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INFORM - N. 9 - 15 gennaio 2003

"Nuovo Paese", Australia, intervista Marco Fedi (Comitato di Presidenza del CGIE) su riforma dei Comites e pensioni all’estero

MELBOURNE - Abbiamo posto alcune domande a Marco Fedi, esponente del CGIE per l’Australia e componente del Comitato di Presidenza, per fare il punto della situazione alla ripresa dell’attività nel 2003 ed in vista di importanti appuntamenti per gli italiani all’estero.

La riforma dei Comites è ferma. Eppure tutti erano convinti della necessità di un rinnovamento di questi organismi. Cosa sta avvenendo e quale è la posizione del CGIE?

La riforma è necessaria perché occorre definire meglio i compiti di questi organismi rappresentativi circoscrizionali - sia nei rapporti con le autorità consolari che nel lavoro di conoscenza ed approfondimento delle realtà locali - e dotarli di strumenti di lavoro: coordinamento nazionale, strutture efficienti di segreteria, funzionamento interno democratico. Imperativo infine superare gli ostacoli burocratici che ancora oggi rendono difficile la pronta erogazione dei finanziamenti.

Il CGIE ha fatto un lavoro di costruzione del percorso di riforma, sentendo i Comitati e le comunità all’estero, discutendone nelle Commissioni ed in assemblea plenaria. Il testo scaturito da questa fase di elaborazione non è solo un documento di indirizzo ma è una proposta completa.

Il CGIE non chiede proroghe ma il rispetto delle scadenze e degli impegni del Governo. È inaccettabile che il Governo non si assuma fino in fondo le proprie responsabilità: la concertazione non c’è stata e comunque è in ritardo; si dice che si vuole fare quello che chiede il CGIE ma poi la riforma questa si blocca tra i Ministeri competenti. Il Governo, in questo momento, poiché ha preteso di accelerare i tempi attraverso la concertazione, bloccando l’esame di altre proposte di legge presentate in Parlamento, ha il dovere di assumersi in pieno le proprie responsabilità: approvando la legge. Se ciò non dovesse avvenire, e si procedesse al rinnovo dei Comites con l’attuale legge, o peggio ancora si approvasse una leggina per il voto per corrispondenza, sarebbe un’offesa alla dignità del Consiglio ed al lavoro che questo ha svolto. Proporrò le dimissioni del CGIE. Il Ministro Tremaglia, che non ha certo bisogno delle mie considerazioni, sarà chiamato a trarre le sue conclusioni.

Sarà possibile eleggere i componenti dei Comites anche in Australia? Quali sono ancora gli ostacoli?

Gli ostacoli che abbiamo ripetutamente discusso ed affrontato sono superabili solo attraverso un’azione diplomatica tesa a garantire alle autorità australiane che il livello di rappresentanza dei Comites, anche se legato al territorio, è esclusivamente legato alle istanze, ai temi, alle problematiche degli italiani residenti nella circoscrizione consolare. Ritengo che, superato questo aspetto, non dovrebbero sussistere altre obiezioni alla elezione democratica dei Comites. Attendiamo risposte dal Ministero degli Affari Esteri. Intanto, in vista del rinnovo dei Comitati, è opportuno iniziare le consultazioni. Ognuno le proprie.

Pensioni per gli italiani all’estero. C’è stata non poca confusione. Tra maggiorazione sociale, aumenti e recuperi i problemi sembrano aumentare. Quali sono gli aspetti più urgenti?

Ristabilire un obiettivo che alcuni non sembrano vedere più: la parità di trattamento.

Questo obiettivo riguarda le prestazioni ma anche i servizi; gli importi di pensione come l’efficienza delle sedi; i tempi di trattazione come la precisione dei controlli.

Non ricordo un periodo simile a questo: è il regno delle due Italie. E non è bello assistere a questo spettacolo, tantomeno dalla parte della seconda Italia che sta all’estero!

Il secondo obiettivo è quello di creare una vera rete di tutela a sostegno delle comunità italiane nel mondo valorizzando la presenza dei Patronati: non solo nelle dichiarazioni di principio ma nei fatti concreti. Occorre investire risorse per costruire un circuito di informazione, interventi e tutela dei diritti delle persone. Informazione ai consumatori, ai Patronati ed alla rete consolare. Ci si aspetta, in sostanza, di non dover subire discriminazioni e di avere interlocutori efficienti. Non regali di natale da dover poi restituire. A rischio di ripetermi, la maggiorazione sociale di € 516,46 al mese - ridotta arbitrariamente a € 123 per le pensioni in Convenzione - andava corrisposta dopo aver effettuato la verifica dei redditi. La verifica dei redditi va effettuata attraverso convenzioni con i Patronati. L’informazione va migliorata, anche se si sono fatti dei passi avanti.

Ma in questa finanziaria 2003, ci sarà qualcosa di positivo. O no?

L’unica cosa certa, in questo momento, oltre agli aspetti negativi, penalizzanti e discriminatori per quanto concerne le pensioni per gli italiani all’estero, è l’assoluta mancanza di aumenti nei capitoli di spesa – nei fatti concreti un taglio! Per gli italiani nel mondo i capitoli di bilancio rimangono invariati nonostante le richieste avanzate dal CGIE. Diminuiscono invece le risorse a disposizione del Ministero degli Esteri. Dopo l’approvazione del documento di programmazione economica e finanziaria, esponenti del Governo dissero che in quel documento finalmente si riconosceva l’urgenza di aumentare le dotazioni di alcuni capitoli chiave - assistenza, soprattutto in America Latina, scuola, in vista della riforma che dovrebbe esserci ma non c’è - ed in generale del Ministero degli Affari Esteri per affrontare i tanti problemi, tra cui al primo posto la questione del personale.

I fatti dimostrano ancora una volta che alle enunciazioni non seguono i fatti. (a cura di Frank Barbaro, Direttore di Nuovo Paese)

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