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INFORM - N. 24 - 5 febbraio 2003

Lettera aperta di Silvana Mangione che critica il rinvio dell’Assemblea: "Un CGIE progressivamente svuotato di significato e d’importanza"

ROMA - Dopo l’intervento di Giorgio Mauro (CGIE Olanda), dichiaratamente contrario alla decisione presa di rinviare l’Assemblea Plenaria del Consiglio Generale (vedi Inform n. 22), ora è la volta di Silvana Mangione (CGIE USA) che da New York si chiede, in una lettera aperta ai colleghi, se non sia arrivato il momento "di fare una seria riflessione sulla natura del CGIE, ai sensi di legge: «organismo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero presso tutti gli organismi che pongono in essere politiche che interessano le comunità italiane all’estero», progressivamente svuotato di significato e d’importanza ad opera dei comportamenti di noi stessi che ne facciamo parte, come dimostrato ad esempio, dalle ragioni addotte per la disdetta dell’Assemblea Plenaria".

"Si rinvia la riunione - rileva la Mangione - per «la sostanziale mancanza di novità sul versante... degli iter legislativi», come se l’assemblea plenaria non fosse l’organo decisionale del CGIE, ma una platea passiva da informare sullo sviluppo di eventi sui quali non può esercitare alcun indirizzo politico o alcuna pressione. Il compito ed il potere di decidere sembrano essere definitivamente passati al Comitato di Presidenza, cioè all’esecutivo che, per definizione, dovrebbe invece implementare le direttive dell’assemblea. Ciò non succede da tempo. Tanto per fare un esempio: si chiede - anche per via informatica - il consenso dei consiglieri per indire un’assemblea straordinaria, ma non per disdire un’assemblea ordinaria. Certo, la legge impone la firma di due terzi dei Consiglieri per indire una AS, ma il rinvio sine die dell’ordinaria è un atto di gravità politica molto maggiore. Sarebbe perfino bastata una consultazione informale ma, ad esempio, nel caso degli anglofoni, parecchi di noi non sono stati consultati nemmeno informalmente dal Vice Segretario Generale o dai rispettivi rappresentanti al CdP.

"Domandiamoci anche chi sono le «varie istanze» da cui sono pervenute «ripetute sollecitazioni a riconsiderare l’opportunità» di mantenere le date dell’AP e come tali «istanze», per ora sconosciute, possano determinare una decisione così significativa in nome e per conto dei consiglieri. A dicembre abbiamo approvato un ordine del giorno, proposto dal Presidente della Commissione Diritti Civili e Politici, nel quale si chiedeva di andare a votare per il Comites con la legge nuova che doveva essere quella licenziata dal CGIE. Ora ci viene comunicato che «gli Uffici del MAE e del Ministero per gli Italiano nel mondo hanno ripreso le riunioni di lavoro sulla legge di riforma del Comites». Forse è bene ricordare che il primo articolato di riforma del CGIE, predisposto dal primo CGIE, venne approvato dal Parlamento italiano nel 1998, senza che alcuna modifica sostanziale venisse apportata da alcun Ministero. È vero, non ottenemmo l’autonomia finanziaria, ma ciò fu anche conseguenza della scelta, fatta dal CGIE, di rimanere all’interno del MAE.

"Ci si dice che vi sono «comprensibili tempi tecnici da rispettare per l’esame» di altri ddl e di iniziative legislative proposte dal CGIE. Proprio per questo il CGIE avrebbe dovuto chiedere un incontro con tutti i capigruppo di Camera e Senato, sotto forma di assemblea plenaria da tenersi all’interno della Camera dei Deputati - non solo esiste un precedente, ma questo avrebbe anche risolto il problema logistico - per impegnare de visu coloro che fanno le leggi a dare alle nostre riforme la precedenza nella calendarizzazione, nella discussione e nell’approvazione.

"La maggioranza ora al Governo ha dichiarato di riconoscere la massima importanza agli italiani nel mondo. Per la loro specifica protezione ha addirittura istituito un Ministero ed un Dipartimento. Se alla Plenaria dentro la Camera dei Deputati non fosse seguita un’azione immediata, il CGIE avrebbe potuto dimettersi - come giustamente suggerisce Giorgio Mauro - e, credo, sarebbe stato sostenuto dalle concomitanti dimissioni del Ministro degli Italiani nel Mondo, a dimostrazione della sua correttezza etica. Questo atto politico - conclude Silvana Mangione - avrebbe certamente avuto un peso superiore a quello della disdetta di un’assemblea". (Inform)


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