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INFORM - N. 12 - 20 gennaio 2003

Un articolo di Vito D’Adamo

Conoscere i COMITES. Problema dell’informazione e dintorni

FRANCOFORTE - Da più parti, in vista del probabile rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero (COMITES) entro giugno 2003, ci pervengono inviti per una divulgazione sulla natura e sugli scopi istituzionali del solo Ente, direttamente eletto dai connazionali all’estero. Si avverte, pertanto, l’estrema necessità di rafforzare l’informazione, che pur diffusa, si riconosce carente di presa sulla parte più numerosa del pubblico e recepita per lo più dagli addetti ai lavori e dagli interessati (ed a questo punto occorrerebbe un’attenta disamina della suddetta scarsità di risultati presso siffatta platea).

Le funzioni dei COMITES sono, dunque, inadeguate ed i loro effetti non sono avvertiti dai connazionali in quanto sterili o perché insufficientemente propagandate dai media, presenti all’estero (problema dell’informazione)?

1 - Per quanto riguarda gli effetti, bisogna paragonare i COMITES alle piante dei climi caldi, le quali, trapiantate in zone sempre più fredde, cominciano a non portare a maturazione i propri frutti, perdendo via via la capacità di produrne; e stentano a crescere, fino a ridursi ad uno stato meramente vegetativo. Similmente avviene per i COMITES, pressati da taluni fattori negativi, che elenchiamo qui di seguito, senza pretesa di esaurirli.

  1. La legge (205/1985), istitutiva dell’organismo, e la successiva di parziale correzione (172/1990), non corrispondono appieno alle mutate esigenze politiche e sociali dell’attuale contesto migratorio.
  2. La ritardata corresponsione e la riduzione dei contributi, hanno condotto ad una notevole limitazione dei compiti del Comitato, dettati da tali anacronistiche leggi, creando un problema molto grave, che accentua la sensazione d’assenza, che il connazionale ha dei Comitati: il cronico ritardo nell’assegnazione dei contributi provoca il massimo scompenso non solo ai fini delle attività programmate, ma anche per quanto concerne problemi d’amministrazione (Esempio: i contributi, assegnati per l’esercizio finanziario 2002, devono, secondo la legge, essere spesi entro la fine dell’anno, pur arrivando, se tutto fila liscio, a 2003 inoltrato o, nella migliore delle ipotesi, a pochi giorni dalla fine del 2002, per cui i COMITES, non solo hanno avuto cassa vacante per tutto l’anno, con le immaginabili conseguenze sull’attuazione dei programmi e con non pochi sacrifici personali dei Membri, ma dovranno spiccare salti mortali per azzerare i bilanci nei tempi legali, anche ad evitare riporti attivi, che inciderebbero negativamente sulla somma dei contributi da ricevere, sempre con gli impenitenti ritardi, per la gestione del prossimo esercizio finanziario).
  3. Il prolungamento di un anno della durata dei COMITES, sancito "d’ufficio", ha determinato scontento, scompenso e stanchezza al loro interno, con conseguenti giudizi sfavorevoli e posizioni di rifiuto al loro esterno. I compiti dei Comitati, ridotti a mansioni precipuamente consultive, producono solo effetti indiretti sulla vita dei connazionali. I COMITES, infatti, sono tenuti ad esprimere il loro parere non sui programmi e le realizzazioni degli Enti d’Assistenza o degli Organismi scolastici, ma sui loro bilanci preventivi - sui consuntivi non è dato al Comitato metterci naso -; inoltre, il parere positivo o negativo, che sia, non è vincolante e, di conseguenza, qualunque sia il valore ed il seguito, che l’Amministrazione accorderà a tali pareri, gli effetti della suddetta funzione consultiva saranno solo indirettamente avvertivi dai connazionali, favoriti dalle attività d’altri Enti, operanti a favore della popolazione scolastica italiana (COASSCIT), o dei connazionali particolarmente bisognosi (COITAS).
  4. L’approvazione da parte del Parlamento della legge di riforma dei COMITES (Comitati degli Italiani all’Estero), che prevede anche il cambiamento della denominazione di quest’ultimo in CONSITES (Consigli degli Italiani all’Estero), benché continuamente e da più parti sollecitata, non è stata ancora presentata in Parlamento per la discussione; né si è in grado di prevedere i tempi, occorrenti per l’approvazione e la promulgazione della legge di riforma in parola, tanto che due sono gli itinerari, concernenti l’aggiornamento degli attuali COMITES:

Non è mai accaduto che elezioni fossero rinviate, si è ricorso solo talvolta al loro anticipo. In democrazia certe regole andrebbero rispettate. Nel caso, però, fosse decretata un’ulteriore proroga del mandato dei COMITES, bisognerà lottare con tutti i mezzi a disposizione a ché le elezioni per il rinnovo dei Comitati non abbiano a cadere durante le ferie estive, né immediatamente dopo, ma in tempo utile per le consultazioni e la preparazione delle liste e lo svolgimento della campagna elettorale.

2 - L’informazione non è contemplata tra i compiti dei COMITES. Si è dato il caso di pubblicazioni, edite dai Comitati, che hanno avuto vita tribolata fino alla loro cessazione, per il semplice fatto che l’esistenza di un periodico, anche se non espressamente vietata, non era prevista dalla legge istitutiva dei Comitati e da quella successiva di riforma. Altrettanta misera fine hanno fatto i vari INTERCOMITES, pur essi non previsti, e tuttavia non vietati. Si sfiorò il ridicolo, per la gestione delle spese postali dei Comitati, riconosciute valide ai fini del bilancio solo per la corrispondenza, indirizzata nell’ambito delle relative circoscrizioni consolari.

Dopo i siffatti esempi, lasciamo al lettore le considerazioni del caso, indicatrici di una chiara volontà politica di contenere l’azione dei COMITES e d’isolarli non solo tra di loro, ma con il Ministero degli Affari Esteri, con l’Ambasciata, le Associazioni nazionali, i partiti, i sindacati e con i connazionali, residenti all’estero, ma fuori circoscrizione, concedendo all’Ente solo i contatti con il referente istituzionale, in pratica con il Console, non sempre aperto alla collaborazione, nonostante meritori casi in contrario.

Per quanto riguarda, poi, la presentazione dei vari COMITES, la divulgazione circa la loro natura e scopi, la pubblicazione di critiche, benevole o scorticanti, e di lettere a favore o a sfavore dell’organismo, di articoli, comunicati stampa e via discorrendo, ebbene, bisogna onestamente riconoscere che si tratta d’argomenti abbondantemente presentati ed analizzati, sotto ogni aspetto e con diverse visioni, nelle edizioni dei media italiani, operanti all’estero, ed in modo non saltuario. Vi sarebbe solo da aggiungere che i mezzi di comunicazione italiani in madrepatria e all’estero meriterebbero maggiore considerazione da parte delle istituzioni nazionali e lettori ed ascoltatori più attenti e meno prevenuti di quanto purtroppo si riscontra; né guasterebbe una migliore comprensione, da parte dei preposti organismi e dei destinatari, per i sacrifici e gli sforzi, cui si sottopongono gli operatori del settore, che prestano, nella più parte dei casi, la loro opera per volontariato - spesso da considerare iniziativa del privato cittadino a rimpiazzo d’un’assenza di Stato -, gratis et amore Dei, e per di più pressati di continuo e presi di mira dalle fazioni politiche, interessate ad un discorso, piuttosto che ad un altro, al modo di esporre fatti, idee e concetti, ma non sempre, purtroppo, associate nella ricerca della chiarezza e della verità. (Vito d’Adamo-La Nuova Linea/Inform)


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