visco che ha ricordato come la recente impennata dell'inflazione sia in primo luogo attribuibile all'avvento dell'euro e alla mancata gestione di questo difficile passaggio da parte del Governo. Un cambiamento epocale, secondo Visco, a cui ha fatto seguito un ingiustificato ed inaspettato aumento dei prezzi in tutti i settori produttivi e commerciali. Per fronteggiare la difficile situazione sarà necessaria anche una rivalutazione della politica di concertazione. "L'impatto della guerra - ha proseguito l’ex ministro delle Finanze rispondendo ad una specifica domanda dei giornalisti sugli effetti di un eventuale conflitto - poterà nell'immediato ad un innalzamento del prezzo del petrolio. Uno shock inflazionistico di varia durata che colpirà in primo luogo le categorie a reddito fisso. Vi saranno poi delle conseguenze non tanto legate al conflitto quanto alla paura delle eventuali reazioni alla guerra, come ad esempio gli atti di terrorismo. Tutto questo sta già influendo molto sulle aspettative degli imprenditori che, sia in Europa che in America, hanno assunto degli atteggiamenti molto prudenti".

Perplessità sugli esiti economici della guerra sono state evidenziate, dopo l'intervento dell'ordinario di Statistica dell'Università "La Sapienza" Alberto Zuliani volto a sottolineare l'attendibilità scientifica dei criteri utilizzati dall'Istat per la rivelazione dei dati sull'inflazione, anche dalla segretaria della Cgil Marigia Maulucci. La rappresentante sindacale ha infatti evidenziato come a tutt'oggi, in considerazione della scarsa crescita del prodotto interno lordo (+0,4%), della riduzione della produzione industriale (-2%) e del calo degli investimenti (-4%), la pace diventi una condizione irrinunciabile per il superamento della recessione e per la ripresa dello sviluppo nel nostro Paese. (Lorenzo Zita-Inform)


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