* INFORM *

INFORM - N. 14 - 22 gennaio 2003

L’editoriale di "Sicilia Mondo"

Un 2003 puntando al nuovo

CATANIA - Guardiamo l’avvento del 2003 con nuova fiducia e ottimismo dopo un 2002 non facile. Come sempre, la chiusura dell’anno ci induce a tirare bilanci e fare previsioni. Con un po’ di fortuna, sempre che non si verifichino altri fatti drammatici di terrorismo internazionale e si calmino i venti di guerra nel Medio Oriente e nella Corea del Nord, è forte la speranza di una congiuntura mondiale migliore di quella non brillante del 2002.

Lo diciamo con una nota di ottimismo inguaribile che diventa subito di tristezza se rivolgiamo lo sguardo a quelle parti del mondo ancora oggi attraversate da guerre intestine, ­ in atto se ne contano oltre 50 ­ da ingiustizie, da diseguaglianze, da povertà vecchie e nuove, da violenze di ogni tipo, da morti per fame.

In questo scenario piuttosto grigio e gravido di incertezze, diventa punto di riferimento e riflessione per tutti il messaggio di Giovanni Paolo II che il primo giorno dell’anno, con la Giornata mondiale della pace, ha voluto ricordare l’enciclica "Pacem in terris" richiamando l’eredità profetica di Papa Giovanni XXIII: La pace ripudio della violenza, del terrorismo, della guerra, la pace fondata sui valori della verità, della giustizia, dell’amore e della solidarietà tra gli uomini, la pace come "bene universale".

Il 2002 non è stato particolarmente favorevole alla congiuntura mondiale, soprattutto in Giappone, in Europa e America Latina.

La crescita degli Stati Uniti è stata di circa il 2,4%, molto al di sotto di quella degli anni 90. L’Europa ha deluso attestandosi solo allo 0,8% rispetto alla previsione di circa 1,50%, il Giappone ha avuto una crescita negativa di ­0,5%, l’America Latina è stato un subcontinente in crisi. La situazione in Argentina, Brasile, Venezuela è drammatica anche se potrebbe migliorare nel corso del 2003. La Russia ha avuto una crescita del 4% circa. Inferiore è quella degli altri paesi dell’Europa centrale, le tigri dell’Asia hanno raggiunto il tasso del 6-7%, la Cina del 7-8%. Drammatica e senza speranza la situazione dell’Africa subsahariana a causa di siccità, guerre, instabilità politica, malattie.

Tutte le Nazioni puntano ora al nuovo anno per migliorare i tassi di crescita del 2002. Per l’Europa il 2003 sarà un anno importante perché dal recente allargamento sanzionato a Copenaghen è nata la "nuova Europa". Dopo il mercato unico e la moneta unica, la approvazione delle regole costituzionali che si prevede per il secondo semestre dell’anno sotto la presidenza italiana, consentiranno alla Unione Europea di parlare con voce unica nella politica estera e nella difesa e di essere un punto di riferimento autorevole per monitorare in maniera democratica e multilaterale il fenomeno della globalizzazione offrendo così un controllo protettivo nei confronti del terzo mondo e della umanità schiacciati dai mercati guidati delle multinazionali dominanti.

Questo 2003 potrebbe essere l’anno dell’euro dopo il successo del suo primo anno di vita con il superamento della parità nei confronti del dollaro, l’apprezzamento dei mercati mondiali, l’entrata nelle riserve valutarie e nei sistemi di cambio di 54 nazioni. Ma forse gli europei e gli italiani dovrebbero avere maggiore fiducia sulle proprie capacità. Il 2002 è stato per l’Italia un anno di fibrillazioni continue per gli scontri permanenti tra gli schieramenti politici e sindacali sulle problematiche della giustizia, della economia e delle Istituzioni. Da quelle quotidiane a quelle in lista di attesa.

Sugli eventi italiani, punto di riferimento sicuro è certamente il Presidente Ciampi con le sue valutazioni, i suoi richiami e le sue indicazioni.

Le questioni centrali sulle quali l’Unione Europea analizza le situazioni dei paesi membri sono: competitività, sviluppo e stabilità. L’Italia ha tutte le potenzialità di crescita per raggiungere questi obiettivi ma a tutt’oggi il "sistema Italia" difetta di funzionalità. Mentre si apre il cantiere gigantesco e sdrucciolevole delle riforme Istituzionali, ci soffermiamo su alcune considerazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Nello scenario macroeconomico odierno, il sistema Italia perde di competitività sui mercati globali. Le ragioni stanno principalmente nella carenza di investimenti nella ricerca e nelle innovazioni attualmente al di sotto di quelli degli altri paesi dell’OCSE.

Per uscire dal tunnel concordiamo con chi ritiene necessaria una inversione di rotta per determinare un rilancio globale e strategico puntando sulla istruzione universitaria finalizzata alla ricerca, attualmente del tutto inadeguata, sul ricorso alle reti informative evolutive e diffuse e su una forte politica di sostegni e di servizi conoscitivi e finanziari in favore delle piccole e medie imprese per farle passare a medio grande nell’interesse dello sviluppo del paese. Un percorso necessario sulla strada della competitività internazionale.

Siamo convinti che il volano della ricerca, così come avviene nei paesi più sviluppati non può non essere monitorato dalla mano pubblica che deve investire nei settori più innovativi e ad alto tasso tecnologico ed informativo, creando le opportunità per i ricercatori, favorendo i modelli di collaborazione tra università ed imprese verso gli obiettivi della competitività, dando spazi e selezionando i giovani, quelli migliori e più motivati attraverso tutte le possibili agevolazioni.

Siamo altresì convinti che l’Italia se vuole realizzare un concreto scatto in avanti della sua economia e della sua statura internazionale e culturale, deve coinvolgere operativamente la grande risorsa strategica costituita dagli italiani all’estero sparsi in tutte le parti del mondo che sono più numerosi degli italiani che vivono nella penisola e che sentono forte l’orgoglio della italianità.

In questo senso, consideriamo una iniezione di fiducia ed un arricchimento culturale il discorso di fine anno del Presidente Ciampi sull’orgoglio italiano e sull’apprezzamento ai connazionali all’estero per il loro straordinario attaccamento all’Italia.

Senza dimenticare il messaggio di Giovanni Paolo II che citando l’Enciclica "Pacem in terris" ha ricordato la dignità della persona umana e i diritti inalienabili del mondo della mobilità con l’affermazione "deve essere il capitale a creare il lavoro e non viceversa".

Per il 2003 il nostro auspicio è quello di una inversione di rotta sui fatti negativi del 2002 e di vivere il nuovo anno appena cominciato con fiducia e con l’aspettativa esaltante di un nuovo che sia più gratificante e più giusto per tutti. (Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/Inform)


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