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INFORM - N. 31 - 14 febbraio 2003

"Veneti nel Mondo"

Sentimenti di un italo-argentino immigrato di rientro

Le riflessioni di chi sta vivendo l’esperienza del "ritorno" nel Paese dal quale partirono i padri

VENEZIA - La crisi che negli ultimi due anni ha trascinato l’Argentina nel buio, ha fatto rivolgere lo sguardo degli imprenditori e politici italiani verso questo Paese: una miniera in quanto a risorse naturali e umane, un terra enorme come tutta l’Europa popolata dai ricordi di tanti italiani che sono stati costretti per motivi economici ad emigrare. Italiani chiamati "emigrati" in Italia, "immigranti" in Argentina. E c’è da chiedersi come saranno considerati coloro i quali, e sono tanti, ora percorrono il viaggio alla rovescia, per tornare là dove sono partiti i loro progenitori.

Dall’altra parte dell’oceano gli argentini hanno indirizzato lo sguardo verso gli Stati Uniti d’America, Spagna, Italia e Israele: Paesi nei quali costruirsi una nuova vita, esattamente come fecero i loro antenati.

E’ in Italia che sono nati quegli stessi valori ancora gelosamente conservati dalle famiglie che emigrarono nel secolo scorso e in quello prima ancora, e con i quali sono cresciute anche le nuove generazioni, ormai argentine.

La vita in Argentina viene così concepita dagli stessi argentini come se fosse "di passaggio", una commistione di culture assimilate in un’unica espressione. Una manifestazione univoca fatta di tanti apporti che però mettono in crisi l’identità e la fanno oscillare tra le caratteristiche comportamentali delle diverse comunità presenti nel territorio: spagnola, italiana, ebrea, araba, inglese, francese, tedesca…

Da questa angolatura così complessa, i giovani italo-argentini trentenni, in maggioranza di seconda o terza generazione, "immigrati di rientro", immaginano di rivivere, una volta tornati nella terra dei padri, quella realtà che è stata loro raccontata, quelle emozioni che sono state loro trasmesse. Ma quella è l’Italia dei ricordi, un realtà che non esiste più.

Spesso, quindi, l’accoglienza risulta assai diversa da quella che ci si aspettava: chi torna diventa "immigrato" per gli italiani e non "italiano di rientro", dove la parola "rientro" per gli italo-argentini connota un riconoscimento dei duri anni di sacrificio dei "nonni" per aiutare i parenti che sono rimasti a ricostruire l’Italia.

Si scopre, in altre parole, uno straniero in quello che aveva immaginato fosse anche il suo Paese.

L’oceano che divide in spazio e in tempo l’Europa dall’America è una distanza vera, che ha rallentato e deviato le conoscenza all’estero dell’Italia di oggi, mentre nelle famiglie argentine si continua a vivere ancora quella di un tempo.

E’ con questa convinzione, che si rivelerà poi errata, che gli oriundi abbandonano la famiglia, parenti e amici, luoghi e abitudini, con la speranza di trovare quelle opportunità di vita e di lavoro che non vengono più offerte in Argentina. E arriva in Italia, confidando di intraprendere lo stesso cammino, fatto di sacrifici ma anche di soddisfazioni e successi, percorso dagli emigranti italiani in passato.

Questo italo-argentino deve misurarsi quotidianamente nel Veneto con un’idea del lavoro e soprattutto della produzione che non ha mai conosciuto prima. Con una concezione della risorsa umana che è prima "risorsa" e poi "umana". Deve affrontare un’Italia dove l’immigrazione è vissuta con paura, come un fenomeno destabilizzante, una realtà "altra", dove i concetti d’integrazione faticano a farsi largo.

Merito delle politiche di "rientro" e degli aiuti ai discendenti degli italiani all’estero è di aver riattivato la memoria e facilitato l’ingresso nel mondo lavorativo di persone che ne avevano estremo bisogno. Tuttavia, l’ingresso nella società di un italo-argentino è quello di un "immigrato speciale", ma immigrato comunque. Risulta difficile, allora, che si accetti come quello che non si sente di essere: né straniero, perché ha la cittadinanza italiana ed è italiano a tutti gli effetti, né immigrato, inteso come persona che si stabilisce in un luogo "completamente diverso" da quello d’origine.

Immigrato di rientro o meno, il trauma dell’emigrazione viene comunque vissuto, l’assimilazione di nuovi stimoli, l’adattamento a nuovi codici di vita vanno affrontati e superati col tempo e sussiste il bisogno di mantenere usi e costumi propri dell’Argentina.

Un italo-argentino però si risente di fronte all’idea che la sua diversità, poco distante dalla cosiddetta "normalità", venga considerata completa e che di fronte a questa si attivino dei meccanismi di emarginazione inconcepibili per chiunque.

Quello che un italo-argentino non vuole è essere un’alternativa, desidera solo che la sua diversità venga rispettata e sia riconosciuta la sua italianità. (Veronica Fincati-Veneti nel Mondo/Inform)


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