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INFORM - N. 22 - 3 febbraio 2003

"Il futuro della memoria" nella società moderna

Betty Leone (Spi-Cgil): "il legame con i pensionati all'estero è importante anche perché la loro esperienza è un elemento fondante che favorisce il mantenimento delle relazioni con l'Italia"

ROMA - Quasi in concomitanza con la Giornata Nazionale della Memoria, la ricorrenza dedicata al ricordo dell'olocausto, si è svolto a Roma un convegno sul tema "Il futuro della memoria". Un incontro, organizzato dal Sindacato Pensionati della Cgil, che ha cercato di approfondire, attraverso le testimonianze di esperti, ricercatori e docenti universitari, il percorso della memoria e di come questo inestimabile valore possa arricchire, in un conteso sociale in continua evoluzione, l'identità del singolo e del sindacato. Una sfida fondamentale, la trasmissione delle matrici culturali alle nuove leve sindacali, che la Spi-Cgil sta affrontando attraverso l'attivazione di uno specifico progetto che ha come obiettivo primario la valorizzazione della memoria. E' infatti ormai imminente la pubblicazione di una prima serie di videoconferenze che raccoglierà le testimonianze dei più importanti dirigenti, tra i tanti nomi ricordiamo quello Gianfranco Rastrelli e Bruno Trentin, che hanno fatto la storia del sindacato. Ma al di là delle singole iniziative l'obiettivo finale dello Spi-Cgil, come ha spiegato nella nota introduttiva del convegno la rappresentante del "Progetto Memoria" Alba Orti, sarà la definizione di un vero e proprio "Statuto della Memoria" Un nuovo supporto culturale che definirà i fondamenti unitari e valorizzerà i contenuti strategici del sindacato, proponendo, al contempo, l'attivazione di specifiche reti per la salvaguardia da possibili sprechi, manomissioni ed abusi.

"Io credo che la memoria abbia una sua particolare valenza - commenta Betty Leone, segretaria generale dello Spi-Cgil - proprio perché ci permette di ragionare sulla questione che oggi è al centro della discussione politica. E cioè sul rapporto attualmente esistente tra la presa di coscienza individuale e la costruzione di un grande soggetto collettivo e democratico. Nel contesto odierno si dà infatti sempre meno valore ai soggetti collettivi e così si finisce per impoverire la democrazia. Ma se in una società complessa vengono a mancare forti strutture collettive, è allora il leader che, in qualche modo, prende su di sé la rappresentanza di tutti. Sì, c’è il rischio che la memoria non venga usata come elemento costitutivo dell'identità di un popolo, ma come un assoluto che non dia valore a ricordi discordanti. E' quello che noi assistiamo in questi giorni quando ad esempio si dice che vanno riscritti i libri di storia. Ma quando ci sono più storie il vero elemento che costituisce l'identità di un popolo è proprio il riconoscimento di memorie diverse".

Per quanto riguarda invece la nostra presenza nel mondo - sottolinea Betty Leone rispondendo ad una nostra domanda - noi siamo vicini agli anziani all'estero che hanno acquisito una pensione italiana ed abbiamo relazioni con i sindacati in loco che associano anche i nostri connazionali con previdenza estera. In questo contesto abbiamo quindi un attivo rapporto con queste persone che portano con sé la memoria di dolorosi momenti della storia italiana e cioè dei grandi esodi migratori dell’inizio del ‘900 e degli anni ‘50-‘60. Due diaspore fondamentali che hanno inciso profondamente sullo sviluppo e l'organizzazione, anche economica, del nostro Paese. Io credo che questo legame con i nostri connazionali nel mondo sia importante non solo per motivi di tutela, ma anche per raccogliere la loro esperienza e fare di questo valore uno degli elementi fondanti per il mantenimento delle loro relazioni con il Paese d'origine e l'interpretazione della lontana realtà italiana. Tutto questo sarà ancora più importante - conclude Betty Leone - ora che agli italiani all'estero è stato riconosciuto il pieno esercizio del diritto di voto". (Lorenzo Zita-Inform)


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