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INFORM - N. 16 - 24 gennaio 2003

Al Goethe Institut di Roma un dibattito sull'immigrazione islamica in Europa

L'integrazione sarà possibile solo se l'Islam accetterà le basi civili e giuridiche delle democrazie occidentali

ROMA - L'Islam liberale può esistere? I valori islamici sono compatibili con gli ideali dell'Occidente? Potrà l'immigrazione in Europa favorire la modernizzazione della cultura islamica? Perché alcuni degli attentatori islamici dell'11 settembre provenivano dalla Germania? Quali sono i timori nei confronti dell'immigrazione? Per rispondere a questi quesiti si è svolto, presso la sede romana del Goethe Institut, un seminario dal titolo "L'Islam europeo diventerà Euro-Islam? L'immigrazione islamica in Europa e le politiche di integrazione". L'incontro, organizzato dal Goethe Institut in collaborazione con la rivista "Reset" si è aperto con l'intervento del docente di politica internazionale dell'Università di Gottingen, Bassam Tibi. Il noto studioso tedesco di origine siriana ha in primo luogo sottolineato come a tutt'oggi l'Europa si trovi a dover fronteggiare la grande sfida dell'immigrazione islamica. Una presenza in continuo aumento, si calcola che tra 30 anni saranno presenti nell'Unione Europea circa 40 milioni di immigrati mussulmani, che, al fine d'evitare tragiche conflittualità sociali e religiose, il vecchio continente dovrà accogliere con la consueta razionalità e laicità. Un rischio concreto, quello dell'integralismo islamico, che, per lo studioso tedesco, potrà essere superato solo attraverso l'avvio di un costruttivo dialogo tra l'Islam ed il mondo occidentale. La diffusione nel cuore dell'Europa dell'islamismo, in pratica l'ideologia politica con basi religiose, sarebbe infatti sicuramente danneggiata dall'affermarsi di un fattivo dialogo religioso e culturale che portasse ad una rapida integrazione dei mussulmani nelle variegate società europee. Ma per raggiungere questo risultato, secondo Bassam Tibi, si dovrà configurare, così come è già avvento in alcuni Paesi dell'Africa, una profonda riforma della concezione islamica che prenda in considerazione i principi di laicità e di democrazia - come ad esempio la separazione tra Stato e religione, la tutela dei diritti umani, il pluralismo delle opinioni e la valorizzazione della società civile - che caratterizzano il mondo occidentale.

Un appello alla civile convivenza ed alla pace che è stato pienamente condiviso dal rappresentante del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d'Islamistica (P.I.S.A.I.), Padre Maurice Borrmans che, dopo aver ricordato il crescente disattenzione della società occidentale nei confronti delle religioni, ha sottolineato come attualmente sussistano profonde differenze tra l'Islam della legge, della saggezza filosofica e della mistica. Lo studioso ha poi evidenziato la necessità di non generalizzare i giudizi, i contesti d'accoglienza e quindi gli stili di vita delle collettività mussulmane variano da Paese a Paese, sulla presenza islamica in Europa. Secondo Padre Borrmans nella nuova casa comune europea sarà dunque auspicabile, per facilitare l'integrazione dei mussulmani, sia una concreta armonizzazione delle variegate legislazioni che regolamentano la complessa realtà migratoria dell'Unione, sia una maggiore flessibilità del concetto occidentale della laicità.

Preoccupazione per il confronto tra le due civiltà è stata invece espressa dal politologo Giovanni Sartori che ha evidenziato il progressivo indebolimento dell'identità europea. Una perdita di convinzioni che sicuramente non ci favorisce nel confronto con l'aggressiva civiltà islamica. Se infatti i due mondi non riescono a coesistere le ragioni, secondo il docente della Columbia University, vanno sicuramente ricercate nell'affermazione, nell'ambito della complessa pluralità del mondo islamico, della concezione integralista. Una visione estrema - per Sartori anche tra due civiltà antitetiche come quelle mussulmane ed occidentali il dialogo ed il confronto va comunque avviato - in cui spesso nuotano i "pesci" del terrorismo. Dopo aver sottolineato le enormi difficoltà connesse all'integrazione dei fondamentalisti e la cattiva gestione della problematica da parte della classe politica occidentale, il noto politologo ha ricordato due eclatanti esempi di mancata integrazione culturale e religiosa. A tutt'oggi in Israele vi è infatti un notevole gruppo di ultraortodossi che, grazie alla possibilità di inviare i bambini a specifiche scuole religiose e all'esenzione dei giovani dal servizio militare, resiste ad ogni politica d'integrazione. Si può parlare di emarginazione, sia pure con caratteristiche diverse e decisamente più preoccupanti, anche per il caso dei nuovi immigrati sudamericani che ogni notte passano il confine del Messico ed approdano in USA in cerca di fortuna. Giovani che non conoscono la lingua inglese e che vivono la loro esperienza migratoria nella povertà, nella violenza e nell'emarginazione. (Lorenzo Zita-Inform)


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