* INFORM *

INFORM - N. 23 - 4 febbraio 2003

Nino Randazzo ("Il Globo", Melbourne)

E’ stagione di "identità italiana" nel mondo

MELBOURNE - "… Un’identità italiana nel mondo si può ancora ricostruire. In questo preciso momento il mezzo più efficace in questa difficile ma irrinunciabile operazione di recupero e rinascita è l’aggiornamento dell’anagrafe in corso presso tutti gli uffici consolari…" L’auspicio giunge a conclusione dell’articolo di fondo - che qui riportiamo integralmente - in cui Nino Randazzo, direttore del quotidiano "Il Globo" di Melbourne, guarda con un certo disincanto alle iniziative in corso per la promozione dell’identità italiana. Disincanto che si basa su una lunga esperienza e sulla constatazione che la risposta delle collettività emigrate alle iniziative e sollecitazioni ufficiali per l'aggiornamento dei dati anagrafici dei cittadini italiani all'estero risulta fin qui fortemente deludente, almeno in Australia, con immaginabili conseguenze per l'esercizio del diritto di voto. Più misura e più realismo, chiede in sostanza Randazzo.

Per gli italiani nel mondo (inclusi quelli d’Australia, presumibilmente) a Roma è tutta una gara di sempre nuove attenzioni e iniziative, una fiumana di poesia e retorica, una primavera di bellezza e giovinezza, un fiorire di progetti e dichiarazioni d’amore. "Noi abbiamo conquistato ed italianizzato il mondo, dove siamo presenti con gli Istituti di cultura, le Camere di Commercio, i giornali, le radio e le televisioni", ha dichiarato la settimana scorsa il ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, il "padre storico" del voto all’estero, il quale ha aggiunto: "Ho visto delle lettere toccanti e meravigliose di emigranti, che una volta avevo pensato di raccogliere in un libro dal titolo Italia amore mio". Comunque, a parte certe idealizzazioni ed esagerate valutazioni delle realtà in cui si pone oggi la presenza italiana (o quello che resta della presenza italiana) nel mondo, va dato sempre atto a Tremaglia di uno straordinario impegno umano e politico e di una rara coerenza nei confronti dell’altra Italia; qualità, sentimenti genuini e bene illustrati, se ce ne f osse ancora bisogno, con l’affermazione, fatta da lui stesso anche pochi giorni fa, in occasione dell’apertura al Vittoriano della mostra "Tante Patrie una Patria": "Bisogna capire che essere italiani vuol dire anche portare avanti una politica, fatta di passione e di cuore, che vada al di là delle posizioni dei partiti". Ed anche stavolta l’intenzione e l’aspirazione di Mirko sono giuste, belle e lodevoli, ma ancora una volta non del tutto riconducibili al momento politico italiano che su moltissime cose, anche sugli italiani all’estero, impone alternative, scelte e posizioni differenziate.

In questa atmosfera di facili entusiasmi spunta, dopo la "stagione dei diritti" (quella dei doveri è stata saltata oppure deve ancora arrivare), la "stagione dell’identità", che non a caso coincide con l’affannosa messa a punto di un’anagrafe degli italiani all’estero in vista del primo esercizio del diritto di voto politico per corrispondenza fuori dai confini nazionali. In particolare tre iniziative ufficiali, o sviluppi della situazione, in tale senso fanno parte della cronaca di questi giorni.

A Roma, al Vittoriano, come accennato, è stata inaugurata da Tremaglia la mostra itinerante "Tante Patrie una Patria: l’identità italiana nel mondo attraverso l’emigrazione". Nel messaggio del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, si legge fra l’altro: "Il Vittoriano, tappa inaugurale dell’evento, è un simbolo di quei valori che in oltre un secolo di storia hanno arricchito le Patrie d’adozione esaltando il prestigio della nostra identità nazionale...Il diritto di voto, avvertito come una profonda esigenza anche da coloro che da generazioni vivono e lavorano all’estero, trasforma oggi il legame delle radici in una piena cittadinanza".

Di "valorizzazione dell’identità italiana" parlano anche il disegno di legge, approvato la settimana scorsa quasi all’unanimità dalla Camera dei deputati e che ora passa al Senato, per modifiche all’ordinamento del Ministero degli Esteri, e il piano di comunicazione del Ministero degli Esteri per il 2003 che proprio in data odierna* il ministro Franco Frattini illustrerà in una conferenza stampa alla Farnesina. Fra le modifiche previste dal disegno di legge figurano l’inclusione formale degli Istituti di Cultura tra gli "uffici" del Ministero degli Esteri, l’istituzione di sedi distaccate delle ambasciate in Paesi dove non è presente una struttura diplomatica, l’aggiunta ai compiti istituzionali dei consolati anche di quello di "assicurare gli adempimenti idonei all’esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini italiani residenti all’estero". A sua volta il ministro degli Esteri Frattini illustrerà il piano del 2003 per la rete mondiale di 350 sedi fra ambasciate, consolati e istituti di cultura, che prevede - secondo una nota dell’agenzia Inform - "interventi per migliorare i servizi offerti dal Ministero ai cittadini e alle imprese, valorizzare l’identità italiana, promuovere il ruolo dell’Italia durante il semestre di presidenza d ell’Unione Europea; obiettivi da perseguire sia potenziando la comunicazione interna, strumento essenziale d’informazione e formazione dei dipendenti, sia con azioni di comunicazione esterna in relazione diretta con il pubblico e in contatto con i mezzi di informazione".

