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INFORM - N. 29 - 12 febbraio 2003

L’Unione Europea e i richiedenti asilo: inaugurato Eurodac

BRUXELLES - Tra i vari tentativi di armonizzazione delle politiche migratorie europee sembra che attualmente procedano in avanti solo quelli che concernono misure restrittive e di controllo. Direttive europee sui diritti dei migranti e dei rifugiati faticano, invece, ad uscire dalle trattative tra i quindici membri dell’UE. Dal 15 gennaio 2003, ad esempio, è entrato in funzione il sistema Eurodac per l’identificazione delle impronte digitali dei richiedenti l’asilo. Da ora in avanti gli Stati membri sono tenuti a rilevare le impronte delle persone che domandano asilo a partire dai 14 anni di età e ad inviare i dati ad un computer centrale europeo.

In questo modo le autorità intendono rendere effettivo l’accordo di Dublino. Esso prevede che la domanda di un richiedente l’asilo venga esaminata dal primo paese dell’UE in cui la persona è entrata. Lo stato in questione deve anche essere pronto a riaccogliere il profugo nel caso in cui egli raggiunga un altro paese. Con il sistema Eurodac è possibile controllare se una persona ha già chiesto asilo nell’UE e in quale nazione l’ha fatto.

Lotta in Europa alla tratta delle persone

La Commissione Europea ha stabilito di intervenire in maniera più decisa nella lotta alla tratta delle persone. Ogni anno circa 120.000 donne e bambini vengono venduti nell’UE per essere sfruttati nel settore della prostituzione. La Commissione intende impiegare un fondo di 300.000 euro per creare una rete di collaborazione tra diverse organizzazioni che difendono le vittime di questo commercio. Inoltre, alcune iniziative già esistenti e dotate di finanziamenti dovrebbero prestare particolare attenzione a questa categoria di persone. Ma accanto alla prevenzione è anche necessario un maggiore coordinamento tra le forze di polizia nell’UE per poter raggiungere i veri colpevoli, cioè i gruppi criminali internazionali che gestiscono il traffico. Il più delle volte le forze dell’ordine riescono a intervenire sulle vittime e non sugli sfruttatori. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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