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INFORM - N. 12 - 20 gennaio 2003

Una dichiarazione del Presidente Nazionale delle ACLI Luigi Bobba

Referendum sull'articolo 18: "un'arma impropria per un obiettivo sbagliato"

ROMA - "La cosa peggiore sarebbe che il Paese si bloccasse un’altra volta in uno scontro ideologico dannoso sia per le imprese che per i lavoratori". Lo ha affermato il Presidente Nazionale delle ACLI, Luigi Bobba, riferendosi alla situazione che si è venuta a creare con la ammissibilità del referendum sull'Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

"Forse - ha proseguito Bobba - la questione avrebbe dovuto essere affrontata, prima di tutto dal Governo, in modo meno ideologico e depurata dal non tanto segreto intento di 'spezzare le reni al sindacato'. Una cosa è certa: l’uso del referendum per rimodulare le tutele dei lavoratori si è rivelato un'arma impropria, un po' come utilizzare un’accetta per fare la punta ad una matita…

La mina andrebbe invece disinnescata con una riforma legislativa che coinvolga le parti sociali e anche quella parte di opposizione che ha una chiara ispirazione riformista".

Ad avviso del Presidente delle ACLI potrebbero essere prese in considerazione sia la proposta del Prof. Accornero che quella del Prof. Ichino. Il primo sostiene l’opportunità di estendere l’art. 18 – ovvero la reintegrazione sul posto di lavoro per licenziamento senza giusta causa – a tutti i lavoratori ma solo nel caso in cui l’interruzione del rapporto di lavoro avvenga in forza di una palese discriminazione di sesso, religione, attività politica o sindacale (ovvero violazione dei diritti individuali della persona). Negli altri casi sarà invece il giudice a decidere utilizzando prevalentemente lo strumento del risarcimento.

Non molto difforme la proposta di Ichino: il Parlamento adotti una legislazione simile a quella tedesca dove il giudice discrezionalmente può decidere se adottare un provvedimento di reintegrazione della persona nel suo posto di lavoro oppure assicurargli un risarcimento con un limite massimo di 18 mesi di salario. Inoltre, Ichino propone di estendere l’applicazione di tali norme a tutte le aziende che abbiano più di quattro dipendenti.

Ma è improbabile che si trovi una soluzione per via legislativa, sia per ragioni politiche che di tempo. Dunque no resterà che prendere le distanze da un referendum che, oltre che essere un’ arma impropria persegue anche un obiettivo sbagliato. (Inform)


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