* INFORM *

INFORM - N. 21 - 31 gennaio 2003

Il "Rapporto Italia 2003"dell'Eurispes

In un Paese diviso in due cresce il divario tra la gente comune ed il mondo della politica. "Fuga dei cervelli" e "Operazione rientro"

ROMA - "Mai come adesso ci sono due Italie, separate forse come non lo sono mai state: l'Italia della gente comune afflitta dalle ansie quotidiane, ma non per questo priva di vitalità, e l'Italia della politica che non riesce più a nascondere con le zuffe e le grida l'incapacità di elaborare un progetto per guidare il Paese. Alla fine, l'immagine della politica rischia di diventare la falsa immagine dell'intero Paese caricandolo di vizi e difetti che fortunatamente, sono ancora circoscritti ai partiti, ai loro apparati ed alla classe dirigente". E' questo il severo giudizio che emerge dal Rapporto Eurispes 2003 e che il Presidente dell'Istituto Gian Maria Fara ha illustrato il 31 gennaio davanti alla vasta platea dell'aula magna dell'Università La Sapienza di Roma. "La sensazione - ha inoltre evidenziato Fara dopo aver denunciato lo svilimento del ruolo del Parlamento e la crescente crisi della dirigenza in tutte le sue articolazioni politiche, economiche, culturali ed informative - è che si vadano consolidando due subculture della democrazia: quella della piazza e quella dei sondaggi. In questa situazione un Paese ricco di potenzialità e voglia di fare come l'Italia morde il freno ed appare trattenuto da troppa burocrazia e dai lacci normativi".

Un quadro preoccupante e complesso, quello descritto da Fara, che evidenzia però alcuni "punti fermi". In primo luogo l’Eurispes conferma il dato, su cui si sono accese tante polemiche, dell'incremento dell’inflazione tra il novembre 2001 e il novembre 2002 che si attesterebbe intorno al 13%; una stima nettamente superiore al 3,8% accertato per lo stesso periodo dall'Istat. Dall'analisi della distribuzione del reddito emergono poi tre Italie. Quella del nord dove il reddito medio delle famiglie supera i 30.000 euro, l'Italia centrale dove la retribuzione annua si attesta intorno ai 26.000 euro e il Mezzogiorno che evidenzia una contribuzione media per nucleo familiare inferiore ai 20.000 euro. In questo quadro così disomogeneo, caratterizzato da un'evidente contrazione dei consumi, si accentua inoltre il divario tra le classi più ricche e gli strati della popolazione meno abbienti. Per quanto riguarda invece i mali che affliggono maggiormente il nostro Paese dalla ricerca emerge innanzitutto un preoccupante calo di fiducia nelle istituzioni (circa il 50% degli intervistati) e una consistente richiesta di sicurezza (21,1%), ordine (17,3%), efficienza (14,7%) e giustizia (14,2%).

Un intero capitolo è invece dedicato alla fuga dei cervelli all'estero, derivante dalla debolezza del sistema di ricerca italiano. Secondo gli studiosi dell'Eurispes, che evidenziano anche un netto divario tra il numero delle domande italiane sottoposte all'Ufficio Europeo dei Brevetti (3.329 nel 2001) e quello dei maggiori Paesi industrializzati, sarebbero a tutt'oggi circa 1234 i ricercatori all'estero che hanno scelto , tra le mete privilegiate Germania, Regno Unito, Svizzera, Francia e Stati Uniti, di risiedere all'estero. Non stiamo parlando solo di studiosi dell'area scientifica ma anche di esperti di lettere e filosofia che rimproverano al sistema italiano la mancata valorizzazione della qualità e l'assenza di sistemi meritocratici che favoriscano l'avanzamento di carriera. Al fine di tamponare questo preoccupante esodo nel 2001 il Governo italiano ha varato, con uno stanziamento di 78 milioni di euro, la cosiddetta "Operazione rientro dei cervelli". Un programma mirato - sul fronte degli investimenti pubblici il governo si è imposto di elevare entro il 2006 all'1% del Pil gli stanziamenti per la ricerca - che ha però rappresentato solo una risposta parziale, il 48% delle domande presentate non sono state accettate, e che non esaurisce certamente la problematica.

Ma dall'Eurispes sono stati raccolti interessanti dati anche sull'atteggiamento degli italiani nei confronti degli immigrati. Secondo il sondaggio, svolto su un campione di 2000 persone, il 58% degli intervistati avrebbero dei normali rapporti con gli stranieri residenti, il 27% invece coltiverebbero ottime relazioni con i non nazionali e solo il 13% del campione considererebbe questi contatti ostili ed insopportabili. Di contro quasi il 37% degli intervistati ritiene che l'associazione tra immigrati e criminalità corrisponda a realtà. Una presenza, quella degli stranieri, che nel nostro Paese ha un'incidenza sulla popolazione residente del 2,8% e che vanta una cospicua forza lavoro equamente suddivisa tra i settori della ristorazione (87.812), dell'agricoltura (quasi 60.000), dell'edilizia (43.098) e delle pulizie (43.209). Tutte realtà occupazionali poco ambite dai lavoratori italiani. Nelle variegate comunità immigrate - gli stranieri provengono in prevalenza dai Paesi dell'Europa centro-orientale (41,4%), dall'Africa (26,9%) e dall'Asia (19,1%) - si registra inoltre un'elevata presenza di bambini (a tutt'oggi sono circa 300.000 ma potrebbero presto superare il mezzo milione) ed una discreta rappresentanza del sesso femminile (46% della popolazione immigrata). Da segnalare infine, nonostante la religione cristiana sia ancora la più professata dagli stranieri residenti in Italia (circa 660.000 unità), il costante aumento tra gli immigrati dei fedeli mussulmani (quasi mezzo milione).

Alla presentazione del rapporto era presente anche il Presidente della Provincia di Roma Silvano Moffa che ha espresso il suo apprezzamento per l'ottimo lavoro svolto dai ricercatori dell'Eurispes. "E' un rapporto ancora una volta molto interessante - ha detto il Presidente della Provincia rispondendo alle nostre domande - perché si articola sulle dinamiche sociali che stanno caratterizzando il nostro Paese. Mi sembra soprattutto opportuna sia la segnalazione su una domanda crescente per una nuova centralità della politica che presupponga la capacità di costruire una classe dirigente adeguata, sia la riflessione su una terza fase delle riforme in senso federalista che si deve coniugare anche con una nuova capacità di sviluppare competenze nelle autonomie locali. Tra l'altro il rapporto di quest'anno segnala, e questo ci fa molto piacere, una buona prassi amministrativa provinciale - ha aggiunto Moffa riferendosi al progetto sperimentale della Provincia di Roma per gli enti locali federati portato ad esempio nel quinto capitolo della ricerca - individuata nel sistema di pianificazione che, con nuove metodologie, noi abbiamo messo in campo e che può, secondo l'Eurispes, rappresentare un vero e proprio modello di pianificazione territoriale, dotato di ottimi elementi di misurazione e di standard innovativi che consentono al territorio di crescere e di accertare la sostenibilità ambientale degli interventi". (Lorenzo Zita-Inform)


Vai a: