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INFORM - N. 19 - 29 gennaio 2003

"Tante Patrie una Patria". Inaugurata al Vittoriano una mostra itinerante sull'identità italiana nel mondo attraverso l’emigrazione

Tremaglia: "la mostra ci parla di un passato intriso di dolore ma ora gli italiani hanno vinto"

ROMA - Tornare indietro nel tempo, ricordare un passato dimenticato, riscoprire una comune memoria e comprendere la ricchezza rappresentata dagli italiani nel mondo. Sono questi in sintesi gli obiettivi e le finalità della mostra "Tante Patrie una Patria: l'identità italiana nel mondo attraverso l'emigrazione" inaugurata nel complesso del Vittoriano (dove resterà fino al 16 marzo) dal Ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia. Presenti alla cerimonia, in qualità di madrina e padrino, Maria Grazia Cucinotta, protagonista del film "Marcinelle" - secondo l'attrice siciliana ancor oggi gli italiani sono degli emigranti che lottano per la conquista del benessere - e il cantante napoletano Gigi D'Alessio. L'iniziativa, sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, è stata realizzata con il patrocinio delle principali strutture pubbliche che si occupano di emigrazione. Oltre al Ministero per gli Italiani nel mondo ed al Ministero degli Affari Esteri, partecipano la Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, la rappresentanza in Italia della Commissione e del Parlamento Europeo, l'Istituto Italo-Latino Americano, la Regione Lazio, la Provincia e il Comune di Roma.

Un percorso della memoria, quello proposto dalla mostra, che si avvale di un ricco repertorio fotografico e cinematografico - i visitatori possono "rivivere" le visite mediche, spesso drammatiche, a cui erano sottoposti i nostri emigrati che approdavano negli Stati Uniti e in altri Paesi di emigrazione -, di una vasta raccolta di cartoline e di lettere - da non perdere anche quella scritta da Gabriele D'Annunzio agli "amici americani" - e di una raccolta delle prime testate d'emigrazione dell’Ottocento o dei primi anni del Novecento; alcuni titoli: "L'Eco D'Italia" (Svizzera), "La Patria degli Italiani" (Brasile), "La Cronica" (Perù). Lungo l'itinerario della mostra, sia gli oggetti tipici della nostra storia migratoria, come i passaporti, i documenti di viaggio, gli stendardi, i manoscritti e le coccarde di società italiane, sia un grande pannello con le immagini di connazionali nel mondo - dai Nobel ai grandi inventori, ai personaggi della cinematografia internazionale - che hanno portato lustro all'Italia. Ma l'esposizione, che riserva una sezione alla moda italiana, non guarda solo al passato. Sui muri della mostra sono illustrati, in appositi riquadri, i numeri salienti dei nostri flussi migratori - in questo contesto vengono ricordate che sono 7056 le associazioni italiane sparse per il mondo - dalle prime grandi migrazioni di massa fino ai giorni nostri.

Un viaggio nel tempo che ha soddisfatto il Ministro per gli Italiani nel mondo. "La mostra è bellissima - ha sottolineato Tremaglia - e devo dire che è superiore alle aspettative. Ci sono dei grandi spazi e poi c'è tutto il racconto, passo per passo, dell'emigrazione italiana. Ho visto delle lettere (una volta avevo pensato a raccoglierle in un libro dal titolo "Italia amore mio") toccanti e meravigliose. La mostra - continua il Ministro ricordando le sofferenze ed il successivo riscatto dei nostri connazionali - ci parla di un passato intriso di dolore. Un sacrificio, fatto di discriminazione e maltrattamenti, che è stato sopportato dagli italiani all'estero. Oggi, anche grazie al mantenimento delle proprie origini e del culto della Patria, i nostri connazionali nel mondo hanno vinto. Un successo che mi fa dire: grazie a Dio sono italiano. Bisogna però capire che essere italiano vuol dire anche portare avanti una politica, fatta di passione e di cuore, che vada al di là delle posizioni dei partiti".

