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INFORM - N. 20 - 30 gennaio 2003

Da "DS / Cittadini nel mondo"

L’Ulivo negli Stati Uniti. Una utopia o una realtà concreta?

L’approvazione dell’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero (legge 7-12-2001, n.459) oltre a essere stata una meritata vittoria politica del ministro Tremaglia, legge approvata da un governo di centrosinistra, riapre un dibattito politico, per anni visto con superficialità o posto ai margini della vita politica italiana. Vale a dire: gli italiani residenti all’estero e in particolare in Nord America si collocano prevalentemente a destra o a sinistra? Pro-Berlusconi o contro Berlusconi? Gli italiani residenti negli Stati Uniti possono essere definiti nel seguente modo: profondamente grati e riconoscenti al paese che li ha ospitati, gli Stati Uniti, permettondo loro quel riscatto sociale che per vari motivi l’Italia aveva loro precluso.

Inoltre, essi seguono con passione e attenzione le vicende politiche italiane desiderosi di assistere a quella nuova fase della politica italiana che porti meno divisioni interne, maggiore risonanza internazionale, ma soprattutto desiderano una Italia che politicamente sia più vicina a loro. Per politicamente intendono una maggiore e più diffusa programmazione televisiva, maggiori opportunità per gli scambi culturali per i propri figli, studenti universitari o studenti di scuole superiori, una politica per gli scambi commerciali più dinamica, capillare ed efficiente, una politica di assistenza sociale, soprattutto verso gli anziani, spesso in difficoltà finanziarie e una maggiore efficienza dei consolati, catalizzatori di tutte le proteste rivolte verso l’Italia. A questi vari elementi, già necessari per la costruzione di un programma politico della comunità italiana residente negli Stati Uniti, va aggiunto quel collante che per anni ha dato voce e peso politico alla comunità italiana: la religione cattolica. Sebbene la partecipazione alla vita religiosa si sia ridotta considerevolmente nel corso degli ultimi 10 anni, gli italiani residenti negli Stati Uniti ancora preferiscono le università cattoliche o le scuole superiori cattoliche per l’istruzione dei loro figli. Per coloro che iscrivono i figli alle scuole cattoliche, spesso l’istruzione religiosa indirettamente impartita in viene a identificarsi con un sentimento di italianità mai sviluppato appieno in loro dalle istituzioni italiane - politiche e culturali - a causa di una insufficiente presenza assistenziale. Vuoto riempito, con soddisfacenti risultati, dal volontariato cattolico o dalla Chiesa stessa.

Alla luce di questa succinta relazione si pongono delle conseguenze da trarne per la costituzione di uno schieramento politico di area che possa far proprie queste radicate identità culturali, ma che soprattutto sappia guardare al futuro includendo nuove e urgenti istanze politiche e culturali che vadano dalla globalizzazione alla nuova forma assunta dalla famiglia, a un nuovo concetto della cittadinanza, alle nuove forme di welfare. Una politica che, come progetto fondante ponga l’inclusione di quanti da italiani hanno deciso, per scelta di vita o per congiunture storiche, di vivere negli Stati Uniti.

Se questo è lo scenario dei valori e delle identità degli Italiani negli Stati Uniti, quale forma politica bisogna dare a questa considerevole presenza italiana?

Prima di esaminare come e cosa bisogna fare, poniamo una breve riflessione su quella che oggi è la voce dell’emigrazione più consistente e meglio organizzata: vale a dire quella che fa riferimento ai consultori regionali dell’emigrazione. Essi svolgono un ruolo importante di collegamento tra le istituzioni regionali italiane e le comunità regionali, (campani, siciliani, calabresi, veneti, etc..) negli Stati Uniti. Spesso però la capacità di dialogo di queste importanti realtà con la realtà locale è minima ed è molto bassa verso le nuove generazioni di italiani che si sono trasferiti negli Stati Uniti.

Le nuove generazioni, pur sentendo fortemente un bisogno aggregativo non politico, ma ricreativo, vedono ancora l’esercizio del diritto di voto come espressione della politica destinata alla vecchia emigrazione. Le nuove generazioni guardano all’emigrazione classica e alla "comunità" principalmente attraverso i media, il quotidiano America Oggi in primis. Questo quotidiano nel corso degli ultimi anni è notevolmente migliorato presentandosi alla comunità italiana come un credibile e autorevole strumento di coesione sociale e di contenitore delle istanze politiche che maggiormente interessano la comunità italiana in Nord America.

I giovani, pur beneficiando di un clima economico e culturale totalmente differente da quello della generazione passata, non possono costruire la loro identità politica solo sulla loro differente esperienza di vita, ma soprattutto su quella che è stata la storia degli italiani nel Nord America. Il futuro della politica italiana verso gli italiani residenti in Nord America si costruisce su un continuum storico fatto di rispetto del lavoro delle associazioni e dei bisogni della comunità, ma soprattutto deve porsi al di là di ogni momentaneo "framework" politico. Deve essere la politica che deve fornire risposte e soluzioni alle richieste della comunità.

Le giovani generazioni vanno ascoltate a partire dalle esigenze che si pongono alla loro vita associativa, nelle università, in alcune parrocchie, e nelle associazioni di categoria: penso ad esempio alle varie fondazioni scientifiche italiane o dirette da italiani nate negli Stati Uniti, alle associazioni dei docenti di Italianistica, alle associazioni degli studenti di economia, e a tutto quell’universo italiano presente in Nord America, operoso ma sospettoso verso le istituzioni e la politica italiana. In conclusione riteniamo che queste istanze non possano confluire direttamente in una forma partitica classica, ma viceversa in una nuova e interessante forma politica, quella di una aggregazione di istanze politiche che ponga a fondamento della sua genesi il dialogo e la tolleranza. (Vincenzo Pascale-DS Cittadini nel mondo)

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