* INFORM *

INFORM - N. 22 - 3 febbraio 2003

Da "Pagine", Venezuela

Vitaliano Vita (CGIE): Italia e Venezuela misurano il costo degli scioperi. Ancora tempi duri e tempi lunghi per l'America Latina

CARACAS - Una volta era buona norma che fossero i contendenti a menar le mani: gli altri se ne restavano a guardare, magari facendo il tifo per l'uno o per l'altro. Oggi i media e le nuove tecnologie hanno allargato la partecipazione ed hanno fatto sì che anche gli spettatori entrino nella lotta come protagonisti, magari per sopportarne l'onere dei costi. E toccato ai lavoratori italiani fare le spese degli scioperi cosiddetti politici. Secondo l'Istat infatti l'Italia nel 2002 avrebbe raggiunto il massimo degli ultimi 10 anni, le ore non lavorate per scioperi sarebbero state 35 milioni delle quali l'80% avrebbero riguardato rivendicazioni di carattere politico, mentre soltanto un 20 % rivendicazioni salariali, peraltro riguardanti soltanto due categorie, il pubblico impiego ed i metalmeccanici , quelle più numerose e perciò più tutelate dai contratti collettivi. Ma dei giovani e dei disoccupati, non se ne è occupato nessuno, come se non esistessero. Sono state richieste giornate di sciopero, un sacrificio collettivo, per fare la guerra all'art. 18, per assicurare la inamovibilità a chi un lavoro ce l'ha... Nulla invece è stato fatto per chi è al primo impiego o ha una famiglia a carico e non sa dove sbattere la testa. 35 milioni di ore non lavorate: pensate cosa si riesce a produrre durante 4 milioni di giornate lavorative... Bene tutto questo è venuto meno e ora, a farne le spese, non è certo chi l'ha voluto...

Né meno dolorosa la situazione del Venezuela che ha visto la sua economia paralizzata per due mesi da uno sciopero-serrata , con conseguenze tragiche e stavolta non solo per le classi più deboli, ma per tutti: imprese piccole e grandi... con lo Stato in capo a tutte (si calcola che nei 60 giorni, solo di mancate entrate da petrolio siano stati persi 8000 milioni di Usd, mentre la perdita in termini di tempo di lavoro è calcolabile in miliardi di ore). Senza voler entrare nelle cause che hanno generato questi avvenimenti, alcune considerazioni vanno però fatte, perché il pericolo che la situazione possa degenerare irreparabilmente, non è cessato, né cesserà con le elezioni per confermare o mandare a casa Chavez... vinca chi vinca. Si dovranno fare i conti con la spaccatura che si è prodotta nel paese, con i disoccupati e con coloro che, a seguito della crisi, hanno perso il loro posto di lavoro... I postumi saranno più gravi dei disagi attuali, e la disoccupazione, la svalutazione della moneta e l'inflazione potrebbero caratterizzare i prossimi mesi della vita economica del Venezuela.

Tempi duri anche per i nostri connazionali che vivono in America Latina che ormai devono acquisire la certezza che per chi vive quaggiù il tempo delle vacche grasse è terminato e che esistono dei problemi sociali prioritari che devono essere affrontati con urgenza se si vogliono ristabilire la pace e la serenità nel Continente. Una realtà che dovrebbe essere avvertita anche dal nostro Paese che dovrebbe assumere qualche iniziativa concreta per facilitare l'occupazione e l'inserimento dei nostri connazionali nelle economie locali.

Forse dovremo ricominciare da capo, come quando siamo arrivati, ma questa volta dovremo collaborare anche a costruire una coscienza democratica che si è consumata o che forse non ci siamo mai preoccupati di rinsaldare. (Vitaliano Vita-Pagine/Inform)


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