"Noi abbiamo conquistato ed italianizzato il mondo - sottolinea il Ministro dopo aver ricordato la significativa presenza di 351 parlamentari di origine italiana - dove siamo presenti con gli Istituti di cultura, le Camere di commercio, i giornali, le radio e le televisioni. Adesso dobbiamo portare in Italia, far conoscere agli italiani in Patria questa realtà politica, culturale ed economica per far capire una volta per tutte alla classe politica italiana che ‘l'Altra Italia’ rappresenta una grande risorsa. Bisogna far comprendere - conclude Tremaglia dopo aver ricordato il durissimo scontro parlamentare sulla finanziaria che ha portato allo stanziamento di 120 miliardi di lire all’anno per l'integrazione dei minimi pensionistici dei nostri connazionali all'estero - che gli italiani nel mondo oggi, dopo 46 anni di lotta parlamentare che ha permesso la conquista del pieno esercizio di voto, hanno gli stessi identici diritti dei connazionali in Patria".

Specifiche valutazioni che il Ministro ha ribadito anche durante la breve ma intensa conferenza stampa di presentazione. Nel corso dell'incontro, dopo la lettura del messaggio del Capo dello Stato volto a sottolineare la valenza culturale della mostra, l'importanza simbolica della sede prescelta per l'evento e come la conquista del voto rappresenti una prerogativa fondamentale per la piena cittadinanza dei nostri connazionali nel mondo, Tremaglia ha ricordato la necessità di accogliere nella solidarietà e nella legalità - per evitare il ripetersi dei drammatici episodi del nostro passato migratorio - i tanti immigrati che, spesso in condizioni spaventose, approdano sulle coste del nostro Paese. Per quanto riguarda la cosiddetta "fuga dei cervelli" ha poi annunciato che tra i convegni in programma (è ormai imminente quello sul voto) uno sarà dedicato agli scienziati italiani nel mondo. Dopo aver ricordato il dramma di Marcinelle - durante la conferenza stampa è stato presentato un promo con le immagini dello sceneggiato di Rai Uno sulla miniera maledetta che ha come protagonisti Maria Grazia Cucinotta e Claudio Amendola - pur ribadendo la necessità di intervenire con forza a favore dell’Argentina sugli Stati Uniti e l'Unione Europea per l'attivazione di concrete iniziative di sostegno, Tremaglia si è detto ottimista per i recenti sviluppi della crisi argentina. A tutt'oggi si intravede infatti una certa ripresa dell'attività produttiva ed è stato finalmente firmato l'accordo con il Fondo Monetario Internazionale.

Prima del Ministro avevano preso la parola per brevi indirizzi di saluto il curatore della mostra Emanuele Stolfi e il sovrintendente per il polo museale romano Claudio Strinati che ha evidenziato come, con questa iniziativa, per il Vittoriano anche a seguito della recente ristrutturazione si apra una nuova fase più vitale e vicina ai cittadini. Dopo l'intervento del Vice Presidente della Regione Lazio Giorgio Simeoni che ha ringraziato il Ministro Tremaglia per il suo costante impegno al fianco degli italiani all'estero ed ha annunciato l'intenzione della Regione di istituire una Università italiana a New York, il rappresentante della Fondazione Paolo Cresci, Andrea Tagliasacchi, ha sottolineato l’apporto della Fondazione stessa (con oltre 300 pezzi) per la realizzazione della mostra.

Abbiamo chiesto infine un commento al Vicario Generale della Congregazione dei Missionari Scalabriniani, Padre Gaetano Parolin, che ha benedetto la mostra al momento dell’inaugurazione. Egli ha sottolineato la necessità di recuperare una esperienza migratoria che è stata rimossa e non riesce ancora ad identificarsi nell'identità nazionale. "Quando si parla di emigrazione - precisa Padre Parolin - bisogna però anche pensare che l'emigrazione continua. L'Italia è infatti diventata un paese d'immigrazione ma è ancora un paese di emigrazione. La fuga dei cervelli, che continua, non è un onore per l'Italia e le statistiche dicono che dal Mezzogiorno negli ultimi decenni sono partite 700 mila persone. Ma questa nostra realtà migratoria - conclude Parolin cercando di spiegare la diffidenza degli italiani nei confronti degli immigrati -, non essendo stata ancora metabolizzata nella cultura italiana, rischia di diventare un rifiuto non solo del passato ma anche di queste nuove migrazioni che vengono a cercare in Italia quello che noi abbiamo cercato altrove". (Lorenzo Zita-Inform)


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