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INFORM - N. 16 - 24 gennaio 2003

Le Acli a convegno sulla Fiat nel giorno della scomparsa di Giovanni Agnelli

Per la Fiat il futuro c’è !

TORINO - La notizia della morte di Gianni Agnelli è giunta pochi minuti prima l’inizio del convegno che le Acli hanno organizzato oggi a Torino sul futuro della Fiat.I lavori sono cominciati nel ricordo della sua figura, e con una preghiera, recitata dal Card. Severino Poletto, arcivescovo del capoluogo piemontese.-

Dopo la preghiera, il Presidente nazionale delle Acli, Luigi Bobba, ha così ricordato l’avvocato Agnelli: "La figura di Giovanni Agnelli riassumeva in sé il destino di una famiglia e di una azienda. Il suo attaccamento all’impresa, la volontà determinata nel guidarla attraverso le diverse crisi che si sono susseguite dagli anni ’70 in poi, dicono di un uomo che credeva nell’azienda, nel ruolo della Fiat, nell’economia del nostro paese. Vogliamo sperare che il carattere che aveva impresso nell’azienda possa durare anche in avvenire, e che Fiat possa essere solo non solo un grande marchio italiano, ma un’impresa capace di offrire lavoro e produrre ricchezza per fare grande il nostro paese".

Bobba ha poi spiegato le ragioni del titolo del convegno:" Fiat: un futuro c’è" come occasione per far emergere i motivi di speranza e le potenzialità per una soluzione positiva della crisi.

L’importante ha aggiunto Bobba - è che nessuno faccia un passo indietro, in primo luogo la famiglia Agnelli, poi le banche, le istituzioni e le organizzazioni dei lavoratori".

Il Card. Severino Poletto, Arcivescovo di Torino, ha voluto ribadire che "Torino non può permettersi di perdere la Fiat. Più volte nel mio ruolo di vescovo ho sollecitato la riflessione, invitato alla speranza e ricordato i principi evangelici. Ho stimolato il governo, le istituzioni locali e i sindacati a fare tutti la loro parte. Anche la proprietà deve fare la sua parte mettendo mano al portafoglio, se necessario. Chi oggi gestisce questa crisi merita fiducia e apertura di credito, ma non dobbiamo diffondere l’impressione che la Fiat finirà comunque male e che per Torino il declino sia inevitabile".

Al centro di tutti i discorsi economici e politici - ha concluso l’Arcivescovo - deve esserci la persona, tutte le politiche devono essere finalizzate al bene delle persone e al bene comune e la gestione della crisi della Fiat non può essere vincolata a interessi particolari, perché questo sarebbe fuorviante e sbagliato. E’ possibile che oggi si debba scegliere tra il lavoro e mettere al mondo dei figli? Possibile che si debba mortificare così la famiglia e la vita?"

"Credo sia difficile non vedere nella scomparsa del Senatore Agnelli un qualcosa di simbolico. Il Senatore è scomparso proprio nel giorno in cui si sarebbe dovuto decidere l’investitura del fratello Umberto a Presidente della Fiat. Con queste parole Sergio Chiamparino, Sindaco di Torino, ha commentato la notizia della scomparsa del Senatore Agnelli. Anche in questo momento estremo – ha proseguito il sindaco - si è confermato inestricabile e profondo il rapporto tra l’Avvocato e le vicende della Fiat e della città. Avete fatto bene a scegliere come titolo la frase "il futuro c’è"- ha proseguito Chiamparino - e credo davvero che un futuro ci possa essere, anche perché l’esperienza europea ci dimostra che ci sono stati altri casi di aziende con un analogo livello di difficoltà, ma hanno perseguito operazioni di investimento, concentrandosi sull’auto e riuscendo a ribaltare la loro situazione di mercato. Ecco perché credo che ci siano tutte le possibilità di una ripresa. Credo possa aiutare un segnale di impegno, anche solo simbolico, da parte della famiglia Agnelli, perché è importate ricostruire un rapporto di fiducia tra l’azienda e l’ambiente esterno. Considero poi utile uno scorporo o una scissione che permetta a Fiat Auto di avere un proprio percorso autonomo rispetto alle altre attività della Holding."

