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INFORM - N. 20 - 30 gennaio 2003

I trent'anni di attività dell'AVSI in un convegno all'IILA

Contraddittorio tra Frattini e D’Alema sui "venti di guerra" in Medio Oriente

ROMA - In occasione dei trent'anni di attività dell'Associazione Volontari per il Servizio Internazionale (AVSI) si è svolto a Roma, presso l'Istituto Italo Latino Americano, il convegno sul tema "Presenza Cristiana è sviluppo". L'AVSI è un'Organizzazione non governativa, riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri e e dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, che da alcuni anni opera, con 24 ONG e oltre 300 volontari qualificati, in trenta Paesi dell'Africa, dell'America Latina, del Medio Oriente e dell'Est Europeo. Aderente alla Federazione dell'impresa sociale-Compagnia delle Opere, l'AVSI può vantare 85 progetti in corso, 25 iniziative in fase istruttoria e ben 190 programmi completati. Tra i numerosi progetti hanno avuto particolare successo l'adozione a distanza, a tutt'oggi circa 20.000 bambini ricavano vantaggi concreti dall'iniziativa, l'organizzazione in Argentina di un seminario per 350 imprenditori finalizzato al rilancio dell'esportazione alimentare e la realizzazione nelle favelas del Brasile di apposti centri educativi che accolgono 3000 bambini. Una variegata esperienza solidale che, secondo il Presidente dell'AVSI Arturo Alberti, si fonda sul dialogo interpersonale e pone al centro dell'attenzione l'uomo. Secondo questa ottica solo incontrando direttamente i poveri si potranno infatti condividere le loro problematiche. "Quello che più mi colpisce - ha inoltre sottolineato Alberti - di questi trent'anni di storia è l'incontro con persone di culture e tradizioni diverse in un percorso di rispetto delle diversità e di desiderio di valorizzare il positivo presente all'interno di ogni singolo uomo".

Una tesi, quella della centralità della persona umana, che è stata ribadita anche dal Presidente della Compagnia delle Opere Giorgio Vittadini. Dopo aver duramente criticato le posizioni ideologiche dei movimenti no-global - le povertà hanno molte origini e non possono essere ridotte a preconcetti prestabiliti - Vittadini ha evidenziato come a tutt'oggi il problema sia la responsabilizzazione dell'io e cioè l'aiutare concretamente il povero, attraverso la formazione e condividendone gli ideali, nella costruzione del futuro.

Da Massimo D'Alema, Presidente dei Ds ed ex Presidente del Consiglio, è stato invece ricordato come la positiva immagine internazionale dell'Italia sia in gran parte dovuta al costante impegno per la pace delle nostre forze armate e delle organizzazioni italiane di volontariato. Sulla globalizzazione D'Alema, dopo aver evidenziato la necessità di governare questo fenomeno per evitarne i rischi ed utilizzarne al meglio i vantaggi, ha sottolineato come al momento la grande e libera fruizione della comunicazione di massa renda ancora più visibile ed insopportabile, agli occhi delle popolazioni più povere, la grande diseguaglianza sociale tra Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. Un grave divario economico che potrà essere superato solo se l'occidente impegnerà risorse adeguate per lo sviluppo e rinuncerà ad adottare misure protezionistiche in difesa dei propri prodotti che, in definitiva, finiscono per soffocare le economie dei Paesi più deboli: l'America Latina sarà il grande banco di prova di questa politica. Grande preoccupazione è stata inoltre espressa da D'Alema sia per l’avvenire del processo di pace in Palestina - in questo contesto, ha detto, l'Italia sembra aver abbandonato la sua tradizionale politica di equidistanza - sia per i crescenti venti di guerra che potrebbero coinvolgere il nostro Paese in un rischioso conflitto con l'Iraq. " Una scelta di guerra del Governo italiano - ha concluso il Presidente dei Ds - dividerebbe l'Europa e l'Italia molto più di un semplice girotondo".

In risposta a queste critiche il Ministro per gli Affari Esteri Franco Frattini, dopo aver ricordato che la nostra diplomazia sta facendo di tutto per riavviare il dialogo di pace in Medio Oriente, ha ribadito che il governo italiano si sta attivamente muovendo per scongiurare il dramma della guerra, per valorizzare l'operato dell'ONU e per mantenere unita l'Europa in una forte alleanza con gli Stati Uniti. Ma il titolare della Farnesina ha anche illustrato le linee guida del nostro Paese per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo. Un settore dove si contano aree geografiche di crisi sempre più ampie e che viene pesantemente condizionato dagli effetti del terrorismo internazionale e della rampante globalizzazione. In questa ottica lo strumento della cooperazione dovrà dunque accompagnare e completare, favorendo nei paesi liberati dall'oppressore e dal terrorismo la rinascita di infrastrutture amministrative e statali, l'operato dei nostri militari che ormai da anni sono impegnati in pericolose missioni di polizia internazionale. Dopo aver ricordato la necessità di attuare una cooperazione che rivaluti il capitale umano, tuteli la cultura e l'ambiente locale e distribuisca in maniera equa i capitali impegnati, il Ministro Frattini ha annunciato che il Governo prima di varare la riforma del settore - la nuova cooperazione dovrà essere meno assistenzialistica, più sussidiaria e aperta alle esperienze degli altri - ascolterà le indicazioni ed i suggerimenti delle ONG che operano direttamente sul campo.

Ma in un convegno sul volontariato cristiano non poteva certamente mancare la testimonianza della Chiesa. Il Segretario per i Rapporti con gli Stati della Città del Vaticano, mons. Tauran, ha infatti ricordato come il Santo Padre abbia più volte ribadito l'universalità e l'indivisibilità dei diritti umani che devono essere costruiti nel rispetto della vita, della persona umana e della solidarietà. Inoltre, secondo quanto affermato da Giovanni Paolo II nell'enciclica "Centesimus Annus", i poveri, nella società della supremazia delle cose, non dovranno più essere considerati come fardelli, bensì come persone capaci di elevarsi spiritualmente e socialmente. In questo contesto, anche alla luce degli sviluppi del dibattito, c’è stato da parte dei mons. Tauran un appello di pace. "Sulla crisi irachena - ha ribadito con fermezza ai giornalisti - non dobbiamo rassegnarci alla guerra. Oggi si parla molto di guerra preventiva, ma credo che il tema di attualità sia come prevenire il conflitto armato, e questo perché la guerra è sempre una sconfitta dell'umanità ". (Lorenzo Zita-Inform)


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