L’altra iniziativa relativa alla "identità nazionale" è la proposta di legge presentata dal deputato toscano Riccardo Migliori, di Alleanza Nazionale, per promuovere nel mondo, alla... modica spesa di cinquanta milioni di euro, l’immagine di Pinocchio come marchio di genuinità e garanzia del "Made in Italy", dal Parmigiano alla pizza, agli spaghetti, ai profilattici, alle calzature, alle lenti da sole, al Lambrusco e a tutto il resto.

Qualche piccolo appunto dette iniziative (le due belle e l’altra meno bella) lo meritano. In primo luogo, è ancora tutta da verificare la trasformazione, come per magia, attraverso il voto, del "legame di radici" di "coloro che da generazioni vivono e lavorano all’estero" in "una piena cittadinanza". Andiamoci cauti, valutiamo anche la realtà innegabile di un forte scollamento generazionale dalle radici, non aspettiamoci di colpo miracoli di partecipazione dagli italiani all’estero quando sono gli italiani d’Italia a disertare a ritmo crescente le urne ad ogni chiamata elettorale e referendaria. Inoltre, sia chiaro che "giornali, radio e televisione", mezzi usati, secondo il ministro Tremaglia, per "conquistare e italianizzare il mondo", non sono opera e merito della madrepatria, bensì frutto della passione, della visione e dei sacrifici degli emigrati, prima che i palazzi di Roma se ne accorgessero e senza che neppure oggi vi dessero i dovuti sostegni, riconoscimenti e attenzione.

In secondo luogo, ben vengano le riforme del Ministero degli Affari Esteri - diverse e lontane ormai dai sogni di Berlusconi di trasformare ambasciate e consolati in rappresentanze commerciali - ma è perlomeno azzardato parlare di ristrutturazioni organiche e di rilancio d’identità nazionale, quando consolati di primo grado si vedono proprio in questo momento ridotto il personale (uno molto vicino non può permettersi neppure una centralinista) e quando l’Italia sta sperimentando una "fuga di cervelli" più ampia e critica di qualsiasi altra precedente trasmigrazione di ricercatori scientifici, e quello che fu già un gioiello della pubblica amministrazione, il CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha subìto l’onta nazionale e internazionale del commissariamento. Altro che identità italiana nel mondo!

Infine, che per semplice estrema carità di patria, non si realizzi mai il folle disegno del marchio di Pinocchio per il "Made in Italy". Ci mancherebbe pure questa adesso, la caratterizzazione dell’identità nazionale italiana con l’attributo più vistoso dell’adorabile burattino bugiardo. Come se non fossero bastati i frequenti sfottò mondiali a mezzo stampa tramite la raffigurazione caricaturale del capo del governo italiano col naso di Pinocchio.

Francamente, per gli italiani nel mondo, tutto o quasi tutto - CGIE, Comites, conferenze, diritto di voto, circoscrizione "Estero", un apposito Ministero, interventi delle Regioni e quant’altro - è arrivato con almeno quarant’anni di ritardo, quando l’invecchiamento e l’assimilazione delle prime generazioni nelle società ospitanti, unitamente al ricambio generazionale, hanno provocato un fenomeno di scollamento col quale si deve misurare qualsiasi programma di recupero linguistico, culturale e istituzionale. Tuttavia, con pazienza, misura, realismo, e con quella "politica di passione e cuore" alla quale fa appello Tremaglia, oggi va salvato il salvabile. Un secolo e passa d’incuria ufficiale della realtà migratoria ha, specie in talune parti del mondo, quali appunto le aree anglofone, reso l’identità italiana fragile, incrinata e qualche volta come un bel vaso antico rotto. (Non che le cose in Italia vadano eccessivamente bene nel travagliato settore dei sentimenti, quando l’appena scomparso Gaber canta con la passione e il dolore dell’italiano medio, deluso e disorientato: "Mi scusi, Presidente, non è per colpa sua / ma questa nostra patria non so che cosa sia").

Ma come in archeologia i cocci di un vaso classico rotto possono venire raccolti ed incollati per riportare il pezzo quanto più vicino possibile all’originario splendore, così anche un’identità italiana nel mondo si può ancora ricostruire. In questo preciso momento il mezzo più efficace in questa difficile ma irrinunciabile operazione di recupero e rinascita è l’aggiornamento dell’anagrafe in corso presso tutti gli uffici consolari. L’indifferenza alle sollecitazioni a compilare il modulo che decine di migliaia di persone in Australia hanno ricevuto va combattuta dalla parte più consapevole e matura della collettività italo-australiana. Altrimenti ai secolari guasti e ritardi dei politici e dei burocrati nostrani verrebbe ad aggiungersi il danno dell’autolesionismo culturale. In un’occasione, che per molti potrebbe essere l’ultima, di arricchirsi della duplice, uguale personalità, dignità, identità di italiani e australiani. (Nino Randazzo-Il Globo/Inform)

* L’articolo è stato pubblicato da "Il Globo" di Melbourne lunedì 3 febbraio (ndr)


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