* INFORM *

INFORM - N. 25 - 6 febbraio 2003

RASSEGNA STAMPA

L’Avanti, 6 febbraio 2003

"L’Italia e la questione irachena", intervento di Margherita Boniver

ROMA - Paradossalmente, tra poche settimane, finalmente dovrebbe calare il sipario sulla questione Iraq. Com’è ovvio, il copione, largamente noto, lascia ancora posto a parecchi colpi di scena per la conclusione di un dramma alla cui stesura hanno messo mano molti autori. Innanzitutto quel Saddam da decenni arbitro indiscusso del destino del suo popolo prigioniero di un feroce arbitrio. Poi il terrorismo, prim’attore di uno scenario internazionale profondamente mutato. Infine noi, gli europei della "vecchia" Europa descritti come "deboli, petulanti, ipocriti, divisi, dediti al doppio gioco" secondo un saggio recente di Timothy Garton Ash nel New York Review of Books. Gli europei sulla questione dell’Iraq si sono distinti o riavvicinati agli Usa, come dimostra il documento unanime dei ministri degli Esteri dei 15 della scorsa settimana, (più tempo agli ispettori ma Saddam va disarmato), che poi si intreccia con il bell’appello degli 8, (americani, siamo con voi), uscito in contemporanea. Una parte di grande importanza l’ha giocata Colin Powell portando di fronte al Consiglio di sicurezza dell’Onu le prove aggiuntive sull’immondo arsenale di armi chimiche e batteriologiche in mano irachena. Si tratta ora di capire se l’enorme pressione esercitata da mesi sul rais di Bagdad, intrecciata con la più intensa campagna di iniziative diplomatiche mai viste, che vede in prima fila anche paesi fondamentali con l’Egitto (Saddam ricordiamolo è totalmente isolato nel mondo arabo) sortiranno l’effetto più desiderato in assoluto: il pieno, definitivo e incondizionato disarmo dell’Iraq.

Se così non fosse, la paziente tessitura iniziata all’Onu cinque mesi fa, che si è conclusa con l’approvazione della famosa risoluzione 1441 passata (all’unanimità) persino con il voto di un paese come la Siria dovrà riprendere il suo percorso, sebbene le circostanze siano oggi un po’ diverse. Gli americani hanno dimostrato finora una grande moderazione, ma non c’è dubbio che il tempo lavori a favore di Saddam. A questo scopo non può sfuggire l’intelligente e coraggiosa iniziativa del presidente del Consiglio Berlusconi e la sua recente maratona tra Londra, Washington e Mosca, sulla quale oggi riferisce alla Camera. Una politica estera per l’Italia che fa onore al nostro Paese sia per la cifra della sua lealtà ai nostri alleati che per la piena consapevolezza della difficile prova sulla quale sarà il nostro Parlamento a decidere. Intanto, tra improvvidi referendum promossi da "Famiglia Cristina" e i pacifisti di sempre che marciano a senso unico, oggi muniti di uno slogan infantile "no alla guerra senza se e senza ma", l’Italia la sua scelta l’ha già tracciata. Neutralizzare Saddam, magari convincendolo all’esilio e agire militarmente solo se inevitabile e comunque all’interno di una cornice disegnata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. (Margherita Boniver, Sottosegretario agli Affari Esteri)


Vai a: