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INFORM - 16 gennaio 2003

Un gesto semplice e forte per dire sì alla pace

Le Acli digiunano per alimentare la pace

TORINO - Il Consiglio nazionale delle ACLI, riunito a Torino, ha scelto il digiuno aderendo alla proposta formulata dalla Caritas per ricordare l’incontro di tutte le grandi religioni, svoltosi ad Assisi esattamente un anno fa, il 24 gennaio 2002.

Non abbiamo la fretta di scendere in campo ancora prima che l’arbitro (l’Onu) abbia fischiato l’inizio della partita, né possiamo tollerare di sapere dal portavoce del capitano della squadra di un altro Paese che siamo stati ingaggiati a nostra insaputa. La partita vera è quella della pace, non di un’inutile guerra unilaterale. È una partita, questa, che si vince sconfiggendo il terrorismo e sradicando la povertà; non sganciando bombe e schierando portaerei.

Non apparteniamo al popolo "flagellante" del pacifismo di maniera, del pacifismo utopico che non si pone obiettivi concreti di pace. Noi viviamo nella storia del nostro tempo, e abbiamo compreso che per non aver paura del domani e per accrescere la sicurezza di tutti non bisogna costruire altri muri ma creare spazi aperti nei quali tutti, comunità e singole persone, possano dialogare e sentirsi partecipi dello stesso mondo.

Non è perciò possibile che una sola persona o un solo Stato possano ritenere di affrontare e risolvere i problemi della sicurezza e della pace mondiale, tanto meno attraverso la guerra preventiva; una dottrina che va rifiutata alla radice perché porterebbe l’intero pianeta ad uno stato di guerra permanente. Di fatto oggi gli Stati Uniti sono l’unico vero gendarme del pianeta, ma pace e un nuovo ordine mondiale non possono essere un affare privato di un solo Paese, sia pure di un grande Paese democratico.

Siamo consapevoli che esiste una minaccia autentica: il terrorismo. Ma si tratta di una risposta sbagliata e pericolosa. Occorre un’alternativa politica, attiva e credibile. E questa alternativa può essere data da un’Europa dotata di una politica estera e di difesa, da una organizzazione come le Nazioni Unite, riformata, senza diritto di veto, dotata di una forza propria e autonoma di polizia internazionale.

Tutto questo non è utopia e tanto meno il frutto delle elucubrazione diplomatiche di un "vecchio continente". Ha ragione Prodi: non siamo vecchi. L’Europa, dopo due sanguinose guerre mondiali, ha appreso la lezione e si accinge a superare anacronistici nazionalismi e ad unirsi in una sola, pacifica comunità. (Inform)


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