Per l’economista Mario Deaglio, la situazione di un’azienda come la Fiat non è critica solo in questo momento, ma fa semplicemente parte di un ciclo che l’impresa si trova ad affrontare periodicamente. "Già nel 1974 Cesare Romiti entrava a far parte di un gruppo Fiat in crisi, caratterizzato da mancanza di fondi per pagare i dipendenti nonché da una diminuzione del fatturato. La stessa cosa si ripeteva poi nel 1993, quando la famiglia Agnelli fu costretta a cedere la maggioranza aziendale. La storia quindi si ripete. Prospettive? A breve termine va evidenziata la forte emorragia che nel 2002 ha portato ad una forte difficoltà nella vendita,(che in parte è stata fermata, anche se la situazione non è del tutto risolta). A lungo termine la proprietà deve invece seriamente pensare ad accordarsi con qualcuno per continuare a sopravvivere. Dal canto loro i lavoratori dovrebbero invece riuscire a cambiare un po’ mentalità, riuscendo ad accettare l’idea di poter arrivare ad avere un posto di lavoro magari non più in Fiat ma di pari dignità".

Secondo il sociologo Luciano Gallino, i dati del 2002 relativi al Piemonte dicono che l’occupazione è aumentata ma non che sono scomparsi 23.000 posti di lavoro normale e sono aumentati solo i contratti di lavoro atipici: "la Fiat resta così uno dei pochi bacini di lavoro normale in Italia, cioè caratterizzato da un impiego a tempo pieno e con un contratto a tempo indeterminato. Anche questo è un elemento da difendere perché si tratta è l’unica forma di organizzazione del lavoro che permette agli occupati di fare progetti di vita.Un altro nodo da affrontare è quello delle dimensioni produttive. E’ stato calcolato che per restare sul mercato internazionale l’azienda dovrebbe produrre un minimo di 3 milioni di auto all’anno. L’unica strada per arrivare al livello di produzione concorrenziale è quella delle "alleanze", eufemismo con cui si vogliono indicare le uniche 2 opzioni alternative: la fusione o l’acquisizione. E’ anche importante mantenere il centro di controllo dell’azienda a Torino per garantire buoni livelli di progettazione, design, sperimentazione e produzione e, soprattutto non separarlo dai centri di produzione."

"L’attuale gruppo dirigente Fiat ha commesso dei grandi errori - ha esordito Giorgio Caprioli, Segretario nazionale della Fim-Cisl - e comunque ha sì dovuto mettere dei soldi per tappare i buchi prodotti dal precedente gruppo dirigente ma, contemporaneamente c’è stato, anche un tentativo di comandare senza pagare.

Il nostro capitalismo mantiene l’antico vizio delle alchimie finanziarie, scatole cinesi e così via per cui, mettendo cento lire e facendole girare, si crea un effetto in virtù del quale sembra che vada tutto a gonfie vele, salvo poi quando arrivano le crisi, ed ecco che il bel castello crolla. E quello che non convince del piano di risanamento è che, pensato per conseguire buoni risultati nel 2005 –2006, è invece destinato a svaporare perché non vediamo in programma risorse utili a un vero rilancio della Fiat Auto una volta superata la crisi (che sicuramente durerà ancora un anno o due). E comunque un piano di investimenti seri deve essere supportato da un sistema di alleanze finanziarie e soprattutto industriali."

"Per la Fiat il futuro c’è! - ha affermato il Presidente Luigi Bobba concludendo i lavori - ma a certe condizioni: c’è bisogno che qualcuno investa, perché non c’è rilancio senza adeguati investimenti, occorre una concentrazione sulla produzione di auto come elemento chiave, occorre che il rilancio della Fiat avvenga dentro a un distretto industriale dell’auto. Inoltre è necessaria una nuova identità culturale per questa azienda, così come non si può contrapporre lo sviluppo di un polo industriale con altre infrastrutture e altre tipologie di sviluppo. Infine mettiamo mano a forme di partecipazione attiva dei lavoratori, non solo quando ci sono danni, ma anche quando bisogna costruire lo sviluppo di un’azienda e investiamo attraverso la formazione sul lavoro e sulle persone. Con queste condizioni il futuro della Fiat potrebbe essere una strada aperta." (Inform